Il ministero vincola il trasferimento delle corse al collaudo della nuova pista
C’è chi dice che è solo una formalità e chi invece è di tutt’altro parere. Il Tirreno si ferma alle carte, cioè al decreto del ministero delle politiche agricole firmato il 6 giugno da Francesco Saverio Abate, che è a capo della direzione generale per l’ippica. Nel documento c’è scritto che le corse di galoppo portate in dote dal Casalone all’ippodromo dei Pini di Follonica potranno svolgersi «a esito positivo (della) realizzazione del progetto». Significa che i fantini galopperanno nella Città del Golfo solo quando una pista ad hoc– che deve essere realizzata – avrà superato un collaudo con esito di idoneità. C’è chi dice che è (solo) prassi, mentre i detrattori del galoppo-nella terra del trotto – che a Grosseto, dai fantini agli allenatori ai titolari di scuderie, sono molti – accolgono la riserva del Mipaaf come la prova del 9. Chi vivrà, vedrà.
Danno e beffa. L’ultimo decreto ministeriale cristallizza le scelte fatte negli ultimi mesi da Roma con il benestare delle società ippiche: e viceversa perché questo – alla luce degli atti – è un comparto in cui non c’è mai nulla di ineluttabile; ecco perché puntare i piedi – pardon, gli zoccoli – a volte serve (a patto che lo si voglia fare). Nel decreto del 6 giugno, per esempio, c’è scritto che al Casalone nel 2018 è previsto il galoppo fino al 21 marzo, data che porta il decreto direttoriale n. 20278 con cui è stato approvato il «progetto di aggregazione dell’ippodromo del Casalone di Grosseto e dell’ippodromo dei Pini di Follonica», che condanna l’impianto grossetano e che è l’effetto della partnership siglata l’8 febbraio dalle società Ippodromo del Casalone, amministratore unico Alessandro Massai, e Sistema Cavallo che gestisce il trotter follonichese. Sempre leggendo il decreto firmato da Abate, si scopre che il Casalone è l’unica vittima eccellente della riorganizzazione dell’universo ippica del Belpaese che discende dal noto Decreto Castiglione (n. 681/2016). Tutti gli ippodromi dichiarati fuori ruolo nella classificazione del 31 gennaio, per esempio – e che sembravano destinati alla chiusura – sono stati formalmente riammessi (il primo passo verso il reintegro c’era già stato con il decreto direttoriale del 17 aprile, n. 28635): incluso l’ippodromo mignon della Torricella di Capalbio.
Nodo Pescara. E rispetto alla classificazione “invernale” ci sono state persino delle promozioni: quella dell’ippodromo di Cesena che da impianto di status “promozionale” diventa commerciale; idem Montecatini, in Toscana. Non solo. Torna in auge anche l’ippodromo d’Abruzzo di San Giovanni Teatino: la Ippoinvest che lo gestisce, ed è rappresentata dal gavorranese Giampiero Pieraccini, figura nel decreto del 6 giugno tra le «società riconosciute». E pensare che il trotter abruzzese era dato al capolinea, tant’è che si vociferava che il patrimonio di corse sarebbe stato traslocato a Follonica. E invece no. È un’altra beffa per Grosseto: al Casalone sono cessate le corse mentre si continua a trottare nell’ippodromo il cui acquisto ha irrimediabilmente zavorrato – come riconobbe nei mesi scorsi al Tirreno anche lo stesso Massai – i bilanci maremmani. La società Ippodromo
del Casalone detiene il 100% della Ippoinvest; e su otto milioni e 681mila euro di debito del Casalone (stando al bilancio 2016), 5 milioni e 835mila euro sono verso le banche e il grosso dell’esposizione debitoria è proprio frutto dell’acquisto dell’ippodromo d’Abruzzo. Così è.
Fonte: Il Tirreno Edizione Grosseto
