Palio di Siena: Lettera di una signora di Barga ( LU ) in difesa del palio

Mi chiamo Anna Maria, ho 57 anni, non sono di Siena ma sono un po’ ladra. Però del fatto che sono una ladra ne parlerò più qua. Ah, dimenticavo, ho avuto un gran bel destino, a questa età lo posso anche dire. I miei genitori si sposarono il 26 dicembre del 1958, ma chi si sposa per Santo Stefano, mi sono sempre domandata? Anche il Bruno e la Mimma, che incontrarono sul treno che li portava tutti e quattro in viaggio di nozze nella riviera di Ponente, i miei da Barga, tra gli Appennini e le Apuane, e loro da… SIENA! Eccolo il mio destino, meglio di questo non avrei potuto domandare, perché dopo 18 anni da quel treno eccoteli arrivare a Barga con Marco e Manuela e con un invito: vieni a Siena per il Palio d’agosto. Era il 1976, avevo 15 anni, sapevo un baffo che quel sì sarebbe stato tanto importante per la mia vita. Provate ad immaginare cosa può essere passato in quel cervello di quindicenne montanara ad entrare in piazza dalla Costarella la prima volta col tufo, o passare i pomeriggi sugli scalini dell’uscita posteriore di casa a guardare i cavallo del Drago passeggiare col barbaresco. No, non ci provate, per vostra nascita queste cose sono vostre, chi sono io per spiegare a voi. Furono giorni bellissimi, in Piazza, in Contrada, la sera con gli amici in Fortezza, a fare le vasche nel Corso ad imparare i colori delle contrade perché mi fu subito fatto capire che “quando si ‘orre, niente domande, ‘omprati una guida di Siena e imparateli da sola”. Giusto! A me ha fatto bene questa regola, lì per lì ho un po’ accusato ma meglio cosí, io che il Palio non era uno scherzo l’ho capito subito al primo Corso! E soprattutto ho capito che non sarei mai stata come voi, impossibile, geneticamente impossibile. E da allora faccio la ladra, vengo e ogni volta vi rubo qualcosa e me lo porto con me, a Barga, e da tempo non cerco di dividerlo con nessuno, perché, credetemi, a parlare di voi si passa per matti, non capisce nessuno. Bisogna almeno pestare il tufo una volta e ascoltare quel silenzio assordante quando il Mossiere legge ĺ’entrata al canape, qualcosa lì si rompe, anche nel più scettico, qualcosa ha vacillato in tutti quelli che in questi 43 anni mi hanno fatto compagnia, spesso anche un po’ obbligati (uscire di corsa dal lavoro alle tre del pomeriggio, fiondarsi giù per la superstrada e tornare a casa la notte con 350 km sul collo non è una barzelletta, un po’ di compagnia ci vuole). Non importa dirlo che ho una Contrada nel cuore ed è quella di chi mi ha accolto in casa sua, vero? E che per questa contrada anche con la brenna dovevo partire e venir giù (e se vincesse? morirei a non esserci!) e che ‘sto Palio è arrivato che avevo già quasi l’artrosi ma la staccionata l’ho saltata, eccome! E che quella campanina alla fine ha suonato anche per me, ladra d’una barghigiana! Perché ho solo rubato e non vi ho dato niente in cambio, non ho potuto, non ne ho avuto la possibilità. Sogno quel giorno che arriverò in tempo per la tratta e tornerò via quando mi parrà, e se la Madonna lo vorrà non manca piu tanto. Voglio risentire il sunto rimbombare tra i vecchi vicoli afosi della città, come quel lontano ’76 nel vicolo della Pallacorda, e il lontano rullare dei tamburi. E voglio tornare perché ho capito ieri notte cosa intendete quando chiamate Immortale la vostra città. Stavo guardando la storia del Pesse sul pc ed eccomi sbucare al Chiasso Largo il 2 luglio 1982 e abbracciare il mio amico Berna monturato e vittorioso. A quei tempi non c’erano telefonini, le foto le facevano i fotografi e questo momento era stato immortalato da una foto che conservo come una santa reliquia….. ma rivedersi a 20 anni, che emozione! E allora ho pensato, e pensato, e pensato… in questi 43 anni quante cose sono successe, quanti momenti dolorosi, eppure sono sempre venuta in piazza, ho goduto dei vostri canti, dei colori, della bellissima compagnia, Siena è sempre stata lì ad aspettarmi, a consolarmi, come un porto sicuro. E se lo è per me, chissà per voi. Dopo di me non ci sarà nessuno, ma dopo di voi ci saranno i vostri figli e i vostri nipoti e Siena sarà lì con le sue certezze, anche per loro e per quelli dopo di loro, fissa e IMMORTALE, e il vostro “passaggio” non scivolerà nell’oblio perché un popolo di Contrada è un corpo unico che sopravvive e si tramanda perché è lì, cosí, da sempre. Questo lungo pistolotto credo che nasca da overdose da palio ottobrino, ma soprattutto da quanto ho dovuto leggere e sentire in queste settimane. Sono offesa per voi e con voi, ce ne sono state per tutti, figurarsi per una NON senese, ma sono tanto preoccupata perché vi conosco e so che la manifestazione contro il Palio che sembra facciano il prossimo dicembre sarà un grave rischio. Vi scongiuro, non cadete nelle provocazioni, credo che questa gente nemmeno lo sappia quanto vi provocherà, figurarsi se può capire che casa vostra sono anche le pietre che calpestate, che non esistono zone franche per loro a Siena. Fatevi trovare pronti

Grazie signora Anna Maria, la cosa che mi rincuora, è che chi viene a Siena si innamora della città e del palio. Menomale esistono persone come lei e non solamente animalisti ciechi, accecati dall’odio che i movimenti animalisti lanciano su Siena  e sul Palio, solo per scopi propagandistici e di visibilità

Massi

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