In occasione della Giornata della Memoria, celebrata lo scorso 27 gennaio, una riflessione, oggi, durante la seduta consiliare, con il Rabbino Capo della comunità ebraica senese Crescenzo Piattelli e Giovanni Gozzini, professore di Storia contemporanea e Storia del giornalismo alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena, che ha poi originato una serie di interventi da parte dei consiglieri. Come sottolineato dal Presidente Marco Falorni <<questo è un momento di commemorazione della Shoah che, come ogni anno, il Consiglio vuole celebrare. Il ricordo e la memoria ci permettono di comprendere il passato e il presente per guardare al futuro. Ecco perché sono state molte le occasioni che questa Amministrazione ha voluto celebrare fin dallo scorso anno: una fra tutte, quella che vede la targa in memoria delle sorelle Nissim, arrestate nel 1943 e successivamente deportate ed assassinate nel campo di sterminio di Auschwitz, poggiata sul muro della scuola A. Saffi. Era giusto ricordarle in una scuola, un gesto che il Comune vuole sottolineare perché anche questo è un modo per allontanare l’oblio>>. Nel salutare il consesso, il Rabbino Capo ha ricordato che, la Giornata della Memoria si celebra il 27 gennaio perché in questa data il mondo vide per la prima volta da vicino quello che era successo, conobbe lo sterminio in tutta la sua realtà. Questo giorno è un atto di riconoscimento di questa storia. La Shoah è un frutto del progetto di eliminazione di massa che non ha precedenti e paralleli. Nel gennaio del 1942 la conferenza di Wansee approvò il piano di “soluzione finale” del cosiddetto problema ebraico che prevedeva di eliminare il popolo ebraico dalla faccia della Terra. Lo sterminio non fu determinato da motivazioni espansionistiche o politiche, ma fu deciso sul fatto che il popolo ebraico non meritava di esistere. Una forma di razzismo per rendere il mondo ripulito dagli ebrei, ma non solo, anche da altre categorie del genere umano ritenute inferiori. Si parla di Shoah e di nazismo, ma anche in Italia il fascismo non fu una dittatura benigna, culminò nel 1938 con le leggi raziali e che fu il prologo di Auschwitz. E alla persecuzione dei diritti subentrò anche la persecuzione delle vite. Occorre interrogarsi sull’efficacia e le finalità della didattica della Shoah, una memoria per essere educativa deve svolgersi al presente rispondendo alle domande del singolo e della comunità. Questo giorno di ricordo non vuole dimenticare altre persecuzioni, non è la pietà ad animarlo, ma la consapevolezza di quello che è accaduto in un passato ancora vicino a noi. Anche oggi viviamo una situazione drammatica, quella del terrorismo, ecco perché è importante far conoscere ciò che è stato, perché da una precisa e rigorosa conoscenza della storia i giovani sappiano compiere delle scelte nel rispetto delle libertà, e con la coscienza delle responsabilità che ogni scelta comporta>>. Il professor Gozzini, grande esperto di Shoah, nel suo ricco e approfondito intervento ha voluto iniziare, per sua stessa ammissione, dai volti delle persone con una serie di immagini proiettate nella Sala <<perché – come ha detto – quando si parla di milioni di persone si rischia sempre di perdere il volto umano. Il crimine contro l’umanità non è sinonimo di pietà ma è un concetto preciso di genere umano. È un tentativo di cancellare in tutto o in parte il singolo gruppo umano che fa parte di quel mosaico che è l’umanità. Questi volti ci danno il senso umano della vicenda. I testimoni ancora vivi di questa pagina non ce ne saranno più tra un po’, è quindi importante tenere memoria anche attraverso testimonianze fotografiche e visive. La memoria è porsi domande e continuare a farlo>>. A scorrere sul video alcuni fotogrammi di storie di senesi che il 6 novembre 1943 furono deportati. E proprio da questa pagina di storia cittadina, il professore ha affrontato, poi, <<il tema sulla forza universale del meccanismo psicologico del capro espiatorio. Soprattutto in tempi di incertezza e fragilità, dare la colpa a qualcun altro invece di affrontare responsabilità. La via più facile e rassicurante per uscire, illusoriamente, dalle responsabilità. Come mostrano diverse ricerche, questo meccanismo psicologico funziona meglio in assenza dei presunti colpevoli: l’antisemitismo era più diffuso nella Germania rurale, dove non esistevano ebrei e così la Brexit ha vinto nell’Inghilterra depressa dove non ci sono immigrati>>. Ma un altro aspetto toccato dallo studioso a conclusione del suo intervento ha riguardato <<la comparazione tra sistema concentrazionario nazista e apparato dei gulag nell’Unione Sovietica. Le differenze più significative che riguardano il secondo sono l’assenza di una struttura funzionale alla morte di massa come le camere a gas, il non internamento dei bambini e l’elevato turn over, funzionale all’esercizio di un terrore che si rivolge soprattutto verso la propria popolazione e non verso presunti estranei>>. II sindaco Luigi De Mossi, in chiusura, ha ricordato come <<l’antiebraismo è ricorrente ed è legato ai diversi e a quelli non conformi. Questo è il vero razzismo. Noi stessi siamo stati complici, bisogna dirlo. Uno di noi, uno di Siena ha venduto le sorelle Nissim, e il vero tema di queste giornate è di comprendere l’esclusione dalla comunità, come è accaduto a quei 15 senesi che ‘noi’ non abbiamo aiutato. L’Olocausto non comincia nelle camere a gas ma dall’esclusione di una comunità. Ci vuole poco a passare dall’altra parte e la sensibilità individuale non si combatte con la retorica>>. E ancora <<dobbiamo considerare i meccanismi della discolpa, della banalità del male: una schermatura individuale mediante la quale non sporcandosi le mani in tutti i sensi non ci si ritiene colpevoli – ha proseguito il sindaco -. Ma questa lettura della realtà non è corretta, soprattutto sulla vicenda delle sorelle Nissim. Non è che se qualcuno della nostra comunità non le ha denunciate, ma “solo” magari non le ha aiutate, non c’è stata una responsabilità collettiva. E’ mancata comunque quella solidarietà senese. A nome della comunità mi scuso per quello che è successo non solo negli anni ‘40 ma per quello che è stato compiuto nei confronti di tutta la comunità ebraica>>.
Fonte: Ufficio Stampa Comune di Siena
