“Per il coronavirus sono morti in tanti, sia tifosi dell’Atalanta che collaboratori della squadra”. A parlare è Matteo, un 56enne di Scanzorosciate (Bergamo), grande tifoso che aspettava da anni di poter assistere a una partita dell’Atalanta in Champions. L’occasione è stata Atalanta-Valencia del 19 febbraio, quella che molti hanno definito “la partita del contagio”. L’evento ha raccolto migliaia di persone, tra cui molti tifosi spagnoli, e per questo viene ritenuto uno dei momenti chiave di diffusione del coronavirus nel Bergamasco poco prima dell’esplosione dell’emergenza. Al rientro a casa, Matteo ha iniziato a manifestare i sintomi del Covid-19, a partire dai brividi che pensava fossero solo una semplice febbre. Ma da quel momento è cominciato il suo calvario che in pochi giorni lo ha immobilizzato a letto con fortissime crisi respiratorio che hanno costretto al ricovero all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Era il 29 febbraio, la struttura stava per essere travolta dall’ondata di malati. “Io probabilmente ero già infetto, la partita può essere stato un detonatore per altre persone”, racconta Matteo, che dopo giorni attaccato a una macchina è stato dimesso il 10 marzo, il giorno della partita di ritorno col Valencia. Ora è in isolamento a casa, in attesa di ricevere l’ultimo tampone che certificherà la sua guarigione. (video di Salvatore Garzillo e Simone Giancristofaro)
Fonte: Fanpage.it
