Palio di Siena: L’abbraccio

“𝑳’𝑨𝑩𝑩𝑹𝑨𝑪𝑪𝑰𝑶 🔵 Anche a questo giro, ‘un c’hai capito nulla. Hai provato a individua’ i cavalli boni, a capi’ quali fossero i troiai, ma a parte i soliti noti, nulla di fatto. Hai chiesto alla tua amica cavallaia di fatti un sunto ma ha blaterato qualcosa a proposito di garrese e nodelli e te ne sai quant’e prima.
Finite le batterie, con queste citte vi siete guardate nell’occhi e la sequenza è stata questa:
“Oh citte, io sto bell’e male”
“A me mi viene da sveni’”
“A me da vomita’”
“Gnamo si va’ a Tezenisse”
Sì, perché esiste una qualche legge non scritta, una congiunzione astrale che vi obbliga, prima dell’assegnazione, a compra’ un numero imprecisato di mutande e calzini, qualcuna ci stiaffa anche un par di costumi tante volte andasse male abbestia e ci fosse da corre’ al mare.
Arrivate in contrada che l’afrore di soffritto e trippa arriva fino a Bucine, quest’omini so’ bell’e tutti a tavola e te ti chiedi come diavolo sia possibile ingurgitare tutta quella roba prima dell’assegnazione, ma qualcuno ti ricorda che “tanto nello stomaco c’è buio”.
Vi mettete in un angolino, l’unico all’ombra in tutta società. Una pe’ cerca’ di distrassi legge il giornale e commenta i fatti nazionali come fosse un’inviata di Studio Aperto, un’altra ha bell’e fatto avanti e indietro dal bagno cinque volte perché “e se poi mi scappa mentre ci danno il cavallo?!”. Te ti sei messa a leti’a’ co’ lacci delle Converse (sì, sempre quelle) perché so’ troppo lunghi e c’hai paura d’inciampacci.
All’improvviso arriva quello che va’ a piglia’ ‘l cavallo, già monturato e col nerbo in mano. A te ti sembra d’ave’ sentito il cuore fermassi e non ti sei nemmeno accorta d’ave’ le lacrime all’occhi: ti rendi conto d’esse cenciata solo quando iniziate tutti a canta’ e pe’ un momento, uno solo, vorresti esse’ nata in Spagna.
Arrivate in Piazza e a voi v’importa una ceppa del caldo. Voi siete temerarie, voi volete mori’ come l’eroi. Te e quell’altre berte delle tu’ amiche vi mettete in mezzo al buglione, circondate da omini grossi come bufali che se Dio ne guardi gli tocca ‘l cavallo bono, vi ritrovano in punta alla Torre del Mangia.
Ma a voi non piace sfida’ la sorte.
Ognuna c’ha il su’ posto: c’è quella co’ le dita nell’orecchi pe’ un senti’, quella che prega tutti i santi, quella che guarda per aria in cerca d’un segno dall’altissimo, quella che bisogna tenella per mano senno’ fa cencio, quella che offende la su’ mamma perché ha deciso di chiamalla cinque all’una pe’ dille di ‘un sta troppo col capo al sole. E tutti l’anni, cascasse il mondo, voi vi mettete così. Perché senno’ porta male e questa responsabilità, sia mai, ‘un la volete!
Poi, le chiarine.
Un suono d’argento mette a tacere la Piazza, un silenzio fatto d’attese e speranze rotto solo dal rumore delle ghiandine che ruzzolano.
Tuona un numero.
“Oh citte…”
Che alla fine, te il cavallo bono lo vuoi anche per quello. Per quegli abbracci sudati, per quelle urla, per le facce distorte da un bercio di gioia, per le lacrime negli occhi delle “tue” persone.
Perché quando arriva il cavallo bono, è bello sperare.
Ma ancora più bello, è sperare insieme a chi ami.
“… D’agosto si riappende!”

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