Siena: ‘Una donna di nome Italia’ salva il ‘Monumento ai Caduti per l’Indipendenza. La città di Siena adotta l’opera

‘Una donna di nome Italia’ ha salvato il ‘Monumento ai Caduti per l’Indipendenza. Il progetto della Scuola Edile di Siena, con Comune di Siena, Fondazione Mps, il grande contributo dei cittadini e delle imprese, la supervisione della Soprintendenza, ha permesso la renaissance dell’opera di Tito Sarrocchi, 1879, nei giardini di San Prospero. La celebrazione del restauro della statua, testimonianza di un immaginario collettivo della comunità senese e della sua storia, ha sintetizzato una coincidenza di occasioni che fanno bene alla città.

 

La presentazione ha coinciso con l’epilogo di un impegnativo cantiere scuola organizzato dalla Scuola Edile, protratto da giugno a settembre 2022, con l’impiego di tre allieve guidate dall’ esperto restauratore Stefano Landi. Il pessimo stato di conservazione del monumento, segnato da differenti forme di degrado, ha imposto un efficiente lavoro, di alto valore scientifico, secondo le più avanzate tecniche e con l’impiego di materiali e strumenti all’avanguardia.

 

ll restauro del ‘Monumento ai Caduti per lʼIndipendenza’ ha concretizzato il tema della rigenerazione urbana con opere di manutenzione, restauro e recupero, traccia distintiva della Scuola Edile. La collaborazione con il Comune e la Fondazione Mps, la supervisione della Soprintendenza, ha assicurato la sinergia fra i grandi enti garanzia per la comunità. Fra i protagonisti, i cittadini e le imprese: hanno confermato il loro impegno per la tutela e valorizzazione del patrimonio della collettività.

 

«L’alto senso civico dei senesi – ha affermato il vicesindaco Andrea Corsi – ancora una volta ha dimostrato di non perdersi, nonostante l’avanzare del tempo e il cambio generazionale. Il progetto di recupero ‘Una donna di nome Italia’, portato avanti con grande professionalità dalla Scuola Edile Senese, ha coinvolto istituzioni, imprese e cittadini. Parliamo di un momento dal profondo significato per la storia della città e del nostro Paese: il suo recupero ha un valore culturale per le attuali e future generazioni. La città si è mobilitata per rendere il giusto merito ai caduti senesi al tempo del Risorgimento, partecipando attivamente ed economicamente ai lavori di restauro».

 

Il programma è stato selezionato dal bando ‘Let’s Art!’ di Fondazione Mps; copre il 50% del restauro; il resto è stato assicurato da Comune, Scuola Edile, cittadini con una campagna di raccolta fondi, imprese e sponsor tecnici.

 

«Il sostegno ai beni culturali è fra gli ambiti di intervento delle fondazioni, come la nostra che – ha osservato Carlo Rossi presidente Fondazione Mps – da sempre è fortemente coinvolta e impegnata nella valorizzazione del patrimonio artistico del territorio senese. L’avviso Let’s Art! ha fatto da leva per promuovere un processo di crescita e innovazione verso la trasformazione digitale, per attivare azioni di reperimento delle risorse da parte delle realtà culturali con i mezzi digitali. Le operazioni di raccolta fondi per il restauro del Monumento ai Caduti di Tito Sarrocchi rappresentano un esempio virtuoso di come sia stato interpretato Let’s Art: riappropriarsi di luoghi, monumenti, edifici simbolici per il territorio e la comunità sfruttando le piattaforme digitali. Si tratta non solo di un’operazione di restauro, ma anche di un’azione ricca di significato per la storia artistica della città di Siena e per valorizzare il senso di appartenenza dell’arte e della cultura ad una comunità che ne tramanda la memoria».

 

La collaborazione è andata oltre. «Per ‘Una donna di nome Italia’, il lavoro della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo – ha spiegato il soprintendente Gabriele Nannetti -, è consistito in particolare nella supervisione del progetto e delle fasi dellʼintervento, con assistenza e consigli tecnici. ‘Una donna di nome Italia’ è un esempio dei risultati positivi di una collaborazione virtuosa tra soggetti diversi, impegnati nel fine comune della tutela, valorizzazione del patrimonio storico e artistico».

 

«‘Una donna di nome Italia’, espressione di cittadini e professionisti, istituzioni, associazionismo, esprime la vocazione della Scuola Edile – ha testimoniato il Direttore Stefano Cerretani –: accompagna i suoi progetti formativi con attività di intervento sui beni della città di Siena e dei dintorni. Abbiamo l’occasione di lavorare per una comunità che collabora per valorizzare il patrimonio storico e artistico, preservandone i ruoli civico ed educativo. Il restauro ha attivato un importante indotto anche consentendo al monumento di entrare a pieno titolo nei percorsi turistici e culturali di Siena».

 

IL PROGETTO

Nel mese di luglio 2021, la Fondazione Monte dei Paschi di Siena ha presentato con avviso pubblico lʼiniziativa Letʼs Art!, metterendo a disposizione di enti non profit della provincia di Siena percorsi di formazione e consulenza per affrontare il post emergenza sanitaria. Lʼiniziativa, con la Società Patrimonio Cultura e la Scuola di Fundraising di Roma, favoriva la conservazione, il restauro, la preservazione del patrimonio storico, artistico e architettonico del territorio senese. Si sviluppava sullʼasse della progettazione, comunicazione digitale e campagne di raccolta fondi.

 

Il progetto ‘Una donna di nome Italia’ della Scuola Edile, selezionato tra i partecipanti a Letʼs Art!, è stato considerato di particolare valore anche per il coinvolgimento della cittadinanza senese. Da tempo sollecitava le istituzioni a intervenire sul Monumento ai Caduti per l’Indipendenza, in condizioni di forte degrado. A febbraio 2022, dopo gli accordi istituzionali con il Comune di Siena e le autorizzazioni della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, è stata lanciata con successo la campagna di raccolta fondi, per integrare il contributo della Fondazione Monte dei Paschi.

 

Hanno aderito numerosi cittadini e, main sponsor, alcuni dei protagonisti senesi dellʼimprenditoria e dei servizi. Altre risposte sono arrivate dagli sponsor tecnici, aziende e professionisti. Hanno fornito competenza e strumentazioni allʼavanguardia: Ingenium e Light for Art, divisione dellʼazienda El.En. Spa; Edilcomit S.r.l. con il coordinamento del geometra Federico Bacchini; Logica Professional; il Gruppo Sali & Giorgi; agenzia di comunicazione Full Time. Fondamentale la partecipazione di Agt, Associazione Guide Turistiche della Toscana Siena e Provincia: nella Giornata internazionale della guida turistica, ha organizzato uno speciale tour dedicato al Risorgimento a Siena, animato dallʼattore e compositore Francesco Burroni. Lʼitinerario ‘Allʼepoca del Risorgimento’, proposto da Agt ai senesi e ai turisti, si è così arricchito di un elemento rinnovato, testimonianza della responsabilità della città per una fruizione consapevole di un nostro bene comune, di grande valore storico e simbolico.

 

Il cantiere scuola, i protagonisti

La Scuola Edile organizza i suoi cantieri a beneficio della comunità e del territorio con la modalità formativa del cantiere scuola come occasione di apprendimento, questa volta per un gruppo di tre allieve: Claudia Castagna, già allieva di un corso della Scuola Edile; Julia Ndoni, studentessa del Liceo Artistico Duccio Buoninsegna di Siena, Anastasia Lombardi, già allieva del Centro Europeo del Restauro di Firenze. Il cantiere scuola, con uno slancio energico per il lavoro femminile, operativo dal 6 giugno al 14 settembre 2022, sotto l’esperta guida del restauratore Stefano Landi, ha consentito alle partecipanti di conoscere e utilizzare tecniche, imprenditorialità, strumenti e materiali che fondono la perizia del tradizionale lavoro artigianale con i metodi innovativi e tecnologici delle moderne professionalità

 

Siena Città d’Italia

Se fino alla prima metà dellʼOttocento le vie e le piazze di Siena prendevano i nomi da palazzi nobiliari, chiese, dalla vocazione professionale di chi le abitava, dopo molti luoghi vennero intitolati ai personaggi e ai fatti più importanti del neonato Regno dʼItalia, lasciando nella toponomastica un’impronta duratura del Risorgimento. Il monumento intitolato ai caduti nelle Guerre dʼIndipendenza fu commissionato a Tito Sarrocchi nel 1875 e inaugurato nel 1879. La realizzazione del progetto subì ritardi per le critiche di chi sosteneva che la statua non valorizzasse a sufficienza l’idea di nazione. L’autore riuscì, comunque, a terminare l’opera, posta in origine in Piazza San Pellegrino, nome dallʼomonima chiesa demolita nel 1812 Proprio nel 1879, in concomitanza con lʼinaugurazione del monumento, diventò Piazza dellʼIndipendenza.

Nel 1958, con una scelta discutibile per favorire la viabilità del centro storico, il monumento fu spostato nella sua attuale posizione, tra i viali Pannilunghi e Fruschelli.

 

 

Il Monumento

Il Monumento ai caduti senesi nelle guerre di Indipendenza, realizzato da Tito Sarrocchi nel 1879, è costituito da un gruppo scultoreo in marmo bianco di Carrara: protagonista è lʼallegoria dellʼItalia, rappresentata come una giovane donna vigorosa, vestita con un lungo mantello sotto il quale affiora una lorica; la figura è adornata di attributi simbolici, sul capo una corona turrita, nella mano sinistra uno scettro e nella destra una corona di alloro con l’iscrizione ‘ai prodi senesi per me caduti’; ai suoi piedi è posto un leone ferito. Il gruppo si erge su un lungo basamento di forma ottagonale, con lastre in marmo bianco, sulle quali è posta lʼiscrizione dedicatoria con i nomi dei caduti, ed elementi in bardiglio grigio su tre gradini in marmo bianco di Carrara.

 

Lo stato di conservazione, il degrado

Il monumento si presentava in pessimo stato di conservazione e segnato da differenti forme di degrado, con fratture verticali lungo il basamento e un lieve distacco dei gradini. Sulle superfici era visibile una consistente patina biologica (alghe e licheni); erano presenti depositi di guano, macchie per lʼossidazione dei metalli allʼinterno della struttura, croste nere nelle zone più protette dagli agenti atmosferici. Erano visibili mancanze nel modellato: nel naso, in alcune dita della mano destra, nello scettro e nello spigolo della modanatura superiore, frammentato per la caduta di un cipresso. Tutte le superfici avevano un aspetto scabro e opaco per il continuo dilavamento delle acque piovane e dellʼerosione del vento; tutte le stuccature dei giunti erano perse.

 

L’intervento di restauro

Per definire la migliore metodologia dʼintervento, è stato costituito un gruppo interdisciplinare, che ha coinvolto i tecnici della Soprintendenza, del Dipartimento di scienze fisiche della terra e dellʼambiente dellʼUniversità di Siena e della ditta El.En. Il restauro ha interessato tutti gli elementi lapidei per favorire un recupero conservativo ed estetico: sono stati rimossi gli elementi di degrado che offuscavano la lettura del monumento e fermato lʼavanzamento del degrado. Insieme agli studenti, si è proceduto ai rilievi grafici, a una prima spolveratura a secco con pennelli per la rimozione dei depositi superficiali incoerenti; sono stati verificati gli elementi instabili. Sulle superfici è stato eseguito un trattamento biocida con rimozione meccanica dei biodeteriogeni, combinando trattamenti reagenti a pennello, a spruzzo e tramite impacchi. Dove erano presenti incrostazioni nere, sono stati eseguiti impacchi localizzati con una soluzione di carbonato di ammonio e supportanti. Sulle zone più delicate, è stata adottata la strumentazione Laser: ha permesso di operare in maniera controllata e selettiva, consentendo alle allieve di cimentarsi con un metodo di restauro innovativo. Per dare maggiore coesione alla materia disgregata, è stato effettuato il consolidamento superficiale, tramite consolidante inorganico applicato a pennello sulle superfici e con siringa nelle fessurazioni, in più cicli sino a completo assorbimento. I frammenti sono stati ricomposti e

lo spigolo frammentato è stato incollato con resine epossidiche. Le fratture e i giunti sono stati interessati da stuccature di profondità sottolivello, seguite da stuccature di superficie con malta di calce e polvere di marmo. La ripresa delle forme ha permesso il riordino estetico finale delle iscrizioni e delle nuove stuccature. Infine, è stato applicato a pennello un protettivo addizionato con biocida.

 

 

 

Tito Sarrocchi, Scultore senese

Tito Sarrocchi nasce a Siena nel 1824 da padre fabbro e madre sarta e manifesta fin da giovanissimo vocazione e talento per le arti. Nonostante le origini umili, si mette in buona luce allʼIstituto di belle arti e a soli quattordici anni già lavora i marmi nel cantiere dellʼOpera del Duomo. Nel 1841 si reca a Firenze presso la bottega di Leopoldo Pisani, dove riceve lʼincarico di intagliare marmi pregiati seguendo modelli del Canova. Frequentando le lezioni serali di Lorenzo Bartolini allʼAccademia di belle arti conosce il senese Giovanni Duprè, che nel 1844 lo accoglie nella sua bottega. Sarrocchi partecipa ai moti del 1848 entrando nella Guardia civica fiorentina, mentre il suo lavoro, sotto lʼala di Giovanni Duprè, continua a essere apprezzato tanto da fargli guadagnare, nel 1852, la direzione temporanea della bottega.

Nel 1855 lo stesso Duprè lo segnala al comitato per lʼerezione di un monumento allʼingegnere Giuseppe Pianigiani nella chiesa di San Domenico, lasciato incompiuto dallo scultore Enea Becheroni. Sarrocchi fa dunque ritorno a Siena, prendendo il posto del Becheroni, del quale occupa lo studio nel chiostro di San Domenico. Il successo riscosso dal monumento al Pianigiani fa di Sarrocchi lo ‘scultore civico’ di Siena: la prima opera pubblica commissionatagli è la copia di fonte Gaia di Jacopo della Quercia, alla quale seguono monumenti civili e religiosi, nonché il restauro e la copia di sculture antiche. La fama di Sarrocchi sconfina da Siena e gli giungono commesse da Firenze, Genova, Modena, Napoli e persino da Alessandria dʼEgitto, mentre le sue opere sono esibite in esposizioni internazionali a Vienna e Milano. Lʼimpegno artistico si lega a quello civico e a più riprese, fra il 1865 e il 1885, viene eletto consigliere comunale. Oltre a Fonte Gaia, tra le sue opere ancora oggi visibili a Siena vi sono la statua di Sallustio Bandini in piazza Salimbeni e il Monumento ai Caduti nelle guerre dʼIndipendenza. Lʼopera è una celebrazione dolente degli ideali unitari del Risorgi mento, nonché una testimonianza indelebile dellʼarte classica, quanto di un grandioso talento nel ‘ritrarre il vero’. Tito Sarrocchi muore nel 1900 nella sua abitazione, situata nellʼodierna Piazza Matteotti; è sepolto a Camposanto della Misericordia, circondato da numerosi monumenti funebri da lui stesso scolpiti, alcuni dei quali sono considerati lʼapice della sua produzione.

 

Ufficio Stampa Comune di Siena

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