Il Presidente Meloni a Bruxelles
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha partecipato ieri, a Bruxelles, al Consiglio europeo straordinario. Questa mattina ha tenuto una conferenza stampa sugli esiti dei lavori.
Buongiorno a tutti,
grazie per essere qui e scusate il ritardo dovuto al rispetto nei confronti del Presidente della Repubblica che intanto era impegnato per le celebrazioni del Giorno del ricordo dei martiri delle Foibe, degli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia e ovviamente non posso non partire anche io da un ricordo delle vicende del nostro confine orientale; tra l’altro, nella giornata di oggi il palazzo del Governo, cioè, Palazzo Chigi, sarà colorato col tricolore con una scritta “Io ricordo” proprio in memoria degli esuli e, quindi, io credo che fosse giusto attendere il Presidente della Repubblica prima di iniziare questa conferenza stampa che ho tenuto a fare perché, come ho detto ai temerari che erano ancora lì alle tre di questa mattina della notte scorsa, sono molto contenta dei risultati ottenuti dall’Italia in questo Consiglio Europeo.
Sono estremamente soddisfatta degli importantissimi passi in avanti che ritengo l’Unione Europea e il Consiglio Europeo abbiano fatto su alcune materie, che erano particolarmente delicate nella discussione che si teneva ieri al Consiglio Ue.
Voi sapete che c’erano tre grandi materie in discussione: ovviamente la vicenda Ucraina, che ha visto ieri l’importante presenza del Presidente Zelensky che è venuto a parlare al Consiglio europeo e credo che l’immagine di compattezza che è stata data ieri sia un segnale molto, molto importante.
All’interno della dinamica del Consiglio europeo, sulla vicenda Ucraina c’è anche nelle Conclusioni del Consiglio, la conferma del pieno sostegno alla causa Ucraina, alla sovranità, alla libertà del popolo ucraino e quindi sono stati ribaditi a 360 gradi non solo la compattezza dell’Europa da questo punto di vista ma anche il fatto che l’Unione europea intende rimanere al fianco dell’Ucraina per tutto il tempo che sarà necessario e con tutti gli strumenti che saranno necessari.
Da questo punto di vista l’Italia ha tenuto sempre una posizione estremamente chiara, estremamente coerente. Sapete che il nostro impegno a sostegno dell’Ucraina è un impegno a 360 gradi, è un impegno che riguarda il fronte finanziario, umanitario, civile, militare e anche ieri al Presidente Zelensky, con il quale ho parlato, abbiamo ribadito questa nostra piena disponibilità; ma era importante che al di là dei singoli Stati lo facesse il Consiglio europeo nel suo complesso e quindi è stata una giornata molto importante da questo punto di vista.
Dopodiché le altre due grandi materie in discussione al Consiglio europeo erano l’economica e la materia migratoria.
Economia. La discussione sulla competitività del nostro sistema produttivo, delle nostre aziende, delle nostre Industrie nasce nel precedente Consiglio Ue. È una discussione strategica molto importante che anche l’Italia ha caldeggiato, ritenendo che le crisi che abbiamo fronteggiato in questi anni necessitino di una discussione strategica sulle priorità che l’Unione Europea deve darsi. Entra nella discussione, ad esempio, la questione delle catene di approvvigionamento che io ho più volte posto all’interno del Consiglio europeo.
Ritengo che la vicenda Ucraina con l’energia ma ancora prima la crisi pandemica ci abbiano insegnato come il continente europeo per recuperare una propria piena sovranità debba anche porsi il problema delle catene di approvvigionamento strategico, perché se non si controllano le catene di approvvigionamento strategico si rimane in balia degli eventi. Questa è una discussione che oggi è molto presente nel Consiglio europeo e credo che sia particolarmente importante.
Dopodiché per fronteggiare le conseguenze delle scelte che altre potenze stanno facendo, il riferimento all’Inflation Reduction Act americano è uno di questi, per sostenere le loro economie di fronte alle difficoltà che sono generate anche dalle crisi internazionali, noi abbiamo avviato una discussione per capire come si possa rafforzare anche la resilienza e la competitività delle nostre imprese.
Le soluzioni che si sono immaginate tra i diversi Stati membri sono molteplici e sono molto orientate anche alle possibilità di ciascuno Stato.
Voi sapete che si era aperta una discussione, che c’è una discussione che riguarda il tema dell’allentamento degli aiuti di Stato particolarmente richiesta da alcune Nazioni che hanno un maggiore spazio fiscale – che quindi allentando le norme sugli aiuti di Stato possono con maggiore facilità aiutare le loro imprese – che ovviamente è una soluzione che rischia di avere anche delle conseguenze, che bisogna monitorare in termini di tenuta del mercato unico, in termini di pari condizioni per le altre Nazioni. Questa è una questione che l’Italia ha ampiamente posto intanto chiedendo che l’allentamento degli aiuti di Stato fosse circoscritto, temporaneo, limitato e in secondo luogo che vi fosse anche la capacità di dare a un problema europeo una risposta europea perché l’allentamento agli aiuti di Stato rischia di essere una risposta nazionale a un problema europeo.
Per questo noi abbiamo chiesto che la Commissione faccia una proposta su un fondo sovrano europeo, cioè su un fondo europeo dedicato alla sovranità strategica dell’Unione europea, questo elemento entra nelle Conclusioni del Consiglio ma siamo anche consapevoli di come un fondo del genere richieda del tempo e noi non abbiamo tempo. Quindi ci siamo interrogati su come si potesse anche per le Nazioni che hanno un minore spazio fiscale creare tra virgolette uno spazio fiscale ed è quello che siamo riusciti ad ottenere nelle Conclusioni di questo Consiglio.
La proposta italiana era oltre a quella del fondo sovrano, la possibilità di una flessibilità sui fondi esistenti: vale a dire noi abbiamo dei fondi attualmente già stanziati che vanno dal REPowerEU al NextGenerationEU passando per i fondi di coesione. Quello che abbiamo chiesto è la possibilità di utilizzare appieno queste risorse per concentrarle sulle interiorità che abbiamo e l’altra grande questione che abbiamo posto e che stanotte siamo riusciti a fare entrare nelle Conclusioni del Consiglio – poi se volete io vi dico nello specifico quali sono proprio le parti di testo che sono oggetto delle questioni che ha posto l’Italia, e sono molte – è che nella futura discussione sulla riforma della governance, cioè del patto di stabilità e crescita, si tenesse conto delle decisioni che venivano prese.
È ovvio che nel momento nel quale la risposta per Nazioni che hanno un minore spazio fiscale e la possibilità del pieno utilizzo dei fondi esistenti rimane il tema dei cofinanziamenti nazionali, perché se poi i cofinanziamenti nazionali che io utilizzo per liberare queste risorse impattano sul rapporto deficit PIL, il problema rimane. E quindi abbiamo chiesto che di questi elementi si tenga conto nella discussione sul patto di stabilità, che non era in discussione ieri, perché non era tema all’ordine del giorno ma lo sarà probabilmente nei prossimi Consigli europei. Siamo comunque riusciti ad inserire questo elemento: si tenga conto, nel dibattito della riforma del Patto di stabilità e crescita, delle decisioni che sono state prese, perché quelle decisioni possono essere il più possibile implementate.
Quindi devo dire che, con il tema di limitare e di rendere temporanei gli aiuti di Stato, con il tema del fondo sovrano, con il tema della flessibilità, con il tema del dibattito sulla governance e con la vicenda delle catene di approvvigionamento, la posizione italiana sulla materia economica è pienamente entrata nelle Conclusioni del Consiglio europeo e penso che possiamo essere molto soddisfatti di questo risultato.
E ancora di più penso che dobbiamo essere soddisfatti del risultato che riguarda il tema dell’immigrazione. Sulla vicenda la giornata di ieri stabilisce un principio: si cambia l’approccio. L’approccio del Consiglio europeo nelle sue Conclusioni è molto diverso da quello che noi abbiamo visto negli ultimi anni. L’approccio, che il Consiglio europeo mette “nero su bianco” nella giornata di ieri, parte da una frase che non si era mai riusciti a mettere su un documento di questo tipo: l’immigrazione è un problema europeo e ha bisogno di una risposta europea.
Questo, dal mio punto di vista, cambia moltissime cose nell’approccio europeo alla questione migratoria, ma non è l’unico risultato che abbiamo portato a casa. Noi ci siamo concentrati sulla necessità di seguire e di occuparsi della protezione delle frontiere esterne: quando negli anni scorsi tutto il dibattito era concentrato sul tema della dimensione interna dei cosiddetti movimenti secondari, abbiamo chiesto e ottenuto che le Conclusioni del Consiglio europeo si concentrassero sulla dimensione esterna, quindi sulla protezione dei confini esterni dell’Unione europea, tenendo conto della differenza che esiste tra quei confini, e in particolare della specificità dei confini marittimi. Tutte queste cose le trovate nelle Conclusioni del Consiglio Ue.
Quindi, rispetto al passato nel quale abbiamo visto attenzione, ad esempio, per governare i flussi migratori che arrivavano da est – la famosa rotta balcanica – e nel quale non abbiamo mai visto una attenzione adeguata, dal nostro punto di vista, da parte delle Istituzioni europee verso la rotta mediterranea e non abbiamo mai visto nei documenti del Consiglio e della Commissione quello che già eravamo riusciti ad ottenere e che viene confermato e rilanciato nelle Conclusioni di questo Consiglio europeo: la priorità della rotta del Mediterraneo centrale.
Il Piano d’azione della Commissione sul Mediterraneo centrale, che era scaturito da una presa di posizione italiana e da una vicenda – che voi avevate seguito e che, nello specifico, era quella della nave Ocean Viking – sulla quale c’era stato un dibattito tra noi e altre Nazioni, nelle Conclusioni di questo Consiglio europeo viene rilanciato.
Quindi, c’è l’immigrazione come problema europeo. C’è la dimensione esterna: prima di ragionare dei movimenti interni e dei movimenti secondari si deve lavorare insieme sui movimenti primari; quindi per combattere il traffico e frenare i movimenti illegali si deve considerare la specificità del confine marittimo e, in particolare, della rotta del Mediterraneo centrale, si deve lavorare su una maggiore cooperazione – risorse – in particolare con i Paesi di provenienza e i Paesi di transito. Cito il lavoro che stiamo facendo sull’Africa, che oggi sta facendo soprattutto l’Italia: è un lavoro sul quale noi vorremmo ingaggiare l’Unione europea nel suo complesso. Oggi l’Africa è un continente che offre moltissime opportunità, anche rispetto alle difficoltà che l’Europa sta incontrando ; penso al tema energetico, non ci torno sopra perché ne abbiamo parlato tante volte. Crediamo che, ad esempio, collaborando meglio con queste Nazioni e immaginando una cooperazione rafforzata si possa anche combattere i flussi illegali, e contestualmente i trafficanti di esseri umani, e governare l’immigrazione consentendo alle persone di entrare in Europa secondo flussi che sono definiti dai Paesi membri in modo legale. Perché io continuo a ritenere che non sia umano mettere il tema delle migrazioni in mano a dei trafficanti di uomini.
In questo entra anche la vicenda del rapporto con il cosiddetto Cooperation Framework, del rapporto con chi è impegnato nelle attività di search and rescue, di salvataggio. Sapete che è abbastanza una novità che si discuta di questo tema anche nell’ottica di regolamentare il funzionamento di queste attività. Il tema di un Framework, ossia di una cornice, torna in almeno tre punti diversi delle Conclusioni del Consiglio europeo.
C’è il tema dei rimpatri: rafforzare la capacità dell’Unione europea di rimpatriare chi non ha diritto a stare in Europa. E c’è, altra cosa molto importante che è stata oggetto di ampie consultazioni con gli altri Paesi membri, che non si può trattare il tema dei movimenti secondari se non si tratta quello dei movimenti primari, che è la questione che l’Italia ha posto.
Tutte queste materie sono nel documento finale della riunione di ieri e – poi, ripeto, se volete vi dico proprio quali sono le parti – mi sembra che ci siano almeno sette/otto proposte italiane che entrano in questo Consiglio e che abbiamo preparato dialogando con i nostri omologhi, facendolo non solo nella giornata di ieri, ma anche nei giorni scorsi: ho avuto diverse telefonate con i miei omologhi, anche con quelli che potevano sembrare più distanti, alla fine siamo riusciti a costruire un equilibrio e un documento che secondo me rappresenta una grande vittoria per l’Italia e che dimostra che quando c’è la volontà politica di affrontare dei problemi in modo pragmatico e serio si riescono ad ottenere dei risultati.
Quindi io mi definisco estremamente soddisfatta del protagonismo dell’Italia nella lunga giornata di ieri, del protagonismo dell’Italia nei giorni che hanno anticipato questa discussione. Devo ringraziare i nostri Sherpa e tutte le persone che hanno lavorato lungamente per costruire questa sintesi, poi però la differenza la fa la capacità politica che si ha di costruire delle relazioni, di riuscire a dialogare con tutti e di avere anche la consapevolezza necessaria per difendere i propri interessi e cercare una convergenza con gli interessi degli altri.
Quindi un’ottima giornata davvero, per cui ci tenevo a raccontarvi questi risultati.
Giornalista: Presidente, cosa dirà a Zelensky?
Presidente Meloni: L’Italia continua ad essere pienamente impegnata, la nostra contribuzione è una contribuzione a 360 gradi, perché siamo consapevoli di come – lo abbiamo detto più volte – oltre ovviamente al tema del rispetto del diritto internazionale, del valore della sovranità e della libertà di una Nazione, il conflitto ucraino ci coinvolge tutti direttamente. Credo che il modo migliore per costruire un’opzione di pace e di dialogo sia mantenere le forze in campo su un piano di equilibrio, quindi il sostegno all’Ucraina a 360 gradi è anche il modo migliore per arrivare a una possibile trattativa e in ogni caso l’Italia continuerà a sostenere oggi e intende ovviamente essere parte protagonista nella futura possibile ricostruzione del Paese
Giornalista: È ottimista che si possano fare passi in avanti sull’immigrazione?
Presidente Meloni: Mi pare che si siano già fatti dei passi in avanti perché la bozza delle conclusioni, se guardiamo al passato sul tema della dimensione esterna, sul tema del fatto che la questione emigratoria è una questione europea, sul tema della specificità del confine marittimo che ovviamente ha bisogno di risposte diverse, è un enorme passo avanti rispetto al passato. Chi segue queste dinamiche sa che negli ultimi 5 o 6 anni immaginare che ci fosse una tale presa di coscienza su questa materia da parte del Consiglio europeo era difficile e quindi lo considero un ottimo punto di partenza, frutto di un importante lavoro italiano non solo politico ma anche della nostra diplomazia. E quindi sono abbastanza ottimista.
Giornalista: Presidente sui dossier economici cosa si attende l’Italia da questo Consiglio, principalmente?
Presidente Meloni: Mi attendo che le legittime aspirazioni delle singole Nazioni non vadano a scapito delle altre e che quindi si possa trovare un equilibrio. Da una parte noi abbiamo sicuramente un enorme bisogno di difendere la competitività del nostro sistema: non perché gli Stati Uniti hanno fatto l’IRA, Inflation Reduction Act, ma perché è un momento nel quale bisogna rimettere in discussione le scelte che si sono fatte, per esempio in tema di catene di approvvigionamento, tornare a controllare le proprie catene di approvvigionamento fondamentali. Abbiamo un problema di competitività bisogna aiutare il nostro sistema produttivo, bisogna farlo in maniera tale da non creare ovviamente disparità all’interno del mercato unico e quindi, per esempio, noi continuiamo a ritenere che immaginare un fondo sovrano per sostenere le imprese, lavorare su una piena flessibilità dei fondi esistenti debbano essere questioni da discutere e da mettere su piatto nel momento in cui alcuni che hanno uno spazio fiscale superiore ad altri chiedono un allentamento delle norme sugli aiuti di Stato.
Giornalista: La missione di Francia e Germania a Washington è stata inopportuna Presidente?
Presidente Meloni: Francamente mi è sembrato più inopportuno l’invito a Zelensky di ieri, perché credo che la nostra forza in questa vicenda sia l’unità e la compattezza. Io capisco la questione politica interna, il fatto di privilegiare le proprie opinioni pubbliche interne, ma ci sono momenti nei quali privilegiare la propria opinione pubblica interna rischia di andare a discapito della causa e questo mi pare che fosse uno di quei casi.
Giornalista: Il cancelliere austriaco vuole che l’UE investa 2 miliardi di euro in infrastrutture di confine, al confine turco e a quello bulgaro. Qual è la sua posizione su questo? Sostiene questo?
Presidente Meloni: Penso che l’Europa debba controllare le sue frontiere esterne e sono d’accordo con tutto ciò che aiuta a controllare la migrazione illegale e ad aiutare la migrazione legale. Si tratta di strumenti diversi di cui abbiamo bisogno, a seconda della tipologia di confine che abbiamo. Quindi come l’Italia, ad esempio, chiede che ci si occupi del confine sud, quello marittimo, che ha bisogno di risposte particolari, e penso che siamo d’accordo sul fatto che l’Europa debba gestire l’immigrazione e negli anni passati non l’ha fatto come secondo noi avrebbe dovuto. Quindi, sosterrò le questioni degli altri Paesi e spero che loro sosterranno le mie.
[Traduzione di cortesia]
Giornalista: Mi può dire qualcosa su [inaudibile]
Presidente Meloni: È stata una grande esperienza, molto importante. Ho parlato con tutti i rappresentanti. È un Paese in cui l’Italia ha una presenza storica e la vogliamo rafforzare a livello politico, a livello economico, e credo anche che il lavoro che i nostri soldati stanno facendo lì sia molto importante. Penso che tornerò. Grazie.
Giorno del ricordo, il messaggio del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni
Oggi l’Italia celebra il Giorno del Ricordo e rende il suo tributo ai martiri delle foibe e agli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia costretti ad abbandonare le loro case e le loro terre per il solo fatto di essere italiani. Centinaia di migliaia di nostri connazionali obbligati a fuggire e che la Nazione, in diverse occasioni, non seppe accogliere come sarebbe stato giusto fare.
La memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata è stata per troppi anni vittima di una vera e propria congiura del silenzio. La Repubblica ha ricucito questa pagina dolorosa della storia nazionale con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, che istituisce la solennità civile che celebriamo oggi e che impegna le Istituzioni a promuovere la conoscenza di quei fatti, a valorizzare il contributo degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia allo sviluppo sociale e culturale dei territori dell’Adriatico orientale e a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti sul territorio nazionale e all’estero.
È la ragione per la quale ho voluto istituire a Palazzo Chigi uno specifico Comitato di coordinamento delle celebrazioni legate a questa giornata, allo scopo di garantire una più efficace programmazione delle iniziative e delle cerimonie proposte e organizzate dalle Amministrazioni in occasione del 10 febbraio. Il ringraziamento del Governo va agli esuli e ai loro discendenti per l’insostituibile opera di testimonianza e a tutte le Associazioni, le Fondazioni, le Società e i Comitati che portano avanti la memoria di quei fatti e lavorano instancabilmente allo ricerca, alla documentazione e alla divulgazione.
I nostri connazionali di Istria, Fiume e Dalmazia sono “italiani due volte” e custodiscono nel loro cuore la nostra Bandiera. Quel Tricolore che molti di loro portarono con sé fuggendo dalle loro terre e che questa sera illuminerà, con i suoi meravigliosi colori, la sede del Governo.
L’Italia non dimentica.
