Presentazione Palio 2 luglio, il discorso
del Sindaco di Siena, Nicoletta Fabio
Autorità civili, militari e religiose, cittadini, contradaioli. Siamo ancora una volta insieme in questo luogo irripetibile, tanto scenografico eppure così intimo, a dare vita al momento tanto atteso, che va a segnare di fatto l’inizio del nostro tutto, della nostra festa, ricominciamo a chiamarla e soprattutto a viverla così, con la giusta consapevolezza. Il bello di una festa, insegnano gli antropologi ma anche l’esperienza della vita, è che si tratta di un’interruzione dell’esistenza ordinaria, un evento che segna la fuoriuscita dalla quotidianità, è lo strappo alla regola e alla tirannia del presente, è il riemergere prepotente e orgoglioso delle origini che riannoda ai riti e ai costumi aviti, riconcilia con l’universo dei nostri padri e delle nostre madri, con l’infanzia spensierata. E quello che ci aspetta è un Palio ancora più nostro, perché a dipingere il Cencio abbiamo voluto fosse un senese, un contradaiolo, uno di noi. Un Palio senese nella forma, nei colori, nel senso più profondo. Un Cencio che parla di valori e di libertà, la libertà di conoscere e di crescere, rappresentata dalla pietra sorretta dai due amorini, quella pietra dove campeggia l’impresa dell’Accademia degli Intronati, protagonista all’epoca di un vivace clima intellettuale e ancora oggi sinonimo di sapere, patrimonio di conoscenze ed esperienze, cultura, teatro, letteratura, storia e civiltà senese, Accademia che quest’anno celebra il suo cinquecentenario. La scelta di dedicare il Drappellone a questa ricorrenza non è soltanto un riconoscimento dell’indubbio prestigio di una plurisecolare e fulgida istituzione ma una sottolineatura dell’attitudine senese a perpetuare la tradizione, intesa come il racconto di un’identità comunitaria attraverso i tempi, l’esigenza di coltivare il locale oltre il globale, di tutelare le identità e le differenze a fianco del cosmopolitismo, di amare le radici per amare l’umanità. Ogni individuo e ogni comunità ha bisogno di occasioni per aprirsi al mondo e di occasioni per ritrovare il proprio habitat, la propria terra; abbiamo bisogno di viaggiare e conoscere nuovi mondi ma anche di tornare a casa e ritrovare ciò che è solo nostro e inconfondibile; abbiamo bisogno di novità e scoperte ma anche di memorie e rassicurazioni. Abbiamo bisogno di esprimere liberamente le nostre predilezioni, i nostri legami e le nostre affinità: manifestare emozioni diverse, diverse reazioni a seconda del momento, ma stessa appartenenza e stesso attaccamento, stessa autenticità di passione, stesso perdurante affetto per le nostre bandiere, tutte. C’è tutto questo nel lavoro di Riccardo Manganelli, pensato e realizzato con passione, con orgoglio, sincerità e profonda dedizione. Le mani che esultano ed accolgono, il cavallo che si fa accarezzare, alle spalle Palazzo Pubblico che vigila, ma non domina, in alto la Madonna di Provenzano, lei sì che domina, investendo di sacralità e di tenerezza la Piazza e la città intera. Un riflesso sulle terre di Siena, sul tufo, sui colori della nostra città, che ci avvolge e ci culla. Di fronte a questi simboli così familiari, così immediatamente leggibili, quello che dobbiamo fare stasera è riconoscerci e ritrovarci soprattutto in questo momento. Sceglierci con i nostri pregi e i nostri limiti, nella consapevolezza che i tempi cambiano e che tutto muta tranne una verità: di fronte a questo Cencio e a ciò che rappresenta, ci riconosciamo e siamo tutti tenacemente uguali, sempre gli stessi, senza distinzione o pregiudizio. E allora viviamo insieme questo Palio, giorno per giorno, al pieno dei nostri ritmi e della nostra unicità.
Nicoletta Fabio
Sindaco di Siena
Presentazione Palio 2 luglio, il discorso
del funzionario archivista dell’Archivio di Stato di Siena, Giovanni Mazzini
Come già è stato scritto, Riccardo Manganelli, bizzarramente, non è un disegnatore professionista. È un ingegnere che si presta (spesso, per fortuna) all’arte figurativa. Con alle spalle la felice scuola della mamma Giuliana (pittrice sottratta alla carriera artistica dalle convenzioni dell’epoca), e dotato di un’evidente predisposizione naturale, Manganelli aveva fin qui prodotto le sue opere per un pubblico un po’ di nicchia, corredando ed illustrando pubblicazioni di vario argomento, dando comunque sfoggio di una abilità grafica di immediato impatto. Chi già lo conosceva in qualità di artista non si è stupito della sua vittoria nel concorso per l’esecuzione del Drappellone di luglio, avendo avuto modo di apprezzarne l’estro e l’originalità stilistica che fanno di lui un illustratore di alto livello. I suoi lavori hanno spaziato dalle riuscitissime ricostruzioni delle antiche feste senesi per le pubblicazioni della sua Contrada e per l’album di figurine “Figuriamoci Siena. Il Palio” alle copertine e alle illustrazioni per volumi di storia e racconti, fino al fumetto vero e proprio. Molte delle sue realizzazioni, anche quando non munite delle classiche nuvolette o di altri cartigli esplicativi, hanno infatti un sapore decisamente fumettistico, nel senso più alto del termine, ovvero di quella “letteratura disegnata” che si fa arte e che si richiama alla limpidezza del segno del Moebius di genere fantascientifico o all’altro gigante franco-serbo Enki Bilal. La pulizia del tratto di Riccardo Manganelli, nelle sue composizioni più animate e affollate, rimanda anche al Milo Manara di alcune avventure di Giuseppe Bergman, ma anche allo straordinario e dimenticato Giacinto Gaudenzi, iscrivendosi a pieno titolo in quel magnifico filone del fumetto d’arte italiano, dal linearismo impeccabile, che discende addirittura da Botticelli e approda alla nitidezza quasi maniacale di un Vittorio Giardino, pure lui ingegnere prima di abbracciare definitivamente la professione artistica. Nella sequenza mirabile degli emblemi delle diciassette Contrade senesi (ideata sempre per “Figuriamoci Siena. Il Palio”, ma divenuta anche una apprezzatissima serie limitata di stampe d’arte), Manganelli ha dato prova di una perizia grafica pienamente evoluta, impaginando con occhio più architettonico che ingegneristico animali totemici, motti e partizioni cromatiche per creare un capitolo innovativo nell’iconografia contradaiola, uno stemmario moderno e di sapore retró al tempo stesso che è già divenuto un classico. Del Drappellone di Riccardo potrebbe sembrare persino superfluo parlare, tale è la sua forza espressiva, declinata però nelle forme di una grazia figurativa sorprendente. È un dipinto che parla da sé, che tocca il cuore ed emoziona (commuove) ancor prima di saziare l’occhio con l’estetica, tanto è minuziosamente cesellato sulla seta. Dietro quest’opera c’è tutta la passione viscerale di Riccardo per la sua città e per il suo Palio: quella passione che ha messo nel delineare, con pennino e pennello, quasi come un miniatore medievale, gli stemmi civici e quelli delle dieci Contrade, il Palazzo comunale e la Piazza, gli amorini, la Vergine di Provenzano. C’è anche tanto studio, dietro il Cencio di Manganelli. L’autore ha voluto conferire al suo Drappellone uno sfondo che si rifà direttamente al suo inconfondibile stile personale, ma che al tempo stesso è il colore di Siena per eccellenza, quello del tufo di Piazza, ottenuto da una speciale miscela di terra amiatina che lui stesso trasforma con antico sapere in materiale pittorico. Ma è anche il colore dei Palii antichi che adornano i nostri diciassette musei di Contrada, il colore di quella seta ingiallita dai secoli, macchiata di sudore, esultanza, lacrime di gioia e incredulità. Nella composizione pittorica Manganelli ha saputo interpretare con maestria la scomoda verticalità dei Drappelloni, creando un moto ascensionale che partendo dal basso e oltrepassando la torre del Mangia, puntata verso il cielo come ad indicare una rotta stellare, si sviluppa lungo il particolare dedicatorio e giunge alla Madonna di Provenzano nel sommo di un empireo aurato. Al centro della seta, al posto d’onore, si libra nello stesso empireo inondato di luce, sorretta da amorini svolazzanti, l’impresa dell’Accademia degli Intronati, al cui quinto centenario dalla fondazione è dedicato il Drappellone del 2 luglio 2025. La prestigiosa istituzione culturale senese venne infatti fondata nel 1525, quando ancora esisteva la Repubblica di Siena e quando le nostre Contrade erano in vita già da almeno un secolo. Siena era allora la culla della civiltà accademica, in una sorta di euforia associazionistica che portò la città ad annoverare oltre trenta di tali sodalizi, primeggiando in Europa. Gli Intronati si denominarono così perché desiderosi di ritirarsi dai rumori del mondo, che appunto li intronavano, per dedicarsi alle commedie e allo studio della lingua e della letteratura. I loro lavori teatrali ebbero rinomanza anche fuori dai confini senesi, come la commedia Gl’ingannati, del 1531, che fu fonte di ispirazione per la stesura de La dodicesima notte di un certo William Shakespeare. Meliora latent, le cose migliori sono nascoste, recita il motto beffardo dell’Accademia, che accompagna l’altrettanto celebre emblema degli Intronati, la zucca con i pestelli, anch’esso beffardamente allusivo di un significato nascosto e osceno. L’umile e stolta zucca che cela però il sale dell’intelligenza, affinato dallo studio assiduo, campeggia in forma lapidea al cuore del Drappellone, come omaggio dichiarato all’allegoria dello stemma degli Intronati dipinto da Bruno Marzi per la loro sede attuale. Al culmine della composizione verticale domina il Palio la sua regina e patrona. Una Vergine di Provenzano finemente istoriata e riprodotta con appassionato fervore nell’iconografia classica, adorata da due altri amorini che sorreggono la corona regale. È una Madonna di bellezza ipnotica, dagli occhi magnetici, ma dal volto inconsuetamente esotico, che adombra il sembiante della autentica Maria di Nazareth, madre di un martire, nata in una terra senza pace neppure dopo duemila anni. Fa da contraltare all’icona sacra di Provenzano, alla base del Drappellone, l’eroe simbolo del Palio. È un cavallo talmente realistico che scatena l’impulso istintivo di accarezzargli il muso, come è davvero successo a chi vi parla. E come stanno facendo quelle mani che sono le mani di tutti noi, le mani di un popolo di diciassette rioni che non accetta lezioni da nessuno in tema di amore per questi superbi animali. Il cavallo di Manganelli è sornione, sembra accennare un sorriso: è colto nell’attimo dell’assegnazione, ancora senza coccarda o spennacchiera, ma con l’insondabile preveggenza degli esseri sensibili sa già che sarà lui a tornare vincitore. Solo una Contrada invece saprà, allo scoppio del mortaretto, quali erano le cose migliori che stavano nascoste.
Giovanni Mazzini
Storico
Presentazione Palio 2 luglio, il discorso
del pittore Riccardo Manganelli
Vorrei innanzitutto ringraziare il Sindaco, l’amministrazione comunale e la commissione incaricata per la valutazione dei bozzetti per l’opportunità che mi ha dato affidandomi il compito di dipingere il Palio del 2 luglio 2025. Un grazie anche all’ufficio Palio ed all’ufficio Economato del Comune, che mi hanno supportato in questo percorso per la realizzazione del Drappellone. Per un senese che ha sempre vissuto la Contrada da generazioni, realizzare il Palio è qualcosa che va al di là dell’emozione e del naturale orgoglio. Emergono delle sensazioni difficilmente esprimibili a parole, ho provato a renderle con il pennello ed i colori stesi nel drappo che poi sfilerà sul Carroccio la sera del 2 luglio, e spero che siano trasmesse così in parte anche agli altri. La genesi di questo lavoro viene da lontano, parte da nonno Adige e mamma Giuliana che, da pittori (sicuramente migliore di me) quali erano, mi hanno insegnato prima a usare il pennello che a leggere e scrivere, e continua attraverso mio babbo, Giuliano, da cui ho appreso i rudimenti dell’architettura e la profondità degli spazi prospettici. E, nello stesso tempo, oltre ad acquisire la tecnica, da loro imparavo anche i valori e il rispetto che permeano le Contrade e il Palio. Tutto questo l’ho riversato nella seta, con i colori della nostra terra, dalle terre di Siena, dall’ocra alla terra d’ombra, perché sono i colori che porto dentro da sempre e con cui sono stato cresciuto. La Madonna di Provenzano, poi, ha per me un valore particolare e fortissimo: è la Madonna che non solo ferma le pallottole, ma punisce chi spara contro figure inermi. E per me questa icona ha un significato taumaturgico commovente e bellissimo. Il mito fondante, in questo caso, prende il sopravvento al fatto realmente accaduto e diventa una testimonianza di pace che dissolve ogni mostruosità. Permettetemi poi, da responsabile dell’archivio della Nobile Contrada del Nicchio, di esprimere gratitudine ai membri della commissione per avermi supportato in questi tre mesi e di fare un saluto particolare agli archivisti delle diciassette Contrade, passati e presenti, per il legame che abbiamo creato e che mi ha permesso di crescere ulteriormente.
Riccardo Manganelli
Pittore del Palio del 2 luglio 2025
Curriculum di Riccardo Manganelli
Nato a Siena nel 1967, Riccardo Manganelli da anni ha deciso di dedicare parte della sua vita, essendo di professione un ingegnere civile, all’arte e al disegno. Numerose le sue illustrazioni per pubblicazioni, mostre e periodici. La sua intensa attività inizia nel 2000 con la realizzazione delle illustrazioni interne nel “Diario dell’anno duemila” del Consorzio per la tutela del Palio di Siena; nel 2004 realizza le illustrazioni interne e parziale copertina de “Stradario-stranario. Curiosità e stranezze nei toponimi di Siena” di Roberto Cresti e Maura Martelucci (Betti editore). Per gli stessi autori ed editore lavora negli anni successivi anche a “La Patria in strada. Lo stradario di Siena dal Risorgimento al Medioevo” e “Piccole quotidiane di storia senese dal 1560 al 1799” (due volumi). E’ sua la copertina, nel 2017, de “La Notte che crollò la torre” di Andrea Friscelli (Betti editore); nel 2018 lavora alle illustrazioni interne de “Il villaggio delle anime perse. Storie e voci dal manicomio di Siena” sempre di Andrea Friscelli (Betti editore). Nello stesso anno, per lo stesso editore, realizza copertina e illustrazioni interne (con realizzazione di graphic novel) di “Roy, Il pittore che odiò Siena, un’altra storia del San Niccolò” di Andrea Friscelli e Riccardo Manganelli. Nel 2021 è suo il lavoro relativo all’illustrazione delle diciannove araldiche delle Contrade di Siena nella pagina centrale e altre quattro illustrazioni sulla storia del Palio in “Figuriamoci Siena-il Palio” del Comitato Amici del Palio (edizioni Il Leccio). Sempre per edizioni Il Leccio lavora nel 2022 all’illustrazione completa del fumetto “Il trionfo della morte – una graphic novel a Siena” di Massimo Biliorsi e Riccardo Manganelli, mentre l’illustrazione completa dell’opuscolo “Siena città Unesco – 50simo anniversario della convenzione per la Protezione del Patrimonio culturale e naturale mondiale” è del 2023 per Betti editore e Atena 1899. Nel 2024 è autore dell’illustrazione della copertina di “Ferite mai guarite” di Andrea Friscelli, 2024, (Extempora edizioni). Del 2025, infine, l’illustrazione completa del fumetto “Il ritorno di Giovanni, una storia illustrata della resistenza senese ”, testi e sceneggiatura di Riccardo Bardotti, Betti Editrice. Ha vinto alcuni concorsi, fra cui nel 2016 il settimo Concorso nazionale di pittura estemporanea Isola di Capraia (vincitore del primo premio della giuria popolare e del primo premio Aegylon); nel 2024 è vincitore del concorso per il bozzetto del decimo Palio dei Comuni della provincia di Pisa a San Rossore. Sue anche numerose illustrazioni per periodici e manifesti: nel 2008 per “Il Carroccio di Siena – periodico di vita senese” e per “Il verde e blu – giornale della ‘Proposta’ cooperativa sociale onlus dell’Orto de’ Pecci”. Nel 2006 realizza manifesto e invito per l’evento “Giuseppe Mazzini – valori e attualità per l’Italia e l’Europa” del 4 marzo 2006 a cura dell’Associazione Mazziniana Italiana e nel 2003 lavora per “Il Settimanale di Siena”. Fra i suoi lavori più recenti, nel 2023, la realizzazione, a seguito di incarico diretto, del Palio di Paganico e la realizzazione dei bozzetti delle “monture da giro” della Nobile Contrada del Nicchio, “monture” realizzate e in uso da agosto 2023; sempre nel 2023, realizzazione a seguito di incarico di un’illustrazione per la Nobil Contrada del Bruco sui costumi da tirolesi della comparsa di metà XIX secolo (tecnica mista su carta). E’ invece del 2021, da maggio ad agosto, la mostra personale all’interno della galleria Lombardi Arte di Siena dal titolo “Le araldiche delle Contrade”, con pubblicazione del catalogo “Verso la luce”, editore Il Leccio.
Presentazione del Masgalano 2025, il discorso
del direttore dell’Archivio di Stato di Siena, Cinzia Cardinali
Quando sono stata invitata a presentare quest’opera, mi sono chiesta quale fossero gli elementi da raccontare e quindi innanzitutto quale fossero gli elementi di un’opera d’arte legata ad un premio così prestigioso, quello relativo alla migliore Contrada che si distingue per l’eleganza, la dignità di portamento e il coordinamento della propria comparsa durante le passeggiate storiche dei Palii. Il Masgalano è un’opera d’arte con una sua fisicità espressiva che deve anche “significare”, raccontare, esplicitare chi lo ha promosso, di cui è quindi un manifesto con un messaggio da veicolare, ed uno stemma parlante, in quanto portatore di simbologie ed assonanze di un tema specifico. Esprime, cioè, una molteplicità ed una complessità di elementi e relazioni sempre diversi coniugati con alcune costanti, espresse attraverso lo specifico alfabeto concreto e materico dell’artista incaricato. Si legge nei suoi dettagli ma se ne apprezza l’insieme e si gode come oggetto unico ed artistico attraverso l’emozione suscitata dall’armonia, dal gioco delle linee, dalla decorazione puntuale, dalla cromia delicata, dalle citazioni palesi e dai richiami inconsapevoli. Il difficile compito dell’artista consiste, appunto, nel costruire una storia che emozioni con gli elementi che ha a disposizione. È stato immediato individuare il legame con la tradizione unica e specificamente senese, della decorazione delle tavolette di Biccherna e Gabella in Archivio di Stato, sia sul piano della complessità di quell’espressione artistica con i richiami più o meno evidenti alla situazione politica ed economica, alla spiritualità, alla vita sociale; della rappresentazione del committente nell’immediatezza di Ugo, il camarlingo monaco di San Galgano che per primo si fece ritrarre seduto al banco di lavoro nel 1258, o espressa attraverso la scelta di un tema di interesse in quelle successive. Autore, committente e decorazione: leggiamo questi tre componenti. Laura Brocchi è minuta, vivace; emana forza e gentilezza, come coloro che non hanno paura di confrontarsi con la materia, esprime la propria creatività nella scultura utilizzando tecniche antiche. La donna dei Masgalani, come si legge in più situazioni, ha già realizzato un Palio nel 2017 e può vantare molti lavori per i vari universi senesi: bassorilievi, arredi, zucchini. Lavora nella bottega di famiglia, dove la tradizione del ferro battuto è proseguita principalmente dal fratello Alessandro, mentre Laura si specializza nella scultura a sbalzo e cesello, inserendosi, quindi, nella lunga e consolidata tradizione orafa e specificamente argentiera senese plurisecolare. Non ha avuto in questa edizione un compito facile: a quasi venti anni dal suo primo Masgalano (1997), si cimenta per la settima volta con questo oggetto così icastico. L’esperienza e la maestria certo la sostengono, ma è riuscita anche a non lasciarsi tentare dal solco facile e piano di percorsi già sperimentati? Avrà saputo innovare l’oggetto, utilizzando la propria cifra stilistica nella difficile ricerca di equilibrio tra arte e classicità, ed è riuscita nel compito più importante ovvero quello di suscitare emozioni? L’obiettivo da raggiungere, a mio parere naturalmente, è un’equilibrata tensione tra tradizione ed innovazione, interpretando con questo compito l’essenza di Siena stessa. Laura disegna e realizza innanzitutto un elemento concavo in argento battuto a mano di forma rettangolare che si sviluppa nel senso dell’altezza rifacendosi per la curvatura alla forma tradizionale del bacile, l’oggetto originario che l’artista ha ben presente e che è chiamata a realizzare. La lastra d’argento è modellata a sbalzo scaldando via via il materiale nel fuoco della fucina, e la superficie acquista leggerezza e movimento grazie alla decorazione a punzone che si fa più rada verso il basso, quasi a sfumare. Nel centro nell’elemento orizzontale, che è costituito da un nastro di rame modellato, Laura Brocchi trova la sintesi di rappresentazione della committenza, ovvero l’Associazione Storica Palcaioli di Siena e l’Associazione Palcaioli Senesi, caratterizzata pertanto non dalla singolarità della persona, ma come raggruppamento, identificata ed identificabile dall’attività di servizio per l’allestimento e gestione dei palchi. In adesione al mutare delle necessità e della normativa, da molti anni le due Associazioni partecipano alle spese per la sicurezza contribuendo all’organizzazione e al finanziamento della sorveglianza degli ingressi e, quindi, alle attività logistiche, di accoglienza e sicurezza. Servizi forse meno affascinanti rispetto ad altri, ma indispensabili al pieno godimento della festa in sicurezza, ai quali si aggiunge il sostegno che a titolo diverso concedono alla vita delle Contrade attraverso il Magistrato. Come si legge nella proposta per l’offerta del Masgalano “i palchi lignei, che circondano la Piazza, danno forma alla cornice della Carriera e costituiscono parte integrante dell’immagine iconografica che Contraddistingue la Città e il Palio stesso”. Nel Campo vestito a festa i palchi sono testimoni silenziosi ma rappresentativi delle storie dei giorni che precedono la carriera, delle emozioni e delle curiosità dei turisti, del vociare dei bambini e del popolo delle Contrade, delle grida entusiaste o smarrite della tratta, del silenzio della carriera e dell’esplodere dell’emozione della vittoria e della sconfitta. Nel momento al quale tutto tende la barriera scompare e si supera agevolmente sempre in sicurezza per andare a reclamare il Cencio. Il bacile d’argento diviene Piazza all’interno della quale si svolge il cerchio dei palchi rappresentati a incisione cesello sul rame, anche questo modellato a mano sulle incudini della fucina di famiglia, attraverso la miniaturistica ricchezza dei particolari della balaustra lignea, allusivi anche alla multiformità della committenza. Si stacca dal Masgalano e si muove nell’aria, al pari della seta delle bandiere. Questo particolare richiama le immagini dei vessilli della cavalleria medievale, come quelli del codice di Montaperti del 1442-1443 di Niccolò di Giovanni di Francesco Ventura alla Biblioteca di Siena e quindi, all’elemento non rappresentato ma protagonista assoluto della festa, il cavallo. Sulla parte finale è riportata la frase dedicatoria relativa alla committenza e la data. L’intera città e la sua comunità secolare sono simboleggiate dalla Piazza sulla quale si staglia verticale, come nel Masgalano di Laura, la torre del Mangia, espressione del consolidamento politico-istituzionale del Governo dei Nove (1297-1355) e simbolo del Buongoverno, immagine iconica di Siena a settecento anni dalla sua fondazione. Il 12 ottobre 1325, secondo quanto ci racconta il cronista Agnolo di Tura del Grasso, uno dei codici, di piccolo formato legato in assi di legno è anche conservato all’Archivio di Stato di Siena, qualche anno prima rispetto alle più antiche attestazioni documentate al momento (1338), si pose la prima pietra della torre del Mangia, solennizzata con una cerimonia ufficiale religiosa e propiziatoria al tempo stesso: “Fecesi in Siena gran festa e vennero i canonici e il chericato del duomo a dare la beneditione a la prima pietra e dicevano orationi e salmi e l’operaio del duomo mise in fondo di detta tore alquante monete per memoria di detta tore, e fuvi messo in ogni canto di detta tore nel fondo una pietra con lettare greche, ebraiche e latine, perché non fusse percossa da tuono né da tempesta”. L’iconografia con cui è realizzata la torre, segue la cronaca, che, come consueto, riprende anche narrazioni più antiche, di cui Laura scompone e ricompone gli elementi sull’argento cesellato rappresentandola in maniera realistica con fondamenta che mutano in radici a rappresentare la forza della solidità e la linfa vitale sul quale si fonda questa splendida costruzione ma anche di tutti i Senesi. Tra le radici spuntano i denari che furono posti nelle fondamenta al momento della posa della prima pietra, tra i quali spicca un denaro originale. È questo l’unico elemento non direttamente realizzato dall’artista, collegamento tangibile con la molteplicità di richiami storici della sua arte. Il Bulgano, la zecca, non a caso fu per lungo tempo ubicato nel cuore di Siena, al pari delle altre importanti magistrature civili della Repubblica, come la Mercanzia, la Dogana e la Biccherna. Bellezza, passione e onore sono le tre parole, polisemiche e evocative, che Laura sceglie quali valori fondanti della Festa, nelle quali ciascun senese e tutta la comunità si può riconoscere, a partire da coloro che ‘entrano’ in Piazza a rappresentare la propria Contrada. La scelta risponde anche al significato che l’artista riconosce al premio e, si può estendere alla bellezza della città e della sua storia, alla passione della sua gente e dei contradaioli, all’onore e all’impegno dei magistrati antichi e di noi moderni. Partendo dall’alto si allineano verticalmente a destra sull’elemento curvo gli stemmi del Comune, la Balzana, del Magistrato delle Contrade e del Comitato Amici del Palio, anch’essi in argento, realizzati a parte e applicati sul bacile, come usavano fare i magistrati sulle facciate dei palazzi nel medioevo e nell’età moderna. Una struttura di ferro battuto inserita già nella scultura, sostiene il Masgalano e ne permetterà il migliore collocamento della scultura nel museo della Contrada che riuscirà ad aggiudicarselo con il proprio impegno e capacità. Per me la risposta alle domande iniziali è per tutte positiva, in quest’opera ci sono gli elementi, ma c’è soprattutto l’arte di Laura, di Siena e la sua storia. In una parola c’è l’emozione dell’arte. A voi la parola! Fare meglio.
Cinzia Cardinali
Direttore dell’Archivio di Stato di Siena
Presentazione Masgalano 2025, il discorso
dell’artista Laura Brocchi
Realizzare sei Masgalani è un onore straordinario che la mia città e le sue istituzioni mi fanno. Ancora una volta ho il privilegio di presentare ai senesi una mia opera nella quale ho trasmesso passione, professionalità, impegno e soprattutto il grande amore per Siena.
Laura Brocchi
Autrice del Masgalano 2025
Curriculum di Laura Brocchi
Nata a Siena nel 1970, ha iniziato sin dall’infanzia, quasi per gioco, a frequentare l’antica bottega di calderai che la sua famiglia ha aperto all’inizio dell’Ottocento nei fondi della Chiesa di San Martino. Terminati gli studi, ha operato per alcuni anni come disegnatrice presso uno studio di grafica al fine di completare la sua formazione. Ha inoltre frequentato corsi di pittura per acquisire conoscenze specifiche nelle diverse tecniche, che unisce a particolari doti nel disegno. Continua la tradizione di famiglia, utilizzando la tecnica dello sbalzo, e contemporaneamente dipinge su supporti diversi e in particolare sulla seta. Sia che utilizzi metalli come il rame, il ferro e l’argento, sia che lavori con la seta, realizza opere nelle quali è difficile scorgere l’esile linea che separa l’artigianato artistico dall’arte. Negli anni ha così creato lavori legati alla storia senese, dagli stemmi gentilizi agli stemmi di Contrada, a bassorilievi raffiguranti immagini tratte dalla realtà del Palio, ma anche opere nelle quali la grande tradizione storica e artistica viene riletta e reinterpretata con un gusto e uno stile figurativo del tutto personale. Ha dipinto, su commissione del Comune di Siena, il Drappellone per il Palio del 2 luglio 2017, dedicato ai 200 anni del Teatro dei Rozzi. Nel giugno 2017 le è stata dedicata la mostra Laura Brocchi. Spunti per un Cencio che ha ospitato nell’Anticappella di Palazzo Sansedoni, sede della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena, esempi della vasta produzione artistica della Brocchi: dagli sbalzi in metallo, alle pitture, dai disegni ai bassorilievi. Nel 2018, inoltre, su invito del Comune di Siena, ha presentato le sue opere nella mostra personale Elements and Tradition (Palazzo Pubblico, Magazzini del Sale, 31 agosto – 21 ottobre 2018). Nell’ambito della lavorazione dei metalli ha realizzato 6 masgalani, una delle opere più significative e ambite dagli artisti senesi. Quello del 2025 le è stato commissionato dai Palcaioli di Siena. I precedenti: nel 2014 dal Coordinamento delle Donne di Contrada; nel 2013 dal Comitato permanente degli Economi; nel 2007 dai Capitani di Contrada degli anni Ottanta; nel 2006 dalla Consorteria “Quelli del 1942” e nel 1997 dai Barbareschi. È autrice inoltre di 6 opere in premio per la manifestazione “Giovani alfieri e tamburini – Minimasgalano”. Ha esposto le sue opere in varie esposizioni (Versiliana; Lodi; Città della Pieve; Siena, Mazda Eccellenze Italiane) e realizzato opere, premi e bozzetti per i Quartieri della Città di Montalcino, oltre che per le Contrade del Palio di Siena. Ha realizzato opere su commissione di Istituzioni e Associazioni senesi, tra le quali il Comune di Siena, l’Università degli Studi, la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, il Circolo degli Uniti, il Coordinamento Donne di Contrada, il Teatro del Costone.
Presentazione del Masgalano, il discorso di Riccardo Ricci,
Associazione Storica Palcaioli di Siena e Associazione Palcaioli Senesi
È davvero un grande onore per me poter rappresentare oggi tutti i colleghi proprietari o gestori dei palchi, che hanno deciso di offrire il Masgalano per questo 2025. La richiesta da parte delle Associazioni dei Palcaioli è maturata nel 2019, dopo aver confermato il contributo volontario legato alla vendita dei biglietti a favore del Magistrato delle Contrade e quindi, indirettamente, della Festa che ci accingiamo a vivere. Per noi è un’offerta importante, ma che sentiamo doverosa, poiché è dalla Giostra che i palchi traggono la loro ragion d’essere in Piazza, offrendo, allo stesso tempo, una cornice unica allo svolgimento della Festa. L’idea di offrire il Masgalano nasce dal ritrovamento in archivio, presso il Magistrato delle Contrade, del primo accordo di dazione volontaria, datato 1925. Donare quest’opera d’arte, dunque, ha un duplice significato: il primo è quello di dare senso e visibilità al contributo che la maggior parte dei Palcaioli, dà alle 17 Consorelle; il secondo è per dare rilevanza a questo sodalizio tra palchi e Contrade, che dura evidentemente da almeno 100 anni. L’opera realizzata da Laura Brocchi riprende questo “avvolgere” la Piazza con i palchi lignei, attraverso la striscia di rame che riprende i decori dei davanzali, sovrastati dallo sguardo muto e sempiterno della torre del Mangia, di cui ricordiamo oggi i 700 anni dalla posa della prima pietra. È dal 1788 che i palchi lignei sono eretti in questa forma e a oggi anche noi Palcaioli siamo depositari di una tradizione centenaria, che tuttavia deve adeguarsi alle richieste della modernità. Il cantiere di Piazza, i corsi di formazione, il personale specializzato, le certificazioni, un’organizzazione capillare hanno reso l’iter molto più imponente e oneroso rispetto a quello che succedeva anche solo venti anni fa, sia per l’amministrazione sia per i Palcaioli. Mi riferisco anche ad alcune modifiche evidenti apportate alla Piazza per questioni di sicurezza. La freddezza amministrativa della modernità mette pressione e coinvolge tutta la città, tutta l’organizzazione del Palio e anche tutte le Contrade mettendo alla prova i valori e la tradizione. Con maturità abbiamo dimostrato di essere in grado di assorbire i cambiamenti, ma non ci venga chiesto di snaturare l’essenza della nostra Festa: concedetemi quindi un accenno alla lettera del Rettore Benedetta Mocenni in merito alle recenti sentenze riguardo i fronteggiamenti, lettera con cui concordo pienamente. Per i Palii, ma ancora più durante le prove, il palco prende vita con i colori e con i canti diventando un tutt’uno con la “sua” Contrada. I palchi, dunque non sono solo pezzi di legno, sono strutture che possono raccontare la storia del Palio essendone parte viva e silente. La cura per quel legno antico spesso si avvicina al concetto di restauro e porta con sé la necessità della ripetizione dei rituali per ogni Palio: in questo sta per me il privilegio emotivo di vivere quei momenti che si celano ai più. Il montaggio e smontaggio, sono rituali che vivo ancora con un certo grado di romanticismo: l’alba in Piazza finendo di sistemare il palco per me ha un sapore indescrivibile, e mentre quella struttura riprende vita ogni anno sembra che il tempo scorra solo intorno e che solo nell’anello di Piazza tutto torni ad essere come deve. I palchi supportano la Festa anche sostenendo una parte delle spese della macchina organizzativa del Comune, un esempio è l’occupazione del suolo pubblico, o la sorveglianza ai vicoli. Ci tengo particolarmente a evidenziare questo aspetto, perché di tutte le realtà che si affacciano su Piazza, dando le possibilità di vedere le prove e il Palio, i palchi, e quindi i Palcaioli che rappresento, sono praticamente l’unica che destina regolarmente una parte dei ricavi alla Festa. Vorrei dunque, con questo Masgalano, anche riqualificare il rapporto che la città ha con i Palcaioli, perché non vengano percepiti solo come beneficiari di una rendita posizionale, ma anche come attori che scelgono di dare un apporto silenzioso ma concreto a mantenere vive le nostre radici, profonde come quelle sapientemente realizzate da Laura Brocchi.
Riccardo Ricci
Associazione Storica Palcaioli di Siena e Associazione Palcaioli Senesi
