Siena: Conferenza nazionale sull’infanzia e l’adolescenza, il videomessaggio del Presidente Meloni

Il videomessaggio del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione dell’apertura dei lavori della Conferenza nazionale sull’infanzia e l’adolescenza.

Buongiorno a tutti.

Desidero prima di tutto salutare e ringraziare il Ministro Roccella per aver voluto convocare questa Conferenza nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza, un appuntamento che la legge 285 del 2017 prescrive si svolga con cadenza triennale ma che è stata convocata per l’ultima volta ben 11 anni fa, nel lontano 2014. È un punto che ci tengo a sottolineare, perché lo considero un po’ emblematico della ritrovata centralità che questo Governo ha voluto attribuire alle politiche, alle azioni e agli interventi per i nostri bimbi e i nostri adolescenti.

Voglio ringraziare e salutare i rappresentanti delle Associazioni, delle Organizzazioni, del Terzo settore che partecipano a questa due giorni e che portano il loro prezioso contributo per affrontare alcune delle priorità che impattano di più sui giovani, dalla dilagante pervasività del digitale al tema dell’isolamento sociale, dal crescente bisogno delle Istituzioni di riferimento – famiglia e scuola in testa, ovviamente – di essere supportate, alla diffusione di vecchie e nuove dipendenze patologiche. E questi sono soltanto alcuni dei tasselli di una materia che è però molto più ampia, che investe quasi tutti i Ministeri e che in questi anni abbiamo tentato di affrontare da più angolazioni, pur consapevoli del fatto che il lavoro da fare è immane e che nessuno di noi può avere da solo tutte le risposte.

Siamo partiti, però, da un’impostazione di fondo. Per troppo tempo siamo stati abituati a uno Stato che era al tempo stesso invadente e assente. Invadente, perché pretendeva – molto spesso ideologicamente – di imporsi nello spazio privato delle relazioni familiari, dell’educazione dei figli, dell’approccio ai problemi e alle fragilità. Assente, perché poi di fronte a quelle fragilità e a quei problemi, sempre più complessi da affrontare, non era in grado di offrire un sostegno, un supporto o un aiuto.

Noi stiamo tentando di ribaltare questo schema e di costruire uno Stato che c’è quando è necessario e che sa fare invece un passo indietro quando il suo ruolo è superfluo, se non addirittura dannoso. Uno Stato, ad esempio, che a Caivano e nelle tante periferie dimenticate d’Italia torna a mostrare il suo volto forte e autorevole – e che non si lascia intimidire da chi vorrebbe far tornare quei territori nel degrado e nell’abbandono – e si preoccupa di dare una mano quando le famiglie, la scuola, le agenzie educative, le reti dei servizi sociali ne hanno bisogno. E che fa tutto questo con misure molto concrete, come il potenziamento del personale dei servizi sociali territoriali, l’investimento sugli spazi aggregativi, la nascita delle comunità per adolescenti – dove poter fare sport e musica ma anche ricevere, quando necessario, supporto psicologico -, la lotta senza quartiere per combattere la droga, prevenire le dipendenze, la scelta di rendere finalmente funzionante uno strumento come la rete dei Centri per la famiglia, a cui abbiamo dato uno scopo chiaro, funzioni precise, risorse certe.

Ma, come ho avuto modo di dire in diverse occasioni, io penso che lo scenario in cui siamo chiamati a muoverci sia uno scenario molto più complesso di quello che a volte riusciamo persino a immaginare. I nostri figli sono la prima generazione interamente digitale, crescono in un mondo completamente diverso da quello in cui siamo cresciuti noi, e quello in cui sono cresciute le generazioni che ci hanno preceduto. Nessun genitore di oggi sa quali siano i rischi che il proprio figlio corre e come impatteranno su di lui i tanti, troppi e troppo superficiali, stimoli che riceve. Ecco perché io sono convinta che la prima cosa da fare non sia strutturare le nostre scelte sulla base delle certezze e delle convinzioni che pensiamo di avere, ma partire dai dubbi e dalle domande a cui forse non sappiamo dare una risposta, aprendoci soprattutto all’ascolto dei più piccoli, dei giovani che hanno molto da raccontarci, quando sappiamo fermarci ad ascoltarli. Perché il terreno che stiamo esplorando è ignoto, e nessuno sa quale sarà il cammino che dovremo percorrere.
È il motivo per il quale sto lavorando per istituire a Palazzo Chigi un gruppo di lavoro che abbia questa prospettiva, che maturi l’ambizione di offrire capacità di ascolto per avere soluzioni nuove. Anche a questo fine ho scritto alla Commissione bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza del Parlamento per chiedere il contributo di tutte le forze politiche, perché questa è un’iniziativa che parte sì dal Governo ma che mi piacerebbe potesse diventare quanto più trasversale e condivisa possibile. Perché questa è una sfida che non riguarda noi; riguarda il futuro stesso della Nazione ed è insieme che dobbiamo lavorarci.

Quindi grazie davvero e auguro a tutti buona Conferenza.

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