Italia: Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, il videomessaggio del Presidente Meloni

Il videomessaggio del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, riguardo le disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile approvate dal Consiglio dei Ministri n 193.

Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città italiane nel fine settimana. Negozi saccheggiati, vetrine distrutte, forze dell’ordine aggredite. Sono scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare. Per questo oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto con nuove misure per prevenire e contrastare queste violenze. Si aggiungono a quelle approvate in questi mesi, a partire dal riconoscimento biometrico, anche con l’intelligenza artificiale, per dare un nome a chi si nasconde dietro un cappuccio. Vi spiego quali sono le novità nei provvedimenti di oggi in parole il più possibile semplici.

Primo: Nasce un nuovo reato, la partecipazione violenta a una manifestazione. Tradotto, se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone, ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere e fino a 20.000 euro di multa. Se avevi il volto coperto o se hai ferito qualcuno, la pena aumenta e aumentano anche le pene per chi devasta in gruppo.

Secondo: Applichiamo un principio semplice: chi rompe paga e se chi rompe un minorenne pagano i suoi genitori. Come funziona? Se il danno è a un bene pubblico, una pensilina, un semaforo, una camionetta, il Prefetto manda a casa l’ingiunzione di pagamento. Se il danno è a un privato, una vetrina, un negozio, un’auto, il proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo.

Certamente ci si potrà opporre, ma intanto i genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare. E chi ha subito il danno potrà rivalersi su tutto, sui beni di quella famiglia, anche sui soldi che lo Stato eventualmente le deve.

Terzo: I minorenni. Oggi, per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni, lo Stato deve dimostrare ogni volta che era in grado di capire quello che stava facendo. Noi avevamo già approvato una norma che ribalta questo principio, cioè si presume che fosse in grado di capire quello che stava facendo, salvo prova contraria. Quella norma è in Parlamento, ma con il Decreto di oggi diventa operativa immediatamente. E il fermo preventivo che finora valeva solamente per gli adulti si potrà applicare anche ai minorenni.

Quarto: A Milano arrivano 500 militari in più, fino alla fine dell’anno al fianco di polizia e carabinieri e alla giustizia minorile diamo più Magistrati e più posti negli istituti perché la certezza della pena valga anche per chi ha 16 anni.

Queste sono le misure principali perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che quello che abbiamo visto in questi giorni diventi la normalità. Quasi 200 agenti feriti e danni che solo a Milano, secondo Confcommercio, valgono circa un milione di euro. Chi c’era in quelle piazze? C’erano le frange antagoniste di sempre, quelle che a ogni corteo cercano lo scontro, però accanto a loro questa volta c’era qualcosa di nuovo. Centinaia di giovanissimi, moltissimi di loro minorenni, arrivati in piccoli gruppi, convocati da un video sui social, ragazzi venuti in piazza per spaccare, rubare, filmarsi mentre lo fanno. È un fenomeno che dobbiamo affrontare con serietà, anche per impedire che quelle immagini diventino un modello da imitare. Però voglio essere chiara, non c’è l’idea politica, non c’è disagio sociale, non c’è opposizione al Governo che possa giustificare la devastazione di un negozio per portare via la merce.

Dietro quella vetrina c’è una famiglia che ha investito i sacrifici di una vita, ci sono lavoratori che rischiano di perdere il proprio impiego, ci sono cittadini che hanno diritto di vivere la propria città senza paura. Non c’è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare. Devastare e rubare non è protesta, è criminalità. E la risposta dello Stato deve essere ferma. Le forze dell’ordine hanno fermato e arrestato 330 persone, la metà di origine straniera, nati all’estero o nati in Italia da famiglie straniere. Mi aspetto che i reati commessi vengano perseguiti con tempestività e che tutte le norme a disposizione, comprese quelle dei recenti Decreti di sicurezza, siano applicate con rigore.

E c’è un dato che, dal mio punto di vista, dovrebbe far riflettere tutti: il più piccolo tra i ragazzi identificati a Milano avrebbe appena 11 anni. Fa male e fa paura e ci chiama tutti in causa. Noi non possiamo permettere che dei ragazzi crescano pensando che spaccare una vetrina sia un modo per farsi rispettare o che qualche visualizzazione sui social valga più del loro futuro. Non possiamo accettare che qualcuno per convenienza politica o magari per farsi pubblicità finisca per giustificarli. Noi conosciamo le difficoltà di tanti giovani, sappiamo cosa significa cercare un lavoro, avere uno stipendio insufficiente, non vedere prospettive per il futuro. Sono problemi sui quali lavoriamo dall’inizio del mandato. E continueremo a farlo e lo facciamo ogni giorno. Ma il disagio non può diventare mai un alibi per la violenza, in primo luogo perché la violenza amplifica il disagio e non può curarlo.

In secondo luogo perché quando una vetrina va in frantumi a pagare non è il potente di turno. È il commerciante, è il lavoratore, è il quartiere. Sono proprio le persone comuni che qualcuno dice di voler difendere.

E voglio distinguere con altrettanta chiarezza chi commette violenze da chi manifesta pacificamente per chiedere risposte. Penso agli agricoltori, agli autotrasportatori, ai lavoratori di Ex Ilva, alle tante comunità che stanno attraversando momenti difficili. Con loro il Governo dialoga e lavora per trovare soluzioni. Proprio oggi il Ministro Salvini ha incontrato le rappresentanze dell’autotrasporto per affrontare le difficoltà del settore e individuare ulteriori risposte. Perché lo Stato che dice no alle violenze è lo stesso Stato che ascolta chi protesta rispettando gli altri. Ed è proprio su questa distinzione che chiedo chiarezza anche a tutte le forze politiche. Le violenze vanno condannate senza ambiguità, senza giustificazioni, senza distinguere in base a chi le commette.

Considero gravissimo che i rappresentanti delle istituzioni arrivino a pubblicizzare i riferimenti per ottenere assistenza legale gratuita dopo le devastazioni di Milano. Considero inaccettabile ogni tentativo di presentare saccheggi e distruzioni come forme legittime di rivendicazione sociale. Chi ha la responsabilità politica dovrebbe essere il primo a ricordare che nessuna causa autorizza a colpire chi lavora, ad aggredire le forze dell’ordine, distruggere le nostre città.

Per questo chiedo a tutti, indipendentemente dalle idee politiche, di stare dalla parte della legalità, della libertà, del rispetto delle regole. Noi continueremo a fare la nostra parte per proteggere chi manifesta pacificamente, chi lavora e chi vuole semplicemente vivere in sicurezza.

Manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Lo abbiamo detto e lo dimostreremo con i fatti.