L’intervista del Giorno: Due parole con Enrico Querci

Enrico Querci ci ha gentilmente concesso un’intervista, che vi riporto qua sotto

Massi: Enrico mi puoi dire un tuo parere personale su questa crisi che sta attanagliando l’ippica nazionale italiana ?

Enrico:“Si tratta di una crisi tecnico-culturale. Da quando l’ippica ha perso la propria identità istituzionale, essendo mescolata con gli tutti gli altri affari del Mipaaf, il controllo delle scommesse e la propria forza a livello politico, si è sprofondati in un verio e proprio baratro. Uscirne sarà difficilissimo perché nessuna delle parti in causa vuole rinunciare a quello che il sistema in passato gli aveva assegnato e perché la meritocrazia, in Italia, non viene riconosciuta e premiata. Si deve essere consapevoli che le risorse di un tempo non ci sono più e che, purtroppo, quest’ippica e sovradimensionata rispetto a quella che è la situazione attuale. Solo una privatizzazione completa, o quasi, del settore potrebbe far sperare in qualcosa di positivo. Speriamo avvenga prima che sia troppo tardi.”

Massi: econdo te, le corse di galoppo potranno tornare all’ippodromo Casalone di Grosseto ? Oppure verranno spostate a Follonica, o davvero le corse estive in maremma quest’anno saranno solo un lontano ricordo ?

Enrico: ” Penso che le corse a Grosseto non torneranno più, purtroppo, anche se il Casalone aveva perso molto di quel pubblico che in passato aveva affollato i suoi recinti. Follonica mi sembra una grossa forzatura e non so se potrà ospitare qualche corsa questa estate. La cruda realtà è che nel mese di giugno, in Toscana, non ci saranno corse al galoppo, escluso quelle che stanno concludendo la stagione fiorentina. Questo è molto triste e preoccupante per il settore ippico toscano.”

Massi: Quando vengo a vedere le corse a Pisa è sempre un piacere sentire le tue interviste. Da quanti anni ormai 6 nell’ambiente ?

Enrico: “Una vita! Il 2018 è un anno importante per me perché sono 25 anni che lavoro come cronista-conduttore per la televisione ippica italiana e 20 che collaboro con l’ippodromo di San Rossore. Il tempo passa….”

Massi: Domanda a bruciapelo, sul Palio di  Siena,secondo te quale contrada è  più favorita delle altre attualmente, senza ancora aver assegnato i cavalli alle Contrade ?

Enrico: ” La domanda delle 100 pistole! Più facile dire quanti granelli di tufo formeranno il fondo pista in Piazza del Campo che non il possibile vincitore del Palio di Provenzano! Tre coppie di nemiche, e i quattro fantini che avranno le prime scelte dopo la tratta sono già due fattori importantissimi ma la bellezza del Palio di Siena è che tutte le strategie possono andare a gambe all’aria non appena il Canape si abbassa! Gli ultimi anni dell’Istrice non sono stati tra i più felici, per cui spero che torni il sorriso in Camollia.

Massi: Ormai ti vedo da tanti anni qua a Siena per il Palio, hai una contrada che ti affascina più delle altre ?

Enrico: “In pratica ti ho già risposto! Però non posso non aggiungere che la forza di Siena e del Palio sta in tutte le sue Contrade. Io trovo che siano realtà uniche, attraverso le quali la tradizione si tramanda e dove i giovani sono a contatto con i grandi, imparando fin da piccoli i valori sui quali il Palio sopravvie a se stesso da centinaia di anni. E non solo. I cittini sono il tesoro di Siena, alla fine.”

Massi: Parlaci un pò del libro “Vico nel Campo” che andrai a prsentare alla libreria Feltrinelli sabato 09/06. E’ un bello spaccato di cosa è il Palio e narra bene le sue dinamoiche. Dacci un tuo parere personale

Enrico: “Erano anni che volevo scrivere qualcosa in più di un articolo sul Palio (molti ne ho scritti per giornali e riviste italiani e stranieri) ma ne ero intimorito. Non volevo che fosse qualcosa di banale perché questa Festa non lo merita. Il tempo mi è venuuto in aiuto e aver aspettato è stata l’arma vincente. Giuseppe Virdis, già tra i protagonisti del mio primo libro “Laghat il cavallo normalmente diverso”, decise qualche anno fa di lasciare l’ippica per rincorrere il sogno di montare nel Palio di Siena. Per far questo andò a lavorare nella scuderia di Jonatan Bartoletti, all’epoca già vincitore di Palio ma che stava attraversando un momento difficile della sua carriera. Li ho osservati e seguiti da lontano fino a quando le loro strade si divisero. Beppe decise che non sarebbe riuscito in quest’impresa, Scompiglio ha poi vinto tre Palii di seguito. Nel libro i due si raccontano in prima persona, parlano delle loro aspettative, dei loro punti di forza e delle loro debolezze. Sono due confessioni che svelano anche dei retroscena palieschi che non sempre salgono alla ribalta. Ma non è tutto, perché volevo che il Palio fosse raccontato anche da altri testimoni: ma quali? Anche in questo caso la conoscenza di Siena e delle Contrade mi ha fatto capire che non potevano essere testimoni umani a parlare (sicuramente avrei scontentato qualcuno!) e così ho scelto chi il Palio lo ha visto da sempre e sopravviverà anche a noi. Sono materiali, oggetti, situazioni che per la prima volta fanno sentire la loro voce e lo fanno in maniera particolare.
La prima presentazione del libro c’è stata a Siena, il 13 aprile, alla Biblioteca degli Intronati dove, incredibile ma vero, per la prima volta è stato presentato un libro sul Palio di Siena. Per me è stato un onore doppio. Sono anche molto orgoglioso di aver ricevuto il patrocinio del Consorzio per la Tutela del Palio di Siena e di aver pubblicati sul libro il loro logo e gli stemmi delle 17 Contrade. Lo vedo come un “marchio di qualità” per il mio libro. Ringrazio Nicoletta Fabio che ha scritto una prefazione al libro commovente e Pacini Editore di Pisa che ha pubblicato i miei primi due libri.”

 

 

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