Durante il Consiglio comunale di oggi, giovedì 19 marzo, il Sindaco ha risposto all’interrogazione del consigliere Fabio Pacciani (Gruppo Misto)
La Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala è stato l’oggetto dell’interrogazione presentata durante la seduta del Consiglio comunale di oggi, giovedì 19 marzo, dal consigliere Fabio Pacciani (Gruppo Misto). Ha risposto il Sindaco di Siena, Nicoletta Fabio.
“Il progetto dedicato al Vecchietta – ha spiegato il Sindaco Fabio – pensato e annunciato in origine come mostra, si è trasformato in corso d’opera in un intervento strutturale per la scelta, condivisa con il Ministero della Cultura, di privilegiare un’operazione permanente di riordino museografico, architettonico e filologico piuttosto che realizzare un evento temporaneo, rafforzando, coerentemente con l’indirizzo del consiglio di amministrazione e dell’amministrazione comunale, l’integrazione tra ricerca scientifica, progettazione architettonica, valorizzazione museografica e fruizione pubblica. Si è insomma preferito un investimento permanente nella struttura museale, sostenuto anche economicamente dal Ministero della Cultura, finalizzato a rafforzare in modo duraturo il valore culturale del complesso. La sostenibilità ci chiede infatti oggi di intervenire in modo lungimirante e quindi abbiamo deciso di utilizzare le risorse in modo ponderato. Avremmo potuto utilizzare tutto ciò di cui disponevamo per una vera e propria mostra: il progetto del Vecchietta ha invece guidato il riallestimento del piano monumentale e nell’ottica di una rifunzionalizzazione degli spazi ci è sembrato più opportuno invitare poi alla scoperta del Vecchietta altrove in città che non far venire le opere presenti a centocinquantametri metri di distanza”.
“Il progetto – ha proseguito il Sindaco – come normalmente accade per una mostra, è stato comunque accompagnato dalla produzione di una doppia monografia critica in partenariato con la Frick Collection di New York, rafforzando il posizionamento scientifico internazionale della fondazione e consolidando la centralità del patrimonio storico come fondamento della programmazione culturale. Come annunciato nella conferenza stampa del 20 febbraio scorso la mostra su Santa Caterina aprirà il 28 novembre; le ragioni dello slittamento al 2026, come ho già avuto occasione di dire in questa sede, non sono da attribuirsi né all’amministrazione comunale né al Presidente e alla direttrice del Santa Maria: il progetto scientifico e finanziario definitivo è stato infatti presentato dai curatori solo il mese scorso, con un ritardo dovuto in primo luogo alle difficoltà incontrate dai curatori nella concessione dei prestiti, nella redazione di un piano economico sostenibile e nella stesura del catalogo. Aggiungo che, nella stessa ottica rappresentata prima e che ribadirò poi nella risposta al terzo quesito, cioè di accostare alla mostra la valorizzazione di ciò che resta, lavoreremo parallelamente alla valorizzazione di Santa Caterina della Notte, quindi di un’altra area straordinariamente ricca dal punto di vista storico, culturale, artistico, così che qualcosa di concreto rimanga al di là della occasionalità della mostra”.
In merito ai progetti in corso e alla rifunzionalizzazione degli spazi il Sindaco ha specificato che “il consiglio di amministrazione ha voluto realizzare una linea strategica che nasce nell’indirizzo del socio unico fondatore. Di fronte a una sorta di deterioramento dell’identità del Santa Maria ci siamo chiesti come superare questo impasse, alla luce delle nuove esigenze culturali e degli evidenti cambiamenti che, nella visione museografica, da una parte, e nell’economia della città, dall’altra, si sono verificati rispetto all’epoca del più grande progetto pensato per il Santa Maria, il piano Canali. Era fondamentale porsi una scelta: fare quello che ci era e che tuttora ci viene chiesto da molti, cioè grandi mostre, oppure investire prioritariamente sulla rifunzionalizzazione degli spazi. Abbiamo scelto di puntare su un progetto che rifonda l’identità del Santa Maria, un nuovo masterplan, asse fondamentale che è stato concertato con i massimi esperti del settore, in particolare Luca Molinari, curatore e storico dell’architettura al quale abbiamo affidato il ruolo importantissimo di coordinare tre grandi studi di architettura che hanno consegnato le loro proposte il 15 febbraio scorso, proposte che saranno presentate al pubblico nel maggio prossimo. Nel frattempo, non abbiamo rinunciato alle mostre (ce ne sono state tredici nel 2024 e dieci nel 2025), economicamente sostenibili con risorse che non sono più quelle di una volta, ma soprattutto fondate per lo più su due principi fondamentali, fra loro coerenti: valorizzazione del patrimonio, come nel caso del Vecchietta e come anche per la futura mostra su Santa Caterina, e progetti in cui il contemporaneo è al servizio del patrimonio storico e artistico del complesso, cioè progetti site specific, come nel caso di Jacob Hashimoto e di Teodora Axente, con opere realizzate appositamente per Siena. In tutti e tre i casi citati il Santa Maria è stato inoltre al centro dell’attenzione e della critica internazionale; l’opera di Hashimoto realizzata per Siena è ora al Moma di San Francisco, Axente ha avuto recensioni importanti non solo su Art Tribune ma su testate internazionali prestigiose, dal Financial Times ad Harper Bazar Cina, facendo parlare del Santa Maria all’estero così come ha fatto il Festival Xenos curato da Annalea Antolini, che tornerà nel novembre prossimo, con la presenza di alcuni tra i coreografi più importanti al mondo e di performers internazionali di altissimo livello”.
“Nella direzione dell’internazionalità – ha aggiunto il Sindaco Fabio – va anche la mostra del 2027 ‘Wagner, Parsifal e l’Italia, ‘Siena all’origine dell’immaginario visivo di un’opera leggendaria’, realizzata a cura del dottor Jerome Delaplanche, grande storico dell’arte, già direttore del dipartimento di storia dell’arte dell’Accademia di Francia a Roma e responsabile del patrimonio al Centre des monuments, mostra che potrebbe essere portata dopo Siena a Bayreuth, al Richard Wagner Museum in occasione dei quaranta anni dall’ultimo Parsifal”.
Sulle attività svolte all’interno del complesso museale, il Sindaco Fabio ha specificato che “altro asse decisivo quello delle attività educative, cinquecentoventicinque nell’arco dell’ultimo biennio, che hanno avuto un incremento sensibile, cui si affianca il grande successo del Museo per bambini, museo d’arte riconosciuto oggi come un’eccellenza, pensato in maniera assolutamente originale, e le attività dedicate all’accessibilità. E ancora l’ospitalità a cento eventi pubblici, centoquarantadue convegni e tredici progetti di ricerca, il tutto nell’ottica dell’accoglienza, che rappresenta la vocazione del Santa Maria. Nella stessa ottica, che è anche quella di rendere il Santa Maria un luogo vivo da frequentare non solo per visitare una mostra o per ammirare stupende opere d’arte, apriremo una manifestazione di interesse a tutti i docenti delle Università di Siena per avere tutta la settimana dei corsi anche aperti da svolgersi al Santa Maria, e creare presenza viva all’interno del piano monumentale”.
L’ultima osservazione del Sindaco Fabio si è concentrata sullo Statuto: “Lo Statuto vigente ha di fatto ingessato e limitato la capacità di azione della Fondazione. Da qui la necessità di rivederne l’assetto giuridico amministrativo, tradotta nella redazione di un nuovo statuto, che definisca la Fondazione ai sensi del decreto legislativo 42 del 2004 (codice dei Beni Culturali), qualificandola come ‘ente di diritto privato in controllo pubblico’ e citando esplicitamente la legge 133 del 2020, aprendo alla possibilità di richiedere il riconoscimento come ‘comunità patrimoniale’, ampliando e strutturando diversamente la base associativa con l’ingresso di soci pubblici e privati. Se su singoli progetti in due anni abbiamo attivato cinquantacinque partenariati e raccolto complessivamente due milioni di euro: il nuovo assetto giuridico è mirato ad agevolare da un lato il reperimento di risorse, dall’altro la collaborazione stabile di enti e istituzioni. Ma al di là dell’assetto giuridico occorre concepire e lanciare un progetto che porti ad un fundraising concreto: questo sarà il masterplan, un progetto strutturato che accoglie e riassume tutte le linee guida che ho elencato”.
Il consigliere del Gruppo Misto Fabio Pacciani ha così replicato: “La risposta è stata molto esaustiva. Da cittadino, fino ad ora, ho osservato una carenza nella programmazione di lungo termine, al netto di scelte, e problematiche economiche e statutarie. Manca dunque una visione del Santa Maria della Scala fra dieci o venti anni. E’ importante che questa visione si sviluppi in chi governa e direi anche all’interno del Consiglio comunale, data l’alta carica identitaria del Santa Maria della Scala. Al di là quindi di una programmazione annuale, che in qualche caso viene anche rivista, mi piacerebbe che ci fosse un percorso che possa portare il Santa Maria della Scala a essere un polo di sviluppo internazionale per la città, che sopravviva indipendentemente da chi governa o dal presidente in carica. Fondamentale che di questi argomenti si parli in Consiglio comunale e suggerisco al Sindaco di programmare consigli monotematici su questo tema, in modo che tutti possano portare il loro contributo, per poi arrivare a una sintesi utile per lo sviluppo della progettazione futura. Serve poi una forte e maggiore collaborazione con le istituzioni della città, fra cui università, ma non solo: servono percorsi di collaborazioni definite e costanti. Anche questo potrebbe rafforzare l’attenzione della cittadinanza nei confronti della struttura e la voglia di partecipazione al dibattito. Il Comune può fare questa operazione di coordinamento, con tutte le difficoltà del caso. Una considerazione poi sulle ‘grandi mostre’: non è proprio vero che questo tipo di progetti non abbiano ricadute importanti su attività commerciali e turistiche e anche sulle attività di restauro, un fattore di valore estremo e che si lega anche all’attività di ricerca per creare un modello virtuoso di formazione. Anche una ‘grande mostra’ lascia dunque qualcosa alla città. Il Santa Maria della Scala potrebbe essere poi dotarsi di un’organizzazione innovativa, diventi cioè un luogo di studio dove potrebbe essere messi a disposizioni spazi ampi per recupero e restauri: nella nostra città erano presenti tanti laboratori di questo tipo. Servirebbe chiaramente una costante collaborazione, come detto, con le università”.
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