Italia: Interrogazioni a risposta immediata, il Presidente Meloni al Senato

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha risposto, al Senato della Repubblica, alle Interrogazioni a risposta immediata.

INTERROGAZIONE SULL’ISTITUZIONE DI UNA CABINA DI REGIA PER AFFRONTARE LE PRIORITÀ STRATEGICHE DEL PAESE

Presidente Meloni: Grazie Presidente, buon pomeriggio Senatori. Grazie Senatore Calenda,
credo che nella sua interrogazione ci sia un punto di condivisione da cui partire che è chiaramente la situazione nella quale noi ci troviamo, il fatto che ci sia un quadro economico internazionale particolarmente complesso e che le tensioni geopolitiche che noi continuiamo a vivere incideranno, come già stanno incidendo, sulla crescita, sui costi energetici, sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie. E che, in un momento che facile non è, dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più spazio per un confronto concreto sulle grandi questioni strategiche che riguardano l’Italia. Quindi colgo positivamente quello che lei dice.

Chiaramente c’è, tra queste grandi questioni, quella energetica. Lei sa che il Governo – si può essere d’accordo oppure no – ci ha lavorato dall’inizio, partendo dal gas release fino ai provvedimenti sul nucleare. Ne approfitto anche per dire che entro l’estate sarà approvata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia.

E poi il decreto bollette, che reperiva – lo dico facendo riferimento a quello che lei ricordava – parte delle risorse che erano necessarie per calmierare i prezzi delle bollette, tassando le imprese produttrici, cioè qualcosa che era abbastanza inedito. Così come lei vede che a livello internazionale anche ci muoviamo per diversificare le fonti, come a livello nazionale ci muoviamo per diversificare le tecnologie per ridurre una dipendenza che diventa sempre più pericolosa.

E poi ci sono molte altre questioni che possono essere oggetto, che sono oggetto, di un possibile confronto con le opposizioni. Io le ho citato particolarmente la questione energetica nel poco tempo che ho perché devo dare atto ad Azione, al suo Partito, a lei, di aver tentato nei momenti di difficoltà, su alcune grandi questioni che non riguardano questi cinque anni, ma riguardano l’Italia nel suo complesso, di fare il tentativo di portare il proprio contributo e le proprie proposte.

E quindi lei deve sapere, sen. Calenda, che le porte del Governo, le porte mie personali, per chi ha voglia di confrontarsi nel merito di questioni che in ogni caso impattano su ciascuno di noi, saranno sempre aperte.

Quanto alla proposta di una Cabina di Regia, io sarei anche disponibile. Le devo ricordare che quando – finora – abbiamo provato a fare delle proposte in questo senso, la risposta da parte della stragrande maggioranza dei partiti dell’opposizione non è stata di disponibilità. Ricordo, uno degli ultimi casi, all’inizio del conflitto in Iran: ci si è detto addirittura che volevamo organizzare una sorta di passerelle. Non c’è da parte mia nessuna volontà di organizzare delle passerelle. Se le posizioni delle forze di opposizione fossero diverse, le mie porte sarebbero ancora aperte. Sono in ogni caso aperte per chiunque voglia anteporre l’interesse nazionale all’interesse di partito, perché credo che la fase lo richieda. E quindi la ringrazio per questa proposta.

 

INTERROGAZIONE SULLE PROSPETTIVE DI POLITICA ECONOMICA PER L’ULTIMO PERIODO DELLA LEGISLATURA

Presidente Meloni: La cosa interessante, Presidente La Russa, è che si invoca la la presenza del Presidente del Consiglio in Aula praticamente ogni giorno per potersi confrontare sui temi della politica e ogni volta che si viene qui, al netto di accuse e insulti, c’è oggettivamente poco di cui parlare. Per cui io, che penso che la fase nella quale stiamo facendo politica lo richieda, cerco di rispondere alla parte concreta, chiaramente, del suo intervento, Senatore, perché ho tre minuti e se vuole poi, quando avrò più tempo, le risponderò nel merito di tutte le domande che lei mi ha fatto. Mi interessa la questione economica, perché io penso che la risposta alla prima, quindi, delle sole vere due domande che lei ha fatto, è che la novità di questo Governo non sia stato semplicemente il fatto che avesse una stabilità. Io ho sempre detto che la stabilità è necessaria perché consente di realizzare una visione.

Allora economicamente – lo dico perché non è la prima volta che mi sento dire “che cosa hai in serbo per l’ultimo anno di legislatura?”, ricordando un modo di fare politica che ha riguardato altri e non riguarda noi -, quello che noi intendiamo fare in questo ultimo anno di Governo è continuare una strategia che abbiamo messo in campo, che era fatta sul piano economico sostanzialmente da tre scelte fondamentali: da una parte quella di rafforzare i salari e il potere d’acquisto, dall’altra quella di incentivare le aziende che assumevano e che investivano e, in più, la scelta, che è anche economica, di sostenere le famiglie e la natalità, per ragioni che ci siamo detti in molte occasioni.

E n questi quattro anni  quasi – tre anni e mezzo -, noi in ogni legge finanziaria, in ogni provvedimento economico, abbiamo di fatto seguito queste tre priorità.

Sul primo punto: riforma fiscale, riduzione delle aliquote Irpef, taglio del cuneo, estensione del regime forfettario per gli autonomi, detassazione degli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali. Tutto aveva l’obiettivo di rafforzare i salari e il potere d’acquisto. Sul secondo punto: più assumi meno paghi, l’iperammortamento, gli investimenti nel sostegno alla ZES Unica del Mezzogiorno. Tutto serviva a sostenere le imprese che assumevano e investivano. E per ragioni di tempo non potrei citare tutti i provvedimenti in tema di natalità e famiglia, dalla decontribuzione al bonus per le mamme lavoratrici, tre mesi di congedo parentale pagati all’80%, l’assegno unico, il bonus nido, fino all’ultimo sgravio contributivo per le aziende family friendly che abbiamo previsto negli ultimi provvedimenti del Governo.

Insomma, abbiamo scelto delle priorità e continuato a investire in quelle priorità. E’ quello che faremo anche nell’ultimo anno. Chiaramente, se vuole, io le dico anche con quali provvedimenti:

Intanto lei dice “non mi dica Piano Casa”; ma lo potrò scegliere io quali sono le prime tre priorità economiche che si dà il Governo nell’ultimo anno o lei vuole decidere anche quello? Perché guardi, sono contenta, ma.. E perché? Perché io la considero una misura anche economica, oltre chiaramente a una misura che serve a dare risposte ai cittadini. Non solo ai cittadini che hanno bisogno di una casa popolare, che non hanno una casa popolare, perché ci sono moltissime case popolari che non sono accessibili e che non si possono assegnare, ma anche a quelli che non hanno diritto a una casa popolare ma non riescono ad affrontare i prezzi di mercato. Poi lei dice “non riuscirete a farle perché non l’avete fatte finora”, non lo so, vedremo chi ci sarà dopo di noi al Governo. Se ci sarete voi spero che su un’iniziativa del genere decidiate di non annullarla, perché alcune cose possono andare in continuità.

Dopodiché le cito l’estensione della Zes Unica del Mezzogiorno, almeno per la parte di semplificazione a tutto il territorio nazionale. Ha dimostrato di essere una misura che funziona, e le aggiungo – e chiudo – che vogliamo rafforzare i meccanismi, che abbiamo già introdotto, per accrescere gli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale italiana. Perché qualcosa, Senatore, non funziona se ci sono 260 miliardi di euro che vengono raccolti dagli italiani, dei quali 40 miliardi solamente sono investiti in Italia. È un’altro tema sul quale stiamo lavorando, vogliamo lavorare.

PNRR. Ad oggi l’Italia ha incassato 153 miliardi e sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane. Al 31 Marzo 2026 la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76% del totale, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. Direi che abbiamo fatto un buon lavoro.

 

INTERROGAZIONE SUGLI STRUMENTI DI TUTELA DEL LIVELLO DEI SALARI E DEL POTERE D’ACQUISTO

Presidente Meloni: Senatrice Bianconfiore la ringrazio, perché il tema dei salari è molto serio, ed è un tema che è stato raccontato con molti slogan e diverse fake news.
Noi abbiamo sentito – anche ora, prima del suo intervento, in quest’Aula, in particolare dal sen. Renzi, lo risentiremo molte altre volte – che in Italia i salari “hanno perso 7 punti dal 2021”. Bene. Solo che chi lo sostiene è lo stesso che governava tra il 2021 e il 2022, quando l’inflazione è esplosa e i salari reali hanno perso oltre otto punti e mezzo, cioè quando questo calo si è accumulato.

Perché noi siamo partiti da qui. Anche questo sarebbe, sen. Renzi, onesto da ricordare. Siamo partiti da qui, ci abbiamo lavorato, e i salari hanno ripreso gradualmente a crescere più dell’inflazione. Significa che, seppure lentamente, le famiglie stanno recuperando parte del potere d’acquisto degli anni precedenti.

Perché? Proprio perché non ci siamo girati dall’altra parte; proprio perché abbiamo dato delle risposte su questo tema, che abbia considerato una priorità. Lavorando soprattutto su due fronti.
Il primo è stato il taglio del costo del lavoro. Diversi provvedimenti che hanno aumentato il netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto lavoratori con redditi medio-bassi. Un lavoratore dipendente con uno stipendio intorno ai 26 mila euro annui oggi può avere tra i 1.500 e i 2.400 euro in più all’anno rispetto al passato.

E la seconda priorità è stata il rinnovo dei contratti. Ora, io voglio ricordare, perché nessuno lo fa mai, che nel pubblico impiego noi abbiamo stanziato oltre 20 miliardi di euro fino al 2027 per rinnovare i contratti, dopo anni di stipendi e di contratti che erano fermi. In alcuni comparti si è arrivati persino a tre rinnovi, come è accaduto per esempio nel comparto nella scuola, dove un docente ha potuto ricevere in busta paga mediamente 412 euro al mese in più, insieme agli arretrati.

Abbiamo puntato anche sul rinnovo dei contratti nel privato, particolarmente con la detassazione degli aumenti contrattuali che veniva richiesta da tempo dalle parti sociali.

Perché? Perché noi crediamo che i salari vadano aumentati rafforzando la contrattazione, perché è lì che si difendono i diritti dei lavoratori e che lo si riesce a fare settore per settore. Così, con l’ultimo Decreto Lavoro, abbiamo stabilito che he possono accedere agli incentivi pubblici per le assunzioni solamente quelle imprese che applicano un salario giusto. Dove per salario giusto si intende il trattamento economico complessivo sancito dai contratti collettivi nazionali che venfgono stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative.

È una strada diversa da quella del salario minimo legale che invece viene proposta dalle opposizioni, che però, come dimostra, per esempio, il caso della Regione Puglia, dove è stato applicato, il salario minimo rischia di diventare una soglia al ribasso piuttosto che una tutela in più.

Ora chiaramente nessuno penso che il problema sia risolto. Sappiamo che gli stipendi in Italia sono ancora troppo bassi, che bisogna continuare a lavorarci, che molte famiglie fanno fatica. Però, dopo anni in cui il potere d’acquisto diminuiva, la tendenza si è invertita e questo significa che, continuando questo lavoro e su questa strada, possiamo far crescere i salari in modo stabile.
Grazie

 

INTERROGAZIONE SU INIZIATIVE PER CONTRASTARE L’EMIGRAZIONE GIOVANILE

Presidente Meloni: Senatore De Cristofaro, lei ha ragione quando dice che l’emigrazione giovanile in Italia è diventata un fenomeno strutturale. È una questione seria che chiaramente nessuno sottovaluta e che nessun Governo negli ultimi decenni è riuscito ad invertire.

Nel nostro caso anche, voglio dire, i dati sono in linea. Sì, un anno leggermente i più bassi. C’è stato un picco nel 2024 molto innaturale, che però ha una ragione particolare, cioè il 2024 è l’anno nel quale sono entrate in vigore le sanzioni per chi sta all’estero più di un anno e non si iscrive all’AIRE. Per cui è l’anno in cui moltissimi che già erano andati all’estero negli anni passati si sono iscritti. Ma in ogni caso, insomma, la questione è una questione reale e va affrontata con serietà. E e va affrontata anche tenendo in considerazione che dentro questi numeri, anche alcuni di quelli che lei citava, ci sono dei fenomeni diversi tra loro, no? C’è una mobilità internazionale fisiologica positiva: giovani che scelgono di studiare, di lavorare, di fare un pezzo della loro formazione all’estero e poi riportare in Italia quelle competenze e quella formazione che hanno acquisito. Io considero questo un fenomeno, una dinamica assolutamente positiva, non una sconfitta per la Nazione, anzi, penso che ci sono dei casi nei quali non sbaglieremmo a incoraggiarlo. Diverso è quando quei giovani non tornano più perché, come lei diceva, altrove trovano salari migliori, direi anche maggiore valorizzazione del merito – quindi forse dovremmo diciamo interrogarci anche su questo – e un riconoscimento migliore delle competenze. E qua è dove si misura la sfida nazionale.

Però io non sono ovviamente d’accordo con lei quando lei dice che non c’è stata alcuna strategia su questo. Intanto c’è una strategia e c’è stata una strategia che riguarda alcuni settori specifici. Penso al lavoro che abbiamo fatto in materia di ricerca. Penso al fatto che abbiamo approvato il piano triennale per la ricerca 2026-2028 con 1,2 miliardi di euro per rafforzare le infrastrutture e le università, gli enti di ricerca, il collegamento tra formazione e mondo produttivo; abbiamo sostenuto la chiamata diretta di ricercatori e professori italiani all’estero; abbiamo previsto strumenti per stabilizzare chi ha maturato esperienza, ad esempio nei progetti del PNRR. Quindi c’è un lavoro che abbiamo fatto in alcuni settori specifici e c’è un lavoro complessivo che abbiamo fatto sullo stato economico della Nazione.
In parte citavo anche nelle mie precedenti proposte, perché ovviamente alla fine per trattenere questi ragazzi servono crescita, salari dignitosi, un’occupazione stabile, investimenti, competitività.

E un po’ mi pare che questo sia il grosso del lavoro che il Governo ha fatto in questi anni, che ci consegnano anche qualche numero, Senatore De Cristofaro, perché quando lei parla di precarietà io le devo ricordare che è sotto questo Governo che i precari sono diminuiti di 550.000 unità rispetto ai Governi precedenti.

E’ sotto questo Governo che gli occupati stabili sono aumentati di 1,2 milioni in tre anni e mezzo perché noi abbiamo nei nostri provvedimenti favorito e incentivato i contratti stabili, abbiamo disincentivato la precarietà, così come abbiamo lavorato, particolarmente – e vado alla conclusione -, sul Mezzogiorno, che sappiamo essere il territorio che paga di più questa emigrazione. Ovviamente  il lavoro che abbiamo fatto, particolarmente concentrato sul Mezzogiorno, con la Zes Unica, con i provvedimenti come Resto al Sud, con con il rinnovo degli incentivi dell’ultimo Decreto Lavoro proprio per i lavoratori che vengono assunti particolarmente nelle regioni del Mezzogiorno, è un lavoro che riguarda questo obiettivo.

Chiaramente nessuno pensa che la questione possa essere risolta in tre anni, atteso che, come diceva lei, è strutturale. Però sicuramente abbiamo e condividiamo l’obiettivo per cui restare in Italia deve tornare ad essere una scelta competitiva e non un atto di coraggio come per molti è oggi.

 

INTERROGAZIONE SULLE ATTUALI POLITICHE DI SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO

Presidente Meloni: Grazie senatrice Craxi, sono molto d’accordo con lei e penso che dall’inizio del lavoro di questo Governo abbiamo dimostrato come per noi il Mezzogiorno non fosse un problema da risolvere, semmai una grande opportunità da cogliere.

Dove per molti anni l’approccio era stato concentrato sui sussidi, noi abbiamo preferito concentrare la nostra attenzione sugli investimenti, sul lavoro, sulle infrastrutture, sulla semplificazione.

La ZES unica è l’esempio più concreto di questa strategia. Abbiamo ridotto i tempi burocratici, abbiamo accelerato le autorizzazioni, dato alle imprese regole chiare. Il risultato è che in due anni sono stati autorizzati – e in parte sostenuti, come lei sa, con crediti di imposta – oltre 1300 investimenti, per un volume d’affari complessivo di circa 55 miliardi di euro e, chiaramente, rilevanti ricadute in termini occupazionali.

A questo si aggiungono gli investimenti del PNRR, ma anche la riforma delle politiche di coesione – che spesso si dimentica -, il rafforzamento delle infrastrutture, dei porti, delle reti energetiche e della logistica, gli incentivi alla occupazione. In sostanza noi non stiamo distribuendo risorse senza visione: stiamo costruendo le condizioni per cui le imprese possano restare, crescere, creare occupazione stabile.

I dati ci dicono che siamo sulla strada giusta. Lo abbiamo ricordato molte volte che in questi anni il PIL del Mezzogiorno è cresciuto più della media nazionale e l’occupazione al Sud è cresciuta più di quanto crescesse a livello nazionale. Mezzo milione di persone al Sud ha trovato un lavoro in questi tre anni e mezzo, dall’inizio del mandato di questo governo. E io credo che sia importante, perché questi dati dimostrano banalmente che quando lo Stato crea condizioni favorevoli, il Sud risponde con energia e con capacità.

Naturalmente sappiamo che il lavoro non è finito, che c’è ancora tanto impegno che viene richiesto.

Anche per questo il Governo ha istituito una Cabina di regia con il compito di elaborare un Piano Strategico per il Sud, e anche per coordinare i molti interventi tra le varie amministrazioni e tra i vari livelli delle amministrazioni.

Esattamente come intendiamo continuare ad assicurare le risorse per attrarre investimenti, per incentivare ancora l’occupazione. Come abbiamo fatto anche con l’ultimo Decreto Lavoro, che citavo poc’anzi. È stato approvato a ridosso della Festa dei Lavoratori, e con quel decreto abbiamo stanziato quasi un miliardo di euro per rinnovare gli incentivi occupazionali, e quegli incentivi vanno soprattutto a giovani under 35, a donne e a lavoratori all’interno della Zes Unica.

Perché, come ricordava lei e come condivido io, quello del Sud non è certamente un problema da risolvere, ma è la chiave per costruire un’Italia più forte, un’Italia più competitiva e anche, diciamoci la verità senatrice, un’Italia più unita. Perché ci sentiamo dire spesso che l’Italia è unita, che quasi quasi la vorremmo dividere noi, ma non mi pare che abbiamo trovato un’Italia che avesse stesse condizioni su tutto il territorio nazionale.

 

INTERROGAZIONE SULLE INIZIATIVE PER PROMUOVERE LA CRESCITA E LA COMPETITIVITÀ INDUSTRIALE 

Presidente Meloni: Grazie senatore Patuanelli, cerco di andare rapida alle questioni che sono state poste. Sono diverse. Parto dalle Comunità Energetiche Rinnovabili, quindi dal tema dell’energia. Lei diceva di chiarire un po’ le incertezze. Solo che credo che ci fosse molta più incertezza quando la norma è stata creata, perché la misura era scritta in maniera così sbagliata da rendere questo strumento, nei fatti, inattuabile.

Quindi noi abbiamo reso questa misura operativa, lo abbiamo fatto trasformando i prestiti in contributi a fondo perduto, ampliando la platea dei comuni fino a 50.000 abitanti, affidando la gestione al GSE. Oggi il tema che lei pone è che le domande superano la capienza disponibile e questo è perché la misura finalmente funziona. E quindi non credo che ci sia da dire di più sul lavoro del Governo, salvo che quando le istruttorie saranno concluse capiremo anche quanti ulteriori risorse dovessero servire per coprire tutte le richieste ammissibili.

Sulla strategia in generale in materia energetica, anche sulla base di quello che ho detto poc’anzi rispondendo al Senatore Calenda, a partire dal nucleare, alla diversificazione, per arrivare al Decreto Bollette. Con il quale – lo voglio ricordare a voi perché lo lo proponete spesso – abbiamo deciso di prelevare dalle grandi aziende energetiche una parte delle risorse che servivano per le bollette dei cittadini comuni, ma ricordo anche che abbiamo costruito un sistema che consente di disaccoppiare di fatto – altra cosa che veniva richiesta trasversalmente – il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, con una piattaforma pubblica che permette anche alle piccole imprese di aggregarsi e di acquistare energia direttamente dai produttori. Che significa? Significa sganciarsi dal mercato, significa sganciarsi dalla speculazione. L’abbiamo sentito dire, invocare per tanti mesi, ma alla fine sempre questo Governo l’ha fatto. Abbiamo sostenuto le famiglie più fragili con il bonus sociale nel 2025: quasi due milioni di utenti hanno ricevuto almeno una bolletta con saldo negativo. Abbiamo aumentato il bonus sociale per il 2026 da 200 a 315 €. A livello internazionale stiamo, come ha visto, anche diversificando le fonti. A livello europeo combattiamo per la diversificazione delle tecnologie: la famosa neutralità tecnologica, che invochiamo. E insomma, c’è una strategia di questo Governo per mettere in sicurezza questa Nazione che va avanti dall’inizio del Governo.

Su tutti gli altri temi, vede Senatore Patuanelli, io incontro sempre una certa contraddizione nelle accuse che voi muovete a questo Governo. Perché anche negli ultimi giorni, nelle ultime ore, nel suo intervento, noi veniamo accusati da una parte di fare austerità e dall’altra veniamo redarguiti per l’aumento del rapporto debito/PIL. Solo che temo che le due cose non stiano esattamente insieme. Noi non abbiamo fatto una politica di austerità. Noi abbiamo aumentato i salari, abbiamo tagliato le tasse, abbiamo sostenuto l’occupazione, abbiamo sostenuto gli investimenti, abbiamo rafforzato le pensioni più basse e, nonostante questo lavoro che noi abbiamo fatto, avremmo anche potuto uscire dalla procedura di infrazione se non avessimo dovuto fare i conti con centinaia di miliardi di euro bruciati in misure elettorali senza controllo.

Il Rapporto debito/PIL cresce solo grazie al Superbonus: 174 miliardi di euro, quattro volte di quanto preventivato. Sapete, questo lo dico ai colleghi della maggioranza, quando finiremo in Italia di pagare il Superbonus? Nel 2027, cioè quando sarà finito il nostro mandato. Noi abbiamo avuto dei colleghi che hanno sperperato risorse, ipotecando i 5 anni successivi, perché sapevano che non avrebbero dovuto loro assumersi la responsabilità di quelle scelte e poi ci fanno la morale. E quindi la morale francamente mi pare eccessiva. Quello che posso dirle, collega Patuanelli, è che noi non faremo lo stesso. Non faremo lo stesso, non perché facciamo una politica di austerità, non faremo lo stesso perché facciamo una politica di serietà. Siamo persone serie che si assumono le loro responsabilità e non le scaricano a chi viene dopo di loro.

 

INTERROGAZIONE SULLE MISURE DI POLITICA ABITATIVA

Presidente Meloni: Grazie Presidente Romeo. Questa interrogazione mi consente di tornare su un tema che, come lei diceva correttamente, è stato centrale per questo Governo dall’inizio del suo mandato.

Noi siamo partiti da un principio molto semplice e cioè che la casa non è un lusso, ma è un bene fondamentale. E che uno Stato giusto deve fare sostanzialmente tre cose: aiutare chi ha diritto ad avere una casa popolare; sostenere chi lavora ma non riesce più a in questo tempo ad affrontare i costi del mercato in molte occasioni; difendere i cittadini dalle occupazioni abusive.

È questa la linea che abbiamo seguito in questi anni, ed è anche la filosofia che ispira il Piano Casa che, lei ricordava, il Governo ha presentato qualche settimana fa. Il Ministro Salvini lo ha elaborato in prima fila.

Con il Piano Casa noi sostanzialmente mettiamo a disposizione fino a 10 miliardi di euro per oltre 100 mila alloggi in 10 anni. Comprende sia la quota pubblica – con la quale ci diamo l’obiettivo di recuperare circa 60 mila case popolari che oggi non sono assegnabili, quindi case che ci sono ma delle quali i cittadini non possono beneficiare – sia le case a prezzi calmierati che saranno invece realizzate grazie a investimenti privati. È bene ricordare, anche rispetto a quello che si diceva prima – mi pare lo dicesse sempre il sen. Renzi – riguardo al tema del Piano Casa, che in tutta la parte che riguarda i prezzi calmierati non ci sono fondi pubblici. Sono incentivi ad investimenti privati. Come? Con progetti di semplificazione, con strumenti di semplificazione, procedure veloci; in cambio delle quali, però, il privato deve garantire che almeno il 70% degli alloggi venga venduto o affittato a prezzi di almeno il 33% inferiori rispetto al mercato. Questo è quello che noi facciamo sulle case a prezzi calmierati, mentre il tema delle case popolari, chiaramente, quello è carico delle risorse pubbliche.

Ovviamente sulle case a prezzi calmierati l’obiettivo che noi ci diamo è quello di aiutare lavoratori, insegnanti, giovani coppie e famiglie monoreddito che, soprattutto nelle grandi città, oggi hanno enormi difficoltà rispetto al tema della casa.

E accanto a questo, come lei ricordava, c’è un altro principio fondamentale, che è la legalità. Per noi la proprietà privata è un diritto che va difeso. E non è accettabile che un cittadino debba affrontare anni di attese e molte spese per rientrare in possesso della propria casa occupata abusivamente.

Anche questo, chiaramente, ha un impatto economico concreto: se i proprietari tornano ad avere fiducia nello Stato, saranno più incentivati a mettere sul mercato gli immobili, e questo aumenterà l’offerta e contribuirà ad abbassare i costi degli affitti. E quindi è anche un obiettivo economico quello che noi ci siamo dati con il ddl sugli sfratti e gli sgomberi, che si aggiunge, tra l’altro, alle misure che avevamo già previsto – come lei sa meglio di me –  nel decreto sicurezza.

È chiaro, colleghi, che se da una parte aumentiamo l’offerta di case popolari e dall’altra mettiamo sul mercato delle case a prezzi accessibili, possiamo oggettivamente restituire ossigeno a moltissime persone in questa Nazione.

E mi dispiace, francamente, che anche su questo si sia riusciti a fare polemica. Penso che invece vadano ringraziate la Conferenza Stato-Regioni e l’ANCI, che hanno, invece, dato dall’inizio un convinto contributo all’iniziativa. A dimostrazione del fatto che, tolti i sacerdoti della contrapposizione a qualsiasi costo, gli altri si rendono conto che questi provvedimenti possono essere utili e positivi.

 

INTERROGAZIONE SULLE STRATEGIE PER LA CRESCITA ECONOMICA

Presidente Meloni: Presidente La Russa, nell’interrogazione che i colleghi del PD hanno presentato, io avevo contato 18 domande alle quali dovevo rispondere in tre minuti. Prendo atto che il Senatore Boccia ne ha aggiunte, in questa sua introduzione, altre – più o meno 5 – e quindi non siamo in un’interrogazione, Senatore Boccia. Siamo nel quizzone finale di un gioco a premi immagino. Quindi andiamo così, cerchiamo di dare delle risposte a quello che possiamo fare.

Allora punto primo, sono andato a fare la spesa l’ultima volta al supermercato sabato scorso. Se vuole può andare a chiedere, non so quando capita a lei. Per cui guardi, non rinuncio a stare in mezzo alla gente, non rinuncio a fare la mia vita normale proprio perché questo mi aiuta a capire come stanno le cose. E quello che capisco è anche che intorno a questo Governo c’è ancora tanto, tanto affetto dopo quattro anni. E anche questo qualcosa significherà.

Sul tema delle riforme, guardi, io adesso a mente non ricordo tutte le riforme che abbiamo fatto, però sicuramente così, su due piedi, mi viene in mente: la riforma del codice degli appalti, la riforma fiscale, la riforma degli ETS, la riforma della Corte dei conti, la riforma dei Fondi di Coesione, al netto di quelle che lei ha citato. Tra le quali ha dimenticato di citare la riforma di Roma Capitale, che mi pareva stessimo insieme portando avanti. Ma poi il PD, ha deciso che non gli interessa di avere il riconoscimento di Roma Capitale in Costituzione e si è sfilato, altrimenti avremmo fatto anche una riforma che probabilmente, a parti invertite se il sindaco fosse stato di Fratelli d’Italia, un Governo di Centrosinistra non avrebbe mai fatto. Noi non ragioniamo così, a differenza sua collega Boccia.

Sul salario minimo le ho già risposto. La risposta del Governo è stata diversa, penso che sia anche più efficace. Penso che dire che noi vogliamo rafforzare la contrattazione, che facciamo riferimento ai contratti stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Perché il tema dei diritti di un lavoratore, della condizione di un lavoratore, non si risolvono nell’orario, nel salario orario. Lei sa meglio di me che in un contratto ci sono molte altre voci che incidono sulla condizione finale del lavoratore. Noi crediamo che quello debba essere il parametro di riferimento. E pensavo che vi avesse convinto – Senatore Boccia, mi consenta, lei è pugliese – quello che è accaduto in Puglia, dove la Regione ha deciso di applicare il salario minimo e si è ritrovata con le proteste perché le condizioni di quei lavoratori erano peggiorate. Perché come abbiamo detto molte volte, purtroppo il salario minimo orario può rischiare di diventare un parametro sostitutivo e non aggiuntivo rispetto ai diritti del lavoratori.

Sul resto, Senatore Boccia, che cosa le devo dire? Lei mi ha citato una serie di dati economici. Io potrei citarne molti sulle differenze che ci sono tra il 2022, quando noi siamo arrivati al Governo della Nazione, e oggi: gli occupati sono aumentati, la disoccupazione è scesa, abbiamo più occupati stabili, abbiamo – come dicevamo – meno precari; il rapporto deficit/PIL era all’8,1 è al 3,1; lo Spread era a 236 punti, oggi a 75; la Borsa Italiana era 21.000 punti, oggi a quasi 50.000. Sulla povertà, secondo Eurostat, la popolazione a rischio povertà è diminuita e l’Istat definisce la povertà assoluta stabile, mentre nel 2022 cresceva. Sul fronte fiscale non ci dobbiamo dire molto. Sulla Sanità, il fondo sanitario, ci sono 17 miliardi in più. E vedete, si innervosiscono, perché si innervosiscono i colleghi? Si innervosiscono perché, scusate, ma se l’Italia oggi è così disastrosa, in che condizioni si trovava quando noi l’abbiamo ereditata? Colleghi, scusatemi, in che condizioni si trovava? Perché guardate, è possibile che gli italiani si aspettino di più da noi, ma temo che non se lo aspettino da voi perché ci sono già passati.

Quanto al superamento dell’unanimità in Consiglio europeo, anche qui ho già risposto molte volte. Non so se lei ritiene che rifacendomi la domanda 100 volte cambierò posizione. Non la cambierò collega Boccia. Non la cambierò, anche perché dal mio punto di vista non è questo che in fin dei conti può davvero sbloccare la situazione. I Governi che sono democraticamente eletti sono fatti da politici, ed i politici sanno che delle sintesi si devono trovare. Guardi, se io le dovessi dire qual’è il problema più grande che incontro oggi, è che spesso la politica trova delle sintesi, ma poi c’è una burocrazia oltre la politica che decide di rimettere in discussione quelle sintesi. Allora questa è una battaglia, colleghi, che possiamo fare insieme. Perché intanto non richiede di modificare i Trattati e perché poi, viva Dio, noi veniamo scelti dai cittadini e ci assumiamo la responsabilità di quello che succede. È anche giusto che siamo quelli che decidono. È anche giusto che a decidere non ci siano persone che poi non si devono confrontare con il consenso dei cittadini.

 

INTERROGAZIONE SULLE MISURE DI RIDUZIONE DEL CARICO FISCALE PER FAMIGLIE E IMPRESE

Presidente Meloni: Senatore Malan, la ringrazio perché, con la su interrogazione, lei mi consente di fare chiarezza, rispetto a una delle tante falsità che vengono ossessivamente ripetute sul nostro lavoro, come se ripetere cento volte la stessa cosa falsa alla fine la facesse diventare vera.

Sono mesi che, come lei ricordava, viene ripetuto che, poiché in Italia si registra un aumento della pressione fiscale, allora significa che il governo ha aumentato le tasse.

Ora, come è possibile che abbia aumentato le tasse il governo che ha accorpato i primi due scaglioni dell’IRPEF, tagliato di due punti il secondo scaglione IRPEF, ampliato e reso strutturale il cuneo fiscale – che insieme all’IRPEF da solo vale 21 miliardi di euro rimessi nelle tasche dei lavoratori – alzato a 85000 euro la tassa piatta per gli autonomi, detassato gli aumenti contrattuali e i fringe benefit, portato a zero le tasse sui premi di produttività; introdotto la decontribuzione per le mamme lavoratrici; alzato la soglia di esenzione IRPEF; e poi introdotto l’iperammortamento, i crediti di imposta per gli investimenti al Sud, la super deduzione del costo del lavoro e non cito tutti i provvedimenti per ragioni di tempo; come è possibile?

Infatti, questo governo non ha aumentato le tasse, questo governo ha diminuito le tasse.

Ma allora, come è possibile che aumenti la pressione fiscale? È possibilissimo, perché la pressione fiscale, come lei ricordava – perché lo sa – e secondo me lo sanno tutti gli altri in realtà all’interno anche di quest’Aula e fuori da quest’Aula -, misura il rapporto tra le entrate dello Stato e il PIL. Ma le entrate per lo Stato non aumentano solo se aumentano le aliquote delle tasse per capirci, le entrate fiscali aumentano anche, ad esempio, quando c’è più gente che paga le tasse perché ha trovato un posto di lavoro. È chiaro che, ad esempio, se il numero delle persone che lavorano stabilmente aumenta di un milione e duecento mila, le entrate per lo Stato aumentano, così come se ci sono un milione di occupati in più le entrate dello Stato aumentano perché ci sono più persone che pagano le tasse, anche se quelle tasse sono più basse. Anche se si è più efficaci nel recupero dell’evasione fiscale – ricordo che questo Governo ha recuperato circa 100 miliardi di euro in tre anni – significa più soldi che entrano allo Stato.

Poi sì, qualche tassa l’abbiamo aumentata anche noi. Signori sì, lo confesso. Sulle banche, sulle assicurazioni e sulle società energetiche. Capisco che questo faccia innervosire alcuni, ma abbiamo pensato di utilizzare quelle risorse aiutare i ceti deboli le famiglie maggiormente in difficoltà. Sono scelte che nessuno prima di noi aveva avuto il coraggio di fare.

E quindi le confermo, sen. Malan, che noi intendiamo continuare anche nell’ultimo anno di questo Governo con questa strategia, perché la nostra priorità resta sostenere chi lavora, chi produce, chi tiene in piedi questa Nazione, e non chi vive di rendita o privilegi.

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