Siena, Asp “Città di Siena”, Giordano: “Ridotto l’indebitamento complessivo. Azioni concrete per ridurre costi, rette invariate”

Durante il Consiglio comunale di oggi, giovedì 21 maggio, l’assessore ha risposto all’interrogazione della consigliera Anna Ferretti (Pd)

“Il tema centrale è la corretta lettura del risultato 2025 di Asp: la perdita richiede attenzione, ma deve essere valutata alla luce della sua composizione, dell’incidenza dei costi strutturali dei servizi alla persona, degli accantonamenti prudenziali e della contestuale riduzione dell’indebitamento complessivo dell’ente. In questo senso, una lettura limitata al solo risultato finale, senza considerare la natura delle principali componenti che lo determinano, restituisce un quadro parziale e non consente di valutare correttamente l’effettiva situazione economico-patrimoniale. Il cda ha inoltre intrapreso azioni per il contenimento dei costi e ricordo come le rette siano rimaste invariate”. Così l’assessore alla sanità del Comune di Siena, Giuseppe Giordano, ha risposto all’interrogazione presentata dalla consigliera Anna Ferretti (Pd) durante il Consiglio comunale di oggi, giovedì 21 maggio, sulle perdite di bilancio dell’Asp Città di Siena.

 

“Il bilancio 2025 – ha detto Giordano – evidenzia un risultato economico negativo pari a 899.018,80 euro. Il primo elemento da evidenziare è che la perdita d’esercizio non coincide con un incremento dell’indebitamento. Il bilancio patrimoniale mostra infatti che i debiti complessivi al 31 dicembre 2025 ammontano a 6.074.210,53 euro, mentre al 31 dicembre 2024 erano pari a 6.359.347,07 euro. Si registra quindi una riduzione complessiva dei debiti pari a 285.136,54 euro. Questo dato è rilevante perché consente di affermare che il risultato negativo dell’esercizio non si è tradotto, nell’anno considerato, in un aumento dell’esposizione debitoria complessiva dell’Asp. Anche la componente più rilevante dei debiti di funzionamento, cioè i debiti verso fornitori, risulta in diminuzione passando da 2.669.301,88 euro del 2024 a 2.409.505,29 euro del 2025, con una riduzione di circa 259.796,59 euro; le fatture da ricevere restano sostanzialmente stabili, passando da 1.333.123,82 euro a 1.324.420,57 euro e i debiti tributari diminuiscono, passando da 586.556,77 euro a 575.120,80 euro. Questo significa che il bilancio non evidenzia, sul lato patrimoniale, un peggioramento della posizione debitoria. La criticità non è quindi riconducibile a una crescita incontrollata dei debiti, ma piuttosto ad uno squilibrio economico della gestione corrente, cioè al fatto che i costi dell’esercizio hanno superato i ricavi e i proventi di competenza. È pertanto opportuno qualificare correttamente anche l’affermazione secondo cui l’Asp chiuderebbe da quattro anni in perdita. Tale dato, pur meritevole di attenzione, non può essere utilizzato in modo indistinto, come se i risultati negativi dei diversi esercizi avessero tutti la medesima natura e derivassero automaticamente da una gestione ordinaria fuori controllo. Ogni esercizio deve essere letto nella propria composizione economico – finanziaria distinguendo le componenti strutturali da quelle prudenziali, non ricorrenti o legate a specifiche valutazioni di bilancio”.

 

“L’Asp – ha aggiunto – ha fino ad oggi evitato di fare quello che tante altre aziende hanno fatto, ovvero non ha aumentato le rette da nove anni a questa parte per evitare di incidere ulteriormente sui bilanci familiari per un servizio che comporta più di altri scelte eticamente ponderate. Un altro dato importante è quello relativo alla media della quota sociale dell’anno 2026 Dal 1 febbraio questo importo ammonta per la Rsa Asp Campansi a 55,27 euro in presenza di una media della provincia di Siena di 56,41 euro ed è inferiore ancora in modo più considerevole rispetto ad altre realtà del territorio. Pertanto, il cda dell’Asp sta facendo le opportune valutazioni. E’ opportuno anche far presente che in passato il pareggio di bilancio era una operazione più facilmente raggiungibile per via di contributi della Fondazione Monte dei Paschi venuti meno che si aggiravano tra gli 800mila euro ed oltre 1 milione e 100mila euro. In assenza di questi contributi il disavanzo di gestione sarebbe stato strutturale già molti anni addietro. L’auspicio mio personale è che la nuova Governance della Fondazione, coerentemente con i suoi fini statutari, possa deliberare azioni di sostegno economico a servizi come quelli erogati dall’Asp che riguardano un bene essenziale come la salute e che vanno a tutelare le fragilità”.

 

“L’aumento del costo del personale amministrativo e dirigenziale – ha spiegato ancora Giordano – non deriva da un’espansione impropria della struttura, ma dalla necessità di ricostruire un assetto organizzativo stabile e adeguato alla complessità dell’Asp. Negli anni precedenti l’azienda si era trovata priva di una piena struttura dirigenziale, anche a seguito di mobilità, pensionamenti e cessazioni di alcune figure verticistiche. Tale situazione aveva indebolito il presidio direzionale e amministrativo proprio in una fase nella quale l’Asp era chiamata a gestire servizi complessi, appalti socio-assistenziali rilevanti, tre farmacie comunali, due centri cottura, un patrimonio immobiliare significativo, rapporti con altre aziende pubbliche per l’erogazione dei servizi, interventi strutturali obbligatori, adempimenti fiscali e obblighi normativi crescenti. L’incremento è quindi riconducibile a queste ragioni ed anche alla volontà di stabilizzare alcune unità amministrative. Si tratta dunque di una scelta organizzativa finalizzata a garantire continuità gestionale, maggiore capacità di controllo dei procedimenti e superamento di forme di lavoro precario”.

 

Sulle verifiche da parte di Agenzia delle Entrate, Giordano ha detto che “l’accantonamento di 399mila euro è collegato a una verifica relativa agli anni 2019 e 2021, non ancora definitivamente conclusa. La contestazione rilevabile dagli interlocutori allo stato attuale prodotti e notificati all’ente, riguarda unicamente l’applicazione dell’aliquota Ires agevolata del 12 per cento prevista dall’articolo 6 del Dpr 601/1973”. “La posizione difensiva dell’azienda – ha affermato Giuseppe Giordano – è che i proventi derivanti da farmacie, mense e patrimonio immobiliare non abbiano finalità speculative, ma siano strumentali al finanziamento dei servizi assistenziali e socio-sanitari istituzionali, strutturalmente in perdita e vadano pertanto a costituire, come previsto dalla legge che ne prevede lo svolgimento, una irrinunciabile fonte di sostegno interna. La vicenda si trova in una fase interlocutoria, in attesa che la pretesa trovi effettiva manifestazione in atti impositivi sui quali l’azienda opererà le proprie ulteriori valutazioni per eventuali attività difensive. Pur ritenendo fondate le tesi riferibili e a sostegno delle proprie controdeduzioni, il consiglio di amministrazione ha scelto prudenzialmente di accantonare l’importo contestato, in considerazione dei possibili sviluppi della vicenda accertativa e dei rischi che nel bilancio devono trovare idonea e corretta rappresentazione”.

 

“All’interno della voce del bilancio dell’Asp – ha continuato l’assessore alla sanità del Comune di Siena – relativa agli acquisti di servizi assume particolare rilievo l’incremento dei servizi socio-assistenziali in appalto, pari a 487.545,61 euro. Tale incremento costituisce uno degli elementi più significativi per la comprensione del risultato economico negativo dell’esercizio, in quanto riguarda una componente strutturale della gestione dell’Asp e direttamente connessa all’erogazione dei servizi socio-sanitari e assistenziali. Non si tratta, infatti, di costi generici o liberamente comprimibili, ma di oneri riferiti a prestazioni essenziali per lo svolgimento dell’attività istituzionale dell’ente. In un’organizzazione che gestisce servizi alla persona, la voce ‘servizi’ presenta un elevato grado di rigidità, poiché è strettamente collegata al rispetto degli standard assistenziali, ai contratti di appalto in essere, ai livelli di personale necessari, alla continuità delle prestazioni, agli obblighi previsti dalla normativa regionale e ai requisiti autorizzativi e di accreditamento. Tale rigidità deve essere valutata anche alla luce dell’evoluzione dei bisogni assistenziali, connessi in particolare al progressivo invecchiamento della popolazione e alla crescente complessità delle condizioni degli utenti. Ne consegue che il margine di manovra sui costi non è assimilabile a quello di un’impresa commerciale ordinaria. Eventuali interventi di contenimento della spesa devono pertanto essere selettivi, programmati e compatibili con la salvaguardia dei livelli essenziali di assistenza, della sicurezza degli ospiti, della qualità dei servizi e della continuità delle prestazioni”.

 

Sulle farmacie comunali, Giordano ha sottolineato come queste “continuano a rappresentare una componente positiva del bilancio dell’Asp e contribuiscono a sostenere gli squilibri della gestione socio-assistenziale. Il contributo delle farmacie resta quindi essenziale per l’equilibrio complessivo dell’azienda. Va tuttavia considerato che anche il settore farmaceutico è sottoposto a una progressiva riduzione della marginalità tradizionale, soprattutto sui prodotti da banco, sul parafarmaco e sui comparti più esposti alla concorrenza delle catene, della grande distribuzione e dell’e-commerce. Gli acquisti di farmaci e parafarmaci sono aumentati di 789.401,56 euro tra il 2021 ed il 2025, pari a +18,24% a fronte chiaramente maggiori vendite. Per questo il rafforzamento del settore farmaceutico non può limitarsi alla vendita ordinaria, ma deve puntare su servizi, galenica, prevenzione, presa in carico del paziente cronico e strumenti di acquisto più competitivi. Seppur una approfondita comparazione del fatturato e redditività delle farmacie comunali con il sistema è confortante sulla loro operatività, in quanto sono sempre sopra la media”.

 

“Il consiglio di amministrazione – ha concluso Giordano – ha individuato un insieme di misure finalizzate al contenimento dei costi, alla valorizzazione delle entrate e al rafforzamento dei settori in grado di contribuire all’equilibrio economico dell’azienda: valorizzazione del patrimonio immobiliare, revisione dei servizi delegati, gare uniche e razionalizzazione degli acquisti, farmacia dei servizi, sistema dinamico di acquisto per farmaci e parafarmaci. Nel complesso, le misure programmate mirano a intervenire sia sui costi che sui ricavi e rappresentano la leva strategica per la tenuta economica dell’azienda”.

 

La consigliera Anna Ferretti (Pd) ha replicato: “Ringrazio l’assessore e Asp per i dati forniti. Ci siamo incontrati con Asp in Commissione Garanzia e Controllo e già sapevamo che esistessero problemi di bilancio; per questo mi sembrava opportuno fare una riflessione complessiva. Da quanto emerso, il problema non riguarda il patrimonio, ma la gestione economica, che oggi non regge. Se non ci fossero gli utili delle farmacie, le perdite supererebbero il milione di euro. È quindi necessario affrontare il tema restando pienamente dentro il quadro normativo regionale dei servizi alla persona: nessuno pensa di derogare alle regole, ma questo trend non può continuare. Ritengo corretto l’accantonamento effettuato: mettere da parte risorse è una scelta prudente. Mi chiedo però come mai nel bilancio di previsione 2026 non sono già presenti valutazioni più attente su questioni rilevanti, come il tema dell’Agenzia delle Entrate e la possibile riduzione degli utili provenienti dalle farmacie. Un elemento così rilevante, a mio avviso, avrebbe dovuto essere almeno richiamato nel bilancio di previsione. È stato detto che, negli anni in cui erano presenti le risorse della Fondazione, non venivano fatti investimenti. Quelle risorse sono servite a mantenere ferme le rette e quindi ad aiutare molte famiglie e molti cittadini che usufruiscono dei servizi Asp. Questo apre anche un’altra riflessione: chi non accede ad Asp spesso si trova a sostenere rette sociali molto più alte, senza avere la possibilità di scegliere alternative diverse. Se da un lato è giusto sostenere le famiglie, tenendo basse le rette, dall’altro bisogna considerare che mantenere rette troppo basse può impedire di realizzare lavori, manutenzioni e attività indispensabili. Credo quindi che l’amministrazione comunale e Asp debbano affrontare insieme un ragionamento complessivo sul sistema. Gli anziani aumentano continuamente e i cittadini che si rivolgono ad altre strutture sono tanti e sono cittadini senesi che devono sostenere costi maggiori. Serve quindi una valutazione complessiva sulla sostenibilità futura delle rette e del servizio. Per quanto riguarda il personale amministrativo, non ho alcuna contrarietà a una stabilizzazione della struttura: una struttura stabile favorisce organizzazione e sviluppo. Mi domando però se non sia necessario rivedere l’organizzazione generale dei servizi. Se una realtà grande come il Campansi fatica a ottimizzare le risorse, dobbiamo chiederci come possano fare strutture più piccole ad avere bilanci in pareggio. Esistono servizi che non rientrano strettamente tra quelli obbligatori e che forse meritano riflessione e attenzione. Vorrei poi richiamare l’attenzione sui bilanci di previsione. Guardando il bilancio 2025, si prevedevano 23 milioni e 223 mila euro di ricavi, ma se poi le entrate effettive sono inferiori, intorno ai 22 milioni e 600mila euro e contemporaneamente aumentano le spese per i servizi, è evidente che qualcosa nelle stime non funziona. Per questo chiedo che ci sia maggiore confronto e sinergia tra Asp e Comune, affinché questi squilibri economici vengano affrontati in modo serio e condiviso. Asp rappresenta una realtà importante e aperta alla città, con collaborazioni positive con enti e associazioni, ma tutto questo deve poggiare anche su una reale sostenibilità economica. Altrimenti rischiano di diventare difficili anche i progetti di sviluppo futuri, come i centri diurni e Villa Rubini. Non si può pensare di costruire prospettive di crescita su un conto economico che non sta in piedi”.

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