Durante il Consiglio comunale di oggi, giovedì 21 maggio, l’assessore ha risposto all’interrogazione dei consiglieri De Risi, Ballini, Campani e Crociani (Fratelli d’Italia)
Le iniziative vaccinali dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, in collaborazione con l’Asl Toscana sud-est, l’integrazione con la medicina generale, le liste di attesa e il rispetto degli obblighi normativi in materia di certificazione di malattia sono stati l’oggetto dell’interrogazione presentata durante il Consiglio comunale di oggi, giovedì 21 maggio, dai consiglieri Enzo De Risi, Marco Ballini, Sarah Campani e Monica Crociani del gruppo Fratelli d’Italia. A rispondere è stato l’assessore alla sanità e al diritto alla salute, Giuseppe Giordano.
“Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv) 2023/2025 – ha spiegato Giordano – considera strategico favorire e promuovere le vaccinazioni raccomandate per le condizioni di rischio per patologia/stato immunitario e indica come l’offerta vaccinale per queste persone deve sempre più considerare il percorso clinico assistenziale nelle diverse fasi di presa in carico del soggetto fragile da parte dei numerosi operatori sanitari coinvolti. Il Pnpv, in considerazione della necessità di garantire un servizio equo e di facile accesso per la popolazione, parallelamente all’implementazione dell’erogazione dei servizi vaccinali territoriali, indica come la rete specialistica che segue i soggetti a rischio possa promuovere attivamente le vaccinazioni tanto a livello ospedaliero che territoriale. I soggetti in follow-up ambulatoriale per patologia o che accedono all’ospedale in regime di ricovero dovrebbero, secondo il citato Piano, essere invitati alla vaccinazione direttamente in tali occasioni. Questo tipo di attività si dice garantisca di ottimizzare i tempi di erogazione dei servizi, consentendo al cittadino di effettuare più prestazioni in un unico momento e di aumentare la compliance alla vaccinazione. Secondo il Pnpv sarebbero notevoli anche i benefici per il cittadino, che ridurrebbe il numero di spostamenti per necessità sanitarie, le assenze dal luogo di lavoro, nonché la necessità di riorganizzare le attività di vita quotidiana. I percorsi di vaccinazione in ospedale, sempre secondo il Piano, prevedono il coinvolgimento degli specialisti clinici attribuendogli un ruolo fondamentale nel counseling specifico nelle condizioni diagnostico-terapeutiche complesse”.
“Lo stesso Piano – ha proseguito l’assessore – indica che, laddove non fosse realizzabile l’erogazione delle vaccinazioni necessarie direttamente presso il servizio che ha in carico il paziente per la patologia specialistica, è fondamentale facilitare le attività di prenotazione e indirizzo del paziente stesso presso i centri vaccinali territoriali che se ne faranno carico per l’offerta del calendario specifico. Le indicazioni ministeriali, pur riconoscendo il ruolo del dipartimento di prevenzione, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, nonché delle farmacie, in considerazione delle strutture coinvolte nel percorso clinico assistenziale del soggetto fragile, ritengono opportuno il coinvolgimento nell’attività di vaccinazione della rete specialistica sia a livello ospedaliero che territoriale. Per facilitare l’adesione alle vaccinazioni e venire incontro alle esigenze dell’utenza più fragile, l’Azienda Usl Tse e l’Aous stanno predisponendo una procedura interaziendale per la presa in carico dei pazienti a rischio per patologia afferenti all’ospedale Santa Maria delle Scotte di Siena direttamente all’interno del policlinico. La procedura vede gli specialisti ospedalieri impegnati nel reclutamento dei pazienti da sottoporre a vaccinazione sulla base delle specifiche condizioni cliniche e nel loro indirizzo verso l’ambulatorio vaccinale dove il personale dell’Asl Tse prenderà in carico il paziente, provvederà a stilare un piano di vaccinazione individuale e somministrerà le vaccinazioni specificamente raccomandate per il soggetto. Questo percorso è già in essere negli ospedali di Arezzo, Grosseto e Campostaggia, dove è stato attivato dal 2024. In conclusione, la creazione di percorsi di vaccinazione intraospedalieri in affiancamento e a complemento di quelli territoriali, è una scelta fortemente raccomandata dal Ministero al fine di favorire la protezione vaccinale dei pazienti fragili per patologia nell’interesse esclusivo del cittadino e della sua salute. Stando, poi, ad un concetto più esteso, generale, di integrazione tra livello ospedaliero e assistenza territoriale, già da diversi anni è operativa una programmazione di area vasta. Nella programmazione relativa al triennio 2026-28 sono contenute tutte le progettualità in corso”.
“I tempi di attesa delle prestazioni ambulatoriali – ha poi evidenziato Giordano – rappresentano uno dei problemi più critici del nostro sistema sanitario. A fronte di una domanda che è esplosa dopo il Covid, con un aumento del 47 per cento di sole prescrizioni di prime visite specialistiche ambito di garanzia rispetto al 2019, l’Aous evidenzia come siano state messe in campo diverse azioni che hanno inciso sull’abbattimento dei tempi di attesa delle prime visite e delle prestazioni diagnostiche ambulatoriali sotto ambito di garanzia. Gli strumenti a disposizione sono stati l’aumento dell’offerta, sia in regime istituzionale sia attraverso le prestazioni aggiuntive, anche grazie all’efficientamento delle agende di prenotazione e del monitoraggio della gestione operativa, oltre alla possibilità di estendere ai cittadini della zona senese, nostro ambito di garanzia, la prenotazione di alcune prestazioni diagnostiche offerte dal privato accreditato e prima inaccessibili. La domanda, però, ha continuato a crescere in maniera molto più elevata rispetto all’adeguamento dell’offerta e questo viene considerato dai vertici aziendali riconducibile, in una considerevole percentuale di casi, all’inappropriatezza prescrittiva. Le due direzioni aziendali hanno condotto uno studio su un campione significativo di prime visite e di prestazioni diagnostiche, con un focus sulla prima visita cardiologica e sull’ecografia addome, valutando la rispondenza ai criteri Rao di Agenas di aderenza a criteri di priorità clinica oltre che alla presenza di un chiaro quesito diagnostico; lo studio ha evidenziato un’aderenza ai criteri solo nel 30 per cento di prestazioni. Lo studio è continuato su altre prime visite e prestazioni diagnostiche, ma i risultati che stanno emergendo sono sovrapponibili. Il fenomeno dell’aumento della domanda e dell’inappropriatezza prescrittiva sono ancora più importati nella gestione delle prestazioni diagnostiche, come ad esempio la colonscopia che è una delle prestazioni a più alto livello di inappropriatezza prescrittiva e di conseguenza con maggiori tempi di attesa. Mentre nel caso delle visite specialistiche c’è la possibilità di aumentare gli slot con maggiore facilità, nel caso di questo esame, come nella maggior parte degli esami diagnostici, c’è il vincolo della strumentazione, della sala, dell’expertise dell’operatore che non consente di estendere ulteriormente l’offerta per esterni. Al fine di governare una domanda in costante crescita, la Regione Toscana ha recentemente approvato una delibera di Giunta sui criteri clinici per l’attribuzione delle classi di priorità per le prestazioni di primo accesso, cosi da condividere quesiti clinici e tempistica di erogazione per garantire un corretto e migliore accesso alle prestazioni sanitarie. In sintesi, per la direzione Aous è molto difficile poter agire un ulteriore aumento dell’offerta, mentre lo strumento sicuramente in grado di incidere sull’abbattimento dei tempi di attesa è quello di regolamentare la domanda agendo sulla appropriatezza prescrittiva, tema su cui ci si sta indirizzando anche a livello nazionale”.
“Con la presidente della Commissione servizi sanitari e sociali, Francesca Cesareo – ha specificato l’assessore –, siamo già d’accordo nel chiedere a breve ai due direttori generali la disponibilità a un nuovo incontro di aggiornamento su liste e tempi di attesa, dando seguito a quanto già fatto dall’inizio di questo mandato. Sarà, questa, un’occasione per dare l’opportunità di conoscere lo stato delle cose a tutti i membri della Commissione e ai cittadini che vorranno essere presenti. Le soluzioni per la riduzione di liste e tempi di attesa non sono certo semplici e immediate, ma ritengo si possa sicuramente intervenire più efficacemente sotto il profilo organizzativo e sulla destinazione delle risorse, perché quando si parla di umanizzazione delle cure, termine di cui si sente parlare ricorrentemente di questi tempi, il significato da attribuire a questo sostantivo non dovrebbe essere legato tanto a motivi estetici o di ‘belletto’, quanto quello di intervenire per rendere più umane le cure valorizzando il loro aspetto pubblico fondamentale: mettere tutti in condizione di accedervi evitando disparità, corsie preferenziali, rinunce alle cure e rifuggendo il rischio che l’attività medica scada in una mera attività imprenditoriale”.
“Per quanto riguarda la trasmissione telematica delle certificazioni di malattia da parte degli specialisti ospedalieri – ha sottolineato l’assessore Giuseppe Giordano –, la direzione dell’Asl Tse precisa che al momento non sono state riscontrate criticità e che comunque un intervento puntuale è garantito in caso di segnalazioni, in un quadro di collaborazione tra specialisti e medici di medicina generale. La medesima direzione aziendale sottolinea che periodicamente vengono svolti incontri con personale della direzione della sede Inps di riferimento, per l’analisi di dettagli operativi e/o delle criticità che possono manifestarsi in fase di trasmissione (software, linea, ecc). La direzione dell’Aaous, invece, ha precisato che oltre all’invio periodico a tutti i dirigenti medici dell’azienda di remind sulla modalità di compilazione del certificato di malattia, sono state attivate delle integrazioni tra alcuni applicativi, come ad esempio il gestionale di pronto soccorso e il portale Inps, in modo da facilitare tempi e modalità di compilazione del certificato. Esiste, inoltre, un’area dedicata sulla intranet aziendale dove oltre al collegamento diretto con il portale Inps ci sono anche dei documenti illustrativi dedicati. La direzione Aous riconosce che sicuramente è da migliorare il tasso di compilazione, tanto è vero che verrà inserita la compilazione del certificato di malattia come obiettivo aggiuntivo per il 2026”.
Il consigliere Enzo De Risi (Fratelli d’Italia), che ha illustrato l’interrogazione, ha replicato: “Ringrazio l’assessore per questa risposta, che contiene numerosi riferimenti normativi e programmatici, ma lascia ancora aperte alcune questioni concrete che riguardano i cittadini. Sul tema delle vaccinazioni per i pazienti fragili, prendiamo atto dell’importanza del percorso integrato tra ospedale e territorio e delle indicazioni del Piano nazionale. Tuttavia, emerge chiaramente un elemento: a Siena questo modello è ancora in fase di predisposizione, mentre in altri territori della stessa area vasta, come Arezzo, Grosseto e Campostaggia, sarebbe già operativo dal 2024. E allora la domanda è semplice: perché Siena arriva dopo? Perché proprio il policlinico universitario del capoluogo non è stato il primo luogo dove sperimentare e consolidare questo modello? Inoltre, alla domanda sui servizi domiciliari per i pazienti non trasportabili, la risposta è stata prevalentemente di carattere normativo. Ma i cittadini non chiedono solo richiami al decreto ministeriale 77 o ai principi di prossimità: chiedono di sapere quanti servizi domiciliari esistano realmente, con quali tempi, con quale copertura e con quali risorse. Anche sul tema dell’integrazione tra ospedale e territorio, la risposta richiama genericamente la programmazione di area vasta, ma senza indicare obiettivi misurabili, tempistiche precise o strumenti di verifica concreti. La parte più delicata resta, però, quella relativa alle liste di attesa. Comprendiamo perfettamente che il problema abbia dimensione nazionale e che ci sia stato un forte incremento della domanda dopo il Covid. Tuttavia, colpisce che nella risposta venga individuata come principale criticità l’inappropriatezza prescrittiva, con dati che attribuirebbero solo al 30 per cento delle prescrizioni la piena aderenza ai criteri Rao. Attenzione però: non si può dare l’impressione che il problema delle liste di attesa dipenda soprattutto dai medici prescrittori. Perché nella risposta manca invece una riflessione altrettanto chiara sulle carenze strutturali del sistema: personale insufficiente, difficoltà organizzative, saturazione delle agende, carenza di specialisti e crescente ricorso al privato accreditato. Infine, sui certificati di malattia emerge una contraddizione evidente: da una parte ci viene detto che non risultano particolari criticità; dall’altra, la stessa Azienda ammette che il tasso di compilazione deve essere migliorato al punto da diventare un obiettivo specifico per il 2026. Questo significa che un problema evidentemente esiste. In conclusione, prendiamo atto delle intenzioni illustrate, ma continuiamo a ritenere che i cittadini abbiano bisogno soprattutto di risultati verificabili: meno attese, più integrazione reale, servizi domiciliari effettivi e procedure semplici. Perché la qualità della sanità non si misura dal numero dei documenti programmatici, ma dalla capacità di dare risposte tempestive ed efficienti alle persone”.
