Italia: Gli impegni del Presidente Meloni

Rafforzamento della sicurezza energetica italiana, il videomessaggio del Presidente Meloni

Il videomessaggio del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul tema del rafforzamento della sicurezza energetica italiana.

Oggi facciamo un passo in più per rafforzare la sicurezza energetica italiana. 

In questi anni noi abbiamo diversificato le fonti di approvvigionamento, abbiamo stretto nuovi accordi con i Paesi produttori, rafforzato il ruolo dell’Italia come hub energetico del Mediterraneo. E, sul fronte delle energie rinnovabili, abbiamo installato finora circa 28 gigawatt in più, facendo tre volte meglio di quello che è stato fatto nello stesso periodo da chi oggi ci fa la morale sull’energia green.

Abbiamo stanziato oltre 60 miliardi di euro per proteggere cittadini e imprese dal caro energia, potenziato e allargato il bonus sociale a milioni di famiglie, aiutato piccole e grandi imprese ad avere bollette più leggere. E, poi, sulle accise, il taglio che oggi è stato prorogato ancora, per tenere sotto controllo il costo di benzina e gasolio, in attesa di nuovi provvedimenti che sono in arrivo la prossima settimana.

Ma, ovviamente, non basta, serve fare di più. Per costruire soluzioni strutturali e di lungo periodo.

Abbiamo avuto il coraggio di riaprire la strada del nucleare e vogliamo andare avanti sull’aumento della produzione nazionale di petrolio e gas. Perchè non ha molto senso comprare all’estero questa energia, quando possiamo produrla anche qui in Italia.

Ed è questo l’obiettivo della norma licenziata oggi dal Consiglio dei Ministri, che permetterà allo Stato di nominare dei Commissari, che aiutino le Regioni a tagliare i tempi e a rilasciare molto più velocemente permessi e concessioni per la ricerca, l’esplorazione e l’estrazione di idrocarburi sul nostro territorio. 

Perchè l’Italia non può più permettersi di aspettare decenni prima di sbloccare una concessione. 

Aumentare la produzione nazionale significa ridurre la dipendenza dall’estero, pagare meno, garantire costi più bassi a famiglie e imprese, difendere la sicurezza energetica della Nazione. Oltre a generare maggiori royalties e benefici economici e occupazionali per i territori. 

E ai professionisti del no, che già annunciano barricate, voglio dire una cosa molto semplice: andremo avanti, fino in fondo. Perché questo significa essere patrioti e difendere l’interesse nazionale italiano.

Il Presidente Meloni alla 2ª edizione di Risò – Festival Internazionale del Riso

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto un intervento, presso l’Abbazia di Sant’Andrea di Vercelli, in occasione dell’inaugurazione della seconda edizione di Risò, il Festival Internazionale del Riso. 

A margine dell’evento, il Presidente ha tenuto un punto stampa.

[L’intervento del Presidente Meloni]

Buongiorno a tutti, davvero grazie, grazie per questa accoglienza. 

Voglio prima di tutto salutare i padroni di casa, il Sindaco Scheda, il Presidente Gilardino, il Presidente Cirio, il Ministro Lollobrigida che mi hanno preceduto su questo palco, che ringrazio ovviamente per la loro ospitalità, per le loro parole. 

Voglio salutare tutte le autorità che sono presenti: i colleghi Pichetto Fratin e Zangrillo, i parlamentari, i tanti Sindaci che vedo in questa sala, amministratori regionali e locali e poi tutti i rappresentanti delle associazioni di categoria, gli atleti, i docenti, i ragazzi con le loro bandiere tricolore meravigliose che sventolano in questa piazza.

E voglio ringraziare e salutare il Direttore Generale della FAO Qu, ma anche il Vicedirettore Martina – candidato dell’Italia a succedere come Direttore della FAO, banalmente perché crediamo che l’Italia, come pochi altri, possa rivendicare di avere qualcosa da dire sul tema di come assicurare buon cibo a tutti i popoli del mondo. E poi, ovviamente, voglio ringraziare e salutare i tanti Ambasciatori, i rappresentanti diplomatici che sono qui oggi e che raccontano come l’appuntamento di oggi sia un appuntamento che parla al mondo. 

È stato detto tantissimo, quindi io sarò breve. Noi siamo qui oggi in questa meravigliosa città che è Vercelli, sul sagrato di questa sontuosa Abbazia, che sono molto contenta di aver attraversato, per rendere omaggio a molte cose insieme. Ovviamente, siamo qui per celebrare il riso, che è una eccellenza assoluta del nostro agroalimentare, un ingrediente iconico della nostra cucina, che è in genere uno dei prodotti italiani più apprezzati al mondo. Noi siamo, è stato detto, i primi produttori europei di riso, con un export che vale oltre 800 milioni di euro l’anno. E il cuore di questa produzione batte principalmente in questo pezzo d’Italia tra la Lombardia e il Piemonte – una terra straordinaria che da sola copre un quarto dell’intera produzione del continente e vanta l’unica denominazione di origine protetta per il riso che è riconosciuta in Europa. 

Però qui, in questo territorio, il riso non è mai stato semplicemente un prodotto, è molto, molto di più.

 È identità, è lavoro, è cultura è natura, rispetto del territorio, è storia. La coltivazione del riso qui ha plasmato il territorio, ha creato paesaggi mozzafiato. Se ci pensate, è riuscito perfino a compiere il piccolo miracolo di portare il mare dove mare non c’era, cioè noi abbiamo tutti negli occhi la meraviglia che le risaie allagate ci restituiscono in primavera, il mare a quadretti fatto di queste immense scacchiere di specchi, che riflettono il cielo e riflettono le nuvole, fanno emergere i borghi, i cascinali della piana come se fossero delle piccole isole. 

E la risicoltura, l’allagamento delle risaie, portano con sé un altro prodigio che pure è stato ricordato di questo territorio che è il Canale Cavour, una delle più incredibili opere di ingegneria idraulica d’Italia e d’Europa. Il frutto più lungimirante, se vogliamo, di quella lungimirante rivoluzione dell’acqua che in questa terra ha permesso alla risicoltura italiana di diventare l’eccellenza che è e di continuare a svolgere dopo 160 anni un ruolo fondamentale per l’agricoltura nazionale. Sono insegnamenti per la politica di oggi. Sono insegnamenti per quello che nella politica di oggi non va: la velocità con la quale, un tempo, infrastrutture straordinarie si riuscivano a costruire, ad esempio, l’attenzione verso l’elemento più importante di tutti, che è l’acqua. Cerchiamo di imparare da quello che i nostri nonni sapevano fare decisamente meglio di noi. 

Dopodiché, chiaramente, il riso è anche sinonimo di lavoro, di sacrificio, di fatica, di conquiste. C’è un altro numero, insieme all’anniversario del Canale Cavour, che accompagna questa importante manifestazione. Sono i 120 anni che ci separano da una delle conquiste più significative della storia del lavoro italiano, cioè le otto ore lavorative. Oggi noi lo consideriamo un diritto acquisito, però, all’inizio del Novecento per raggiungere quel diritto è servita una vera rivoluzione, che peraltro è stata animata, combattuta, ottenuta dalle donne. E noi sappiamo che era proprio sulle spalle delle donne che ricadeva il peso di uno dei lavori agricoli più faticosi di sempre che è la monda del riso, cioè la pulizia delle risaie dalle erbe cattive. Nell’immaginario collettivo, noi leghiamo alle mondine un’immagine molto romantica tra canti e leggenda, però la loro realtà era molto più dura del mito che le ha accompagnate e che ancora le accompagna. Turni di lavoro massacranti: anche 12/14 ore di lavoro al giorno sotto il sole, con la schiena piegata, i piedi nel fango, tra infezioni e zanzare.

Oggi chiaramente la risicoltura è profondamente cambiata: con la meccanizzazione, questo durissimo mestiere è sparito. Però, io penso che questo non tolga che noi dobbiamo a quelle donne coraggiose – a quelle donne tenaci, a quelle donne agguerrite – un enorme debito di riconoscenza, perché con le loro battaglie e le loro rivendicazioni hanno conquistato diritti che oggi rappresentano dei veri e propri pilastri del lavoro e dello stato sociale in questa Nazione. E penso che su questo – lo dico per salutare una protagonista della storia politica italiana – anche Emma Bonino potrebbe essere d’accordo con me. 

Tutto questo è il riso, cioè l’oro bianco di questa terra affascinante.

 E noi, sono d’accordo con quello che diceva il Sindaco, pensiamo che questo prodotto abbia ancora tantissimo da dire, tantissimo da raccontare. Perché la sua storia è chiaramente secolare, però noi non abbiamo semplicemente il compito di guardare la storia che abbiamo alle spalle, noi abbiamo soprattutto il compito di accompagnarla nel futuro, di farla conoscere, di farla amare sempre di più. 

Che è la ragione per la quale, tra le altre cose, questo Governo ha creduto fin da subito nella manifestazione che stiamo aprendo oggi, l’ha fatta entrare a pieno titolo nel calendario nazionale dei primi dei principali eventi che sono dedicati alla promozione dell’agroalimentare. Lo abbiamo fatto perché organizzare eventi come questo significa non solo, chiaramente, riconoscere il lavoro straordinario dei nostri produttori – è anche la ragione per la quale io mi trovo qui oggi -, ma significa creare le condizioni perché l’eccellenza di un dato prodotto, in questo caso l’eccellenza del riso, possa essere conosciuta sempre di più sia in patria sia all’Estero, e possa essere accompagnata dai problemi della filiera, dal racconto, dal confronto sui problemi della filiera. 

Oggi chiaramente la filiera risicola è uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy: è un settore moderno, integrato, è un settore all’avanguardia, è un settore che compete, soprattutto in termini di qualità, come sempre accade in Italia su tutti i mercati internazionali.

Noi chiaramente, consapevoli di questa capacità di competere, siamo convinti che questo patrimonio debba essere promosso, tutelato, difeso dalla concorrenza sleale di Nazioni che non rispettano – anche questo è stato ampiamente detto – i nostri stessi standard, lavorativi, ambientali e sociali.

Sono battaglie che facciamo dall’inizio di questo Governo, che abbiamo condotto e continuiamo a condurre con forza, che abbiamo ribadito su ogni tavolo, sul quale continuiamo a cercare aggregazioni che possano portarci ad avere sempre di più adesione, maggioranze e che ci consentano sempre di più di modificare quello che in Europa va modificato. E il tema degli accordi di libero scambio, il tema che veniva posto dal Presidente Cirio anche dell’accordo con i Paesi del Sud-Est asiatico, risponde a questa necessità. Il tema dell’uso dei fitofarmaci che vengono banditi nell’Unione europea e poi sono consentiti in altre parti del mondo e noi accettiamo che poi entrino nel nostro mercato prodotti che utilizzano magari fitofarmaci che noi abbiamo vietato ai nostri produttori.

Allora la regola base, che è una regola di banale buonsenso: non si possono fare accordi di libero scambio con Nazioni che non rispettano i tuoi stessi standard. Delle due, l’una: o abbassi il tuo standard, che non è quello che noi vogliamo fare in Italia, proprio perché competiamo sulla qualità del prodotto, oppure devi difendere quello standard, perché noi non competiamo sulla quantità. Noi competiamo sulla qualità e abbiamo il dovere di difendere quella qualità.

Non ci sembra un ragionamento complesso.

Esattamente come sempre in Europa continuiamo a combattere la battaglia di garantire risorse adeguate al settore dell’agricoltura. Voi sapete che rispetto al prossimo bilancio europeo, era stata fatta inizialmente alla Commissione europea una proposta che tagliava i fondi alla PAC. Abbiamo ripristinato con una battaglia italiana quei fondi. Perché? Non perché non riteniamo che l’Europa, come oggi si discute, debba investire in competitività, ma perché pensiamo che non sarebbe intelligente considerare l’agricoltura alternativa alla competitività, proprio perché l’Europa e l’Italia competono soprattutto in agricoltura. E non sarebbe intelligente considerare la competitività della nostra agricoltura alternativa all’autonomia strategica, perché in un tempo nel quale noi siamo esposti su tutto, su quello che mangiamo non siamo ancora esposti e non vogliamo diventarlo. E quindi dobbiamo proteggere quello che abbiamo fatto bene e passare a fare meglio su quello che invece ancora manca. 

E poi, con la stessa determinazione, dobbiamo continuare a combattere la battaglia più difficile, che è quella contro i miliardi di euro di prodotti che vengono venduti nel mondo e spacciati come se fossero italiani, ma italiani non sono. Perché l’Italian sounding, anche qui, non è concorrenza, è un furto ai danni dei nostri produttori. Segnatamente è un furto ai danni di quei produttori che normalmente si alzano alle 4 del mattino. È un furto che noi non possiamo continuare a consentire. 

E poi, alla fine, per noi italiani, come dicevo, è sempre la qualità a fare la differenza. Per questo abbiamo scelto orgogliosamente di rimettere l’agricoltura al centro delle Politiche Nazionali perché l’agricoltura è identità, è produzione, è futuro ed è qualità. E la qualità è il nostro, come dicevo, terreno di gioco. 

Credo che sia sotto gli occhi di tutti che l’abbiamo fatto con investimenti che non si erano mai visti prima, con una visione capace di aiutare i nostri produttori ad alzare sempre di più l’asticella. Credo che su questo oggettivamente il ruolo del Ministro Lollobrigida abbia in questi anni fatto la differenza, perché è una persona caparbia, fin troppo a volte. 

E quindi oggi, e questo non grazie al Governo, ma grazie ai produttori, agli imprenditori, ai lavoratori, l’agricoltura italiana è la prima d’Europa per valore aggiunto, il reddito agricolo cresce, l’agroalimentare supera ogni record. Non ci basta, dobbiamo fare di più, vogliamo fare di più, ma soprattutto amici miei, noi possiamo sempre fare di più. Possiamo farlo qui, possiamo farlo con questa filiera. È la ragione per la quale sono contenta di poter oggi aprire questa rassegna, perché dietro ogni nostro straordinario prodotto, e quindi dietro ogni singolo chicco di riso, c’è da noi il sudore di intere generazioni, c’è l’orgoglio di un’identità, c’è la fierezza di una eredità che sa sempre proiettarsi verso il futuro.

Difendere questo patrimonio per noi significa difendere l’essenza, l’esistenza e il futuro stesso della nostra Nazione, della sua gente e del suo territorio. Ed è qualcosa che si può fare solamente insieme: con la capacità visionaria dei nostri imprenditori, con la dedizione dei nostri lavoratori e con un Governo e uno Stato che non devono fare altro che non evitare di disturbare chi vuole produrre ricchezza e difendere l’eccellenza di questa Nazione. 
Vi ringrazio.