Italia: Il Presidente Meloni all’Assemblea di Confartigianato

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto un intervento all’Assemblea di Confartigianato, presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma.

[L’intervento del Presidente Meloni]

Buongiorno a tutti, grazie dell’invito, grazie dell’accoglienza. Saluto ovviamente le tante autorità che vedo in platea, i ministri, i parlamentari, i rappresentanti delle categorie. Grazie soprattutto al Presidente Granelli, alla classe dirigente di Confartigianato Imprese, ai delegati del sistema confederale, agli associati, a tutti gli imprenditori, a tutti gli artigiani presenti in questo auditorium. È per me un piacere, un onore essere con voi oggi. Presidente Granelli sa, che genere di salto carpiato abbiamo fatto per riuscire a essere presenti in un periodo abbastanza complesso, in una giornata più complicata del solito anche per le scadenze legate all’approvazione della nuova Legge di Bilancio, però seppure più brevemente di quanto mi sarebbe piaciuto fare ci tenevo a esserci.

In primo luogo per dirvi grazie. Grazie per quello che fate ogni giorno, grazie per la forza, il prestigio, la solidità che costruite per questa Nazione. Perché dietro ogni artigiano che la mattina tira su la serranda del suo laboratorio c’è un’Italia che non si arrende, che crede in sé stessa, che vuole mettere quell’orgoglio e quella consapevolezza in ogni cosa che fa, soprattutto in un tempo complicato come quello che stiamo vivendo.

Un’epoca nella quale qualcuno vorrebbe convincerci che il reale, il concreto, l’originale, non abbiano quasi più ragione di esistere. Un mondo dove tutto rischia di diventare uguale, impersonale, virtuale, standardizzato, dove la competenza, l’esperienza, l’intelligenza delle persone rischiano di essere viste come delle anticaglie del passato e voi, ogni giorno, con il vostro lavoro, con la vostra passione, col vostro genio creativo, raccontate al mondo che c’è un antidoto a tutto questo.

Che realtà, concretezza, autenticità sono parole che hanno ancora un significato in questo tempo, e che – se ne facciano una ragione – lo avranno per molto tempo ancora. 
E quindi grazie, perché siete non solo un comparto economico strategico di questa Nazione, ma siete un’anima, un’anima per i nostri territori, un’anima accesa nei borghi più remoti, nelle periferie delle grandi città metropolitane.
Quando una bottega artigiana apre e soprattutto quando resiste, lì non si produce solamente reddito: lì si mantiene viva una comunità, si garantisce un presidio sociale, si tramandano una storia e un’identità. Voi siete dei beni culturali viventi.

Senza l’artigianato, ce lo dobbiamo dire con chiarezza, il Made in Italy praticamente non esisterebbe. E se la nostra Nazione continua a tagliare traguardi, come quello che il Presidente Granelli ricordava, dei 644 miliardi di euro di export e il quarto posto nella classifica globale delle Nazioni esportatrici, il merito è in gran parte del vostro lavoro. Perché la vostra forza più grande è e rimane l’eccellenza, la qualità, la cura del dettaglio, la bellezza di quello che è fatto a regola d’arte, che non si può copiare e non si può delocalizzare. 

Però la qualità, per rimanere tale, deve anche essere difesa. Pretende rispetto, prima ancora che tutele economiche. E il primo gesto di rispetto che uno Stato giusto e serio deve a chi lavora ogni giorno è il rispetto delle regole.
Per troppi anni, le vostre imprese hanno dovuto subire la concorrenza sleale di chi si spacciava per artigiano senza essere artigiano. Soggetti che operavano nell’ombra, che calpestavano le regole, che evadevano il fisco e finivano per infangare la reputazione di un’intera categoria. Allora, lo dico per ricordare, che con la prima Legge annuale sulle piccole e medie imprese, approvata in questa legislatura e attesa da ben quindici anni, abbiamo su questo voluto mettere un punto fermo. Con una norma di assoluto buonsenso, e che nessuno aveva avuto il coraggio di approvare prima. Abbiamo sancito che le parole “artigianato” e “artigianale” possono e devono essere utilizzate solo da chi è regolarmente iscritto all’albo delle imprese artigiane, e realizza direttamente beni e servizi qualificati come tali.

Il che significa, come dicevo, aver messo un punto fermo per disarmare chi si spacciava per artigiano e ogni giorno sottraeva fette di mercato a chi è artigiano davvero. Significa anche tutelare la vostra dignità professionale, e tutelare i consumatori, perché oggi quando si legge “artigianale” sanno che quel prodotto è sinonimo di verità e competenza.
E ci siamo adoperati per contrastare anche un altro fenomeno odioso che sono le imprese apri e chiudi. Attività fittizie che nascono, operano per poco senza versare un euro di tasse, chiudono per sfuggire ai controlli e poi riaprono con un’altra identità. Dal 2023 ad oggi sono state chiuse d’ufficio oltre 30 mila di queste attività, perché lo Stato, se vuole essere davvero un alleato di chi lavora onestamente, deve saper essere fermissimo con i furbi. 

Dopodiché, chiaramente proteggere il lavoro non basta se non si costruiscono anche le condizioni che consentono agli artigiani di investire di crescere.
Sappiamo che il primo collo di bottiglia che impedisce questa crescita è l’accesso al credito, anche qui lo ricordava il Presidente Granelli, ci abbiamo lavorato, abbiamo ritenuto che fosse strategico ridare slancio, forza, operatività ad uno strumento che, per decenni, aveva garantito risposte ad un comparto troppo spesso ignorato o non adeguatamente considerato dalle banche di sistema, cioè lo strumento di Artigiancassa. 

La sua rinascita è un’operazione di cui andiamo particolarmente fieri, che abbiamo costruito insieme con determinazione e che ci ha permesso di recuperare un patrimonio prezioso. Abbiamo dato vita ad un modello innovativo, con una governance mista pubblico-privata che coinvolge direttamente il Mediocredito Centrale, le Confederazioni dell’artigianato, i Confidi – sui quali pure stiamo lavorando – e che fa perno sulla capillarità della rete territoriale degli Artigiancassa Point. E, allo stesso momento, parallelamente, abbiamo istituito presso il MIMIT un Fondo con una dotazione iniziale da 50 milioni di euro per finanziare programmi di investimenti e progetti qualificati di sviluppo aziendale e approfitto, ovviamente, per salutare e ringraziare il Ministro competente Adolfo Urso.
È un modello, quello di Artigiancassa, che coniuga prossimità e conoscenza dei bisogni concreti degli artigiani, perché solo chi è a contatto ogni giorno con gli artigiani può sapere di cosa hanno davvero bisogno per rafforzare la loro attività. 

Continueremo a lavorare per irrobustire questo sistema, anche con iniziative che possano ampliarne il raggio d’azione. Come l’accordo raggiunto nei mesi scorsi tra Artigiancassa e SACE per sostenere le eccellenze italiane nei percorsi di internazionalizzazione. Un’iniziativa strategica per accompagnare le imprese artigiane non solamente nel fabbisogno corrente, ma anche nei passaggi decisivi dell’innovazione, della sostenibilità, e dell’apertura ai mercati esteri.
Perché se in questi anni ho dedicato così tanta energia alla politica estera, non l’ho fatto per passare del tempo, l’ho fatto per garantire nuove opportunità al nostro tessuto produttivo. Sono convinta che la politica estera non sia un’alternativa alla politica interna, ma uno degli strumenti più efficaci che abbiamo per sviluppare al meglio la nostra politica interna, perché quando noi siamo credibili e riconosciuti all’estero, quando stipuliamo degli accordi non facciamo altro che aprire delle porte, ma quando apriamo quelle porte, quel varco deve essere attraversato e chi lo deve attraversare è il nostro sistema produttivo e quel sistema produttivo siete voi. 
Allora è un lavoro di sistema che abbiamo fatto e che dobbiamo fare insieme, che il Governo fa dal suo canto per fare in modo che poi il mondo produttivo possa attraversare quel varco, ma il mondo produttivo deve avere gli strumenti che gli consentono di essere forte mentre attraversa quel varco.

E, poi, c’è un’altra battaglia che abbiamo deciso di affrontare. Noi consideriamo paradossale la risposta che un artigiano, capace e intraprendente, ha finora ricevuto dallo Stato. Lo Stato dice “Sei stato bravo e vuoi crescere? Beh, puoi crescere, ma devi smettere di essere un artigiano”. Devi, cioè, rinunciare alla tua identità produttiva e perdere quella specificità che è riconosciuta e protetta dall’articolo 45 della nostra Costituzione. Noi non siamo d’accordo. Noi crediamo che non sia giusto rinunciare a quello che si è sempre stati, e che dimensione e natura artigiana possano e debbano coesistere perfettamente.

Ora, voi sapete che io la penso così perché l’ho già detto, la novità di oggi è che questa convinzione sta per diventare un fatto, cioè una risposta concreta. Accadrà nel Consiglio dei Ministri convocato tra poche ore. Quindi mi perdonerete se devo scappare ma è per una giusta causa.

Oggi, neanche a farlo apposta, dopo oltre 40 anni, il Governo approverà il decreto che riforma la legge quadro sull’artigianato dell’8 agosto 1985. Un provvedimento che – come si dimostra dall’entusiasmo della platea – aspettavate da qualche decennio, e che finalmente diventa realtà. E lo facciamo con un duplice obiettivo: garantire un quadro normativo al passo coi tempi e rispondere al desiderio di quegli artigiani che vogliono unire l’eccellenza del lavoro manuale al dinamismo che quest’epoca richiede.
Che cosa cambia, in concreto? Meno adempimenti burocratici da rispettare. La libertà di organizzare produzione, amministrazione e gestione anche in sedi e territori diversi, senza perdere la qualifica artigiana. E un principio chiaro su chi detiene l’impresa: in un’azienda artigiana deve continuare a contare di più chi ci lavora con le proprie mani, piuttosto che chi ci mette solamente il capitale.

E portiamo questo provvedimento nello stesso Consiglio dei Ministri che licenzierà la Legge di Bilancio perché proprio con la Legge di Bilancio, quindi contestualmente, introduciamo un principio chiaro: un’azienda che nasce artigiana e che lo è stata per almeno sette anni potrà mantenere la propria qualifica anche se deciderà di aumentare i propri collaboratori, con un’attenzione particolare nei confronti delle maestranze e degli apprendisti. Crescere non significherà più doversi snaturare. 
È una riforma della quale andiamo orgogliosi. Un altro tassello dell’impegno che questo Governo porta avanti dall’inizio della legislatura per aiutare tutte le imprese di questa Nazione, nessuna esclusa, a diventare più forti e a creare nuova occupazione.
E non ci siamo fermati qui. Abbiamo lavorato per proteggere il nostro saper fare anche fuori dai nostri confini nazionali. E grazie a questo lavoro abbiamo ottenuto a livello europeo un altro risultato molto importante: l’estensione delle Indicazioni Geografiche Protette anche ai prodotti artigianali e industriali non alimentari, offrendo uno scudo a quelle eccellenze territoriali che il mondo ci invidia.

E poi un altro tema importante. Perché tutte queste risorse, tutte queste norme, tutto questo impegno, rischierebbero di essere vane se, contestualmente, non affrontassimo anche la sfida, che anche il Presidente Granelli ricordava essere più urgente di tutte, che è il ricambio generazionale. Se i giovani non entrano nelle vostre botteghe e non imparano il vostro mestiere, il Made in Italy rischia di non avere un domani. 
E qui, guardate, la politica non può farcela da sola, perché quella che serve è anche una svolta culturale, una svolta di mentalità.

In Italia, la formazione tecnica e professionale è stata per troppo tempo etichettata come una scelta di serie B, addirittura come una scelta che delle volte sembrava un po’ di ripiego. È un’assurdità che ha penalizzato generazioni di ragazzi e che ha privato le nostre imprese di competenze che invece erano cruciali. Per noi chi sa fare, chi possiede una professionalità pratica qualificata, non va trattato come il figlio di un Dio minore. Tutt’altro. Va premiato, promosso, incentivato, nello stesso identico modo in cui si premiano, si promuovono e si incentivano altre ricchezze e competenze. Se ci pensate, chi studia filosofia, storia, latino, ci aiuta a tramandare certo la nostra identità. Ma chi studia per diventare artigiano, ci aiuta a far vivere la nostra identità. Sono scelte complementari, di pari livello, e come scelte di pari livello vanno trattate. 
È il motivo per il quale abbiamo istituito il Liceo del Made in Italy e portato a conclusione la riforma del 4+2, che quest’anno è entrata finalmente a regime e offre ad ogni ragazzo una duplice opportunità: entrare subito nel mercato del lavoro, oppure continuare a studiare in una scuola di eccellenza post diploma, cioè un ITS Academy. Ringrazio ovviamente il Ministro Valditara, ma anche parlando di lavoro, il Ministro Calderone, che sono seduti in questa sala.
Percorsi che offrono una formazione di altissimo livello collegata alla domanda reale delle imprese, e che permettono il passaggio di competenze tecniche e artigianali che altrimenti rischierebbero di perdersi.
E non è un caso che queste scuole stiano avendo sempre più successo e rappresentino la scelta post-diploma più dinamica. Gli iscritti sono quasi quadruplicati in pochi anni, e il tasso di occupazione per chi fa questa scelta supera stabilmente l’80% a un anno dal titolo.
E il passaggio di testimone va incentivato anche e soprattutto nei laboratori e nelle imprese. Ecco perché diamo alle aziende la possibilità di favorire il passaggio al part-time dei maestri artigiani vicini alla pensione, azzerando i contributi previdenziali fino a tremila euro all’anno, a patto di assumere a tempo indeterminato un giovane under 35, per legare i due anelli della catena.
Poi, con la Legge di Bilancio di oggi cercheremo di dare anche al netto del tema della detassazione degli aumenti contrattuali – che pure ci ha dato soddisfazione in questo anno – cercheremo di dare delle risposte aggiuntive anche al salario delle giovani generazioni. 

E poi, in ultimo, perché oggi non posso dilungarmi, le grandi sfide della competitività: l’innovazione e l’energia.
Con il Piano Transizione 5.0 abbiamo messo a disposizione quasi 10 miliardi di euro per sostenere l’efficientamento e la digitalizzazione, e la risposta delle imprese è stata poderosa: sono stati già presentati oltre 27 mila progetti che mobilitano circa 8 miliardi di euro. 
Ma a Transizione 5.0 abbiamo affiancato altri strumenti che si stanno rivelando anch’essi efficaci, penso al rifinanziamento strutturale della Nuova Sabatini fino al bando da 450 milioni di euro del MIMIT rivolto alle piccole e medie imprese del Mezzogiorno, per fare investimenti nelle nuove tecnologie, nell’intelligenza artificiale, nei big data, nel cloud e nella cybersicurezza, penso alla ZES unica del Mezzogiorno. Perché il principio che vogliamo far passare è che il valore di un’idea non dipenda dalle dimensioni dell’azienda nella quale nasce, e noi dobbiamo saper fare del nostro meglio per mettere ogni buona idea nelle condizioni di esprimere al massimo il proprio potenziale. 

Dopodiché, ovviamente, continueremo ad occuparci anche dell’impatto che le crisi internazionali stanno avendo sull’aumento dei costi dell’energia, delle materie prime, delle catene di fornitura. 
Vale per l’Energy Release su cui pure stiamo lavorando, vale per l’accordo che siamo riusciti finalmente a portare a casa con la Commissione europea sul cosiddetto “Decreto bollette”, vale per la diversificazione del nostro mix energetico sul quale pure, come sapete, lavoriamo dall’inizio di questa legislatura anche con obiettivi storici come quello della riapertura del percorso per la produzione nucleare in Italia. Stiamo facendo tutto quello che possiamo per mettere al riparo le imprese e le aziende di questa Nazione dal caro energia.

Voglio anche cogliere quest’occasione per ringraziare anche la Confartigianato per il senso di responsabilità, per lo spirito di collaborazione che avete garantito per superare le difficoltà degli ultimi giorni. Il Governo è intervenuto tempestivamente per dare attuazione all’accordo siglato con le rappresentanze dell’autotrasporto e per assicurare risposte concrete alle difficoltà di un settore che garantisce un servizio fondamentale alle nostre famiglie e alle nostre imprese. Ci siamo stati e ci saremo e ripeto, la questione dei prezzi dell’energia è per noi una priorità. Ringrazio, anche qui, il Ministro Pichetto che pure ho visto seduto in platea.
Caro Presidente Granelli, cari amici di Confartigianato, quest’anno la Repubblica italiana compie ottant’anni. E ottant’anni li compie anche Confartigianato. Siete nati, nel 1946, in un’Italia che aveva perso quasi tutto, ma non le mani per ricostruire.
Le mani di chi rimetteva in piedi un muro, di chi aggiustava una bicicletta, di chi cuciva il vestito buono per la domenica, di chi riaccendeva il forno prima dell’alba. Bottega dopo bottega, quelle mani hanno rimesso in piedi la Nazione.
Ottant’anni dopo il mondo è cambiato, i venti soffiano molto contrari, le sfide sono diverse. Però la risposta è ancora la stessa. La risposta è ancora in gran parte nelle vostre mani.

Penso al maestro artigiano che mette per la prima volta i suoi attrezzi in mano a un ragazzo. Gli mostra come si tengono, come si guarda il legno, il metallo, la pelle. E poi gli dice: adesso prova tu. In quel gesto semplice c’è tutto quello che siamo. Una storia che non si interrompe. Un sapere che non si compra e non si copia, ma si consegna, una generazione dopo l’altra.

E allora, io ho da chiedervi una cosa sola. Continuate a tirare su quella serranda ogni mattina. Continuate a fare le cose a regola d’arte, anche quando sarebbe probabilmente più facile farle in fretta. Continuate a dire a quel ragazzo: adesso prova tu.
Perché finché in un borgo o in una periferia ci sarà una bottega con la luce accesa, finché ci sarà un ragazzo che impara un mestiere da chi lo sa fare, io sono certa che l’Italia avrà un futuro.
E noi ovviamente faremo la nostra parte. Al vostro fianco, ogni giorno.
Viva gli artigiani! Viva l’Italia!