Ippica: Il Casalone sfratta i cavalli dai box con un preavviso di soli 5 giorni

Lettera a allenatori e proprietari perché liberino gli spazi  Chiuse da oggi le scuderie storiche dell’impianto ippico

Per fantini, allenatori e proprietari di scuderie è «l’ennesima derisione». L’amministratore unico della società Ippodromo del Casalone Alessandro Massai ha inviato a ciascuno di loro una lettera (raccomandata) che porta la data del 25 giugno e con la quale intima di portare via i cavalli dai box nel giro di 5 giorni: dal 1° luglio, cioè da oggi, cala il sipario sulle storiche scuderie del Casalone. I cavalli non correranno più sulla pista erbosa né si alleneranno all’alba su quella di sabbia. Per ora. Per ora perché pende un ricorso al Tar di Firenze contro il trasloco del galoppo a Follonica (udienza l’11 luglio) e la costruenda pista per fantini al trotter dei Pini deve essere sottoposta a collaudo. E poi perché non si escludono iniziative “dal basso”: per i grossetani è una storia tutt’altro che chiusa la dismissione del loro ippodromo, decisa non da Roma – d’imperio – bensì da una partnership voluta e siglata dalle società Ippodromo del Casalone e Sistema Cavallo di Follonica.

Gli avvisi di chiusura di box e piste di allenamento sono giunti per posta: «Costoro pensano di disdettare un contratto di locazione dal 1° luglio con una raccomandata del 25 giugno – interviene Pierre Carniti (nella foto), patron di due scuderie grossetane, Tenuta dei Principi e Lady Zeta – Forse hanno perso il senno? Tuteleremo i nostri diritti». Ed è così che oltre al ricorso al Tar depositato da Stefano Mattii, avvocato del Foro di Fermo, sulla società Ippodromo del Casalone potrebbero piovere altre carte bollate. «E tuteleremo i nostri animali – aggiunge Carniti – che, evidentemente, non ritengono di dover rispettare, nonostante per anni gli abbiano portato reddito». Un box al Casalone costa 120 euro più Iva al mese e Carniti sono 25 anni che si serve di quegli spazi per i propri cavalli: «Questo è il trattamento che hanno riservato – dice – a chi ha pagato una locazione per 25 anni».

Ieri Il Tirreno ha fatto un giro dell’ippodromo. C’è l’erba alta ovunque. Gli steccati della pista in erba sono stati smontati da settimane, almeno dal 4 maggio quando Massai dichiarò al Tirreno che non stavano smantellando l’impianto bensì facendo «della manutenzione»; e con la rimozione degli steccati, partiti alla volta di Follonica, la pista erbosa è stata subito resa inutilizzabile. Poi c’è quella in sabbia utilizzata per l’allenamento: «Sono mesi che su di essa non viene fatta alcuna manutenzione» scuotono il capo gli allenatori. «Eppure – non sfugge a Carniti – gli ippodromi drenano sovvenzioni pubbliche per la manutenzione delle piste, il cui quantum negli anni è diminuito, ma ammonta ancora a diverse centinaia di migliaia di euro». Come sono state impiegate quelle risorse? È ciò che si chiedono i cavallari. «L’impressione è – osserva Carniti – che tutto venga gestito con grande approssimazione. E in barba alle norme. Prenda la Sala Bilance: è stata smantellata per organizzarci corsi di formazione per ragazzini». Il riferimento è all’attività della start-up Futureseed che ha tolto le bilance dei fantini e ha allestito i locali con tavoli e sedie, iniziativa per la quale il consigliere comunaleAndrea Pieroni (lista Vivarelli Colonna Sindaco), ha sollecitato un’ispezione alla polizia municipale.

«Questa non è filantropia. I grossetani –

è l’appello di Carniti – non possono consentire che un secolo di storia, cultura e tradizione venga cancellato in poche settimane con un colpo di spugna. Che significa che all’ippodromo di Siena, che è un terzo del Casalone e si corre due volte l’anno, 80 box sono sempre occupati?».

Autore: Giovanna Mezzana

Fonte: Il Tirreno Edizione Grosseto